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Eroica Fenice

Clima impazzito: “il mondo sta per finire?”

Difficilmente qualche decennio fa si sarebbe potuto immaginare che Napoli potesse essere scenario di un clima tanto insolito: una tempesta d’acqua nei mesi primaverili solitamente caldi. Eppure, lunedì 16 giugno, la città è letteralmente andata in stand-by: traffico bloccato, uffici allagati, alberi spezzati dal vento e dalla grandine e persone costrette in casa; la situazione era questa, e no, non era il set di uno spettacolare film americano.

Ancora una volta, il chiunque si sia ritrovato sul suolo campano ha dovuto patire la pessima organizzazione della città e l’assoluta mancanza di mezzi per fronteggiare tempeste meno miti, come se ai vertici credessero sul serio al luogo comune di una Napoli sempre soleggiata.

Sono ormai anni che il clima italiano va mutando, anni che Napoli è scossa da stagioni sempre più particolari: gelo sino a marzo inoltrato ed estremo caldo sino a novembre. Dire che le mezze stagioni non esistono più non è un’affermazione retorica, oggi. Ciononostante, la nostra bella città continua a essere una sprovveduta: il sistema fognario non è in grado di garantire la sicurezza, tanto che le strade si sono tramutate ben presto in stagni, dove i mezzi di trasporto si sono arenati. Ovviamente, se il traffico è bloccato, lo è per tutti, e allora via al disservizio delle strutture pubbliche, con ospedali incapaci di garantire la fruizione dei servizi perché i medici, magari, sono bloccati nel traffico causato dalle intemperie.

Ma Napoli non è la sola culla di tale maldestra organizzazione, l’Italia intera lo è; persino nelle regioni settentrionali, dove notoriamente si è più esposti a tempeste e acquazzoni, la cronaca locale è costretta a riportare vere e proprie tragedie causate da città impreparate al carattere estremamente lunatico del clima.

Oggi, a circa un mese dal 16 giugno, il clima della penisola italiana è altrettanto ballerino: dopo settimane di sole, mare e tremendo caldo, ecco tornare il cattivo tempo. E non parliamo di sporadica pioggia o accenno di vento, quanto piuttosto di massicce tempeste, fiumi straripanti e allarmisti dovuti, ancora una volta, alla pessima organizzazione delle varie città; è possibile solo contare i danni e piangere su un latte che è stato ormai versato, e che viene versano ogni anno, direi.

Come sempre accade quando la natura spezza l’ordinario susseguirsi delle stagioni inventate dall’uomo, ecco che spuntano teorie fantasiose su imminenti catastrofi, fine del mondo e cataclismi affini. “Il mondo sta per finire?” è la domanda retorica, cui seguono risposte di ogni tipo, naturalmente. E intanto l’attenzione si sposta: dall’ovvia emergenza si passa a supposizioni su quanto tempo ancora l’uomo potrà resistere su questo pianeta. Che sia un’astuta trovata per distogliere un po’ l’attenzione dalla costante assenza di mezzi per arginare il problema climatico? Non possiamo dire questo con certezza, ma il dubbio è lecito.

Quali che siano le cause del clima letteralmente impazzito ha importanza, certo, ma intanto che gli esperti selezionano cause e concause – quasi tutte, tra l’altro, generate proprio da noi appartenenti al genere umano –, si spera che la penisola italiana presti maggiore attenzione al suo sistema fognario, a terreni edificabili o meno e a misure di emergenza e di soccorso efficienti. La natura è imprevedibile e molto spesso difficilmente fronteggiabile, ma talune situazioni possono essere prevenute, che gli strumenti dell’uomo, dunque, tentino di prestare a quelle l’attenzione.

-Clima impazzito: “il mondo sta per finire?”-

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