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Federica Ariemma alla ricerca del (MY)ANMAR

Federica Ariemma ha esposto al Palazzo delle Arti di Napoli gli scatti dal suo viaggio in Birmania, con la sua prima personale fotografica dal titolo (MY)ANMAR,  a cura di Chiara Reale.

Il Myanmar o come è più comunemente conosciuto con il nome di Birmania, è stato la meta di un viaggio delle fotografa Federica Ariemma, che l’ha vista interessata ad una realtà non solo diversa dalla nostra, quella alla quale più comunemente siamo abituati a vivere e conoscere, bensì estremamente in contrapposizione per gli atteggiamenti legati ai modi di interpretare il mondo.

Parlando con la fotografa si capisce quanto la possibilità di entrare in contatto con quei luoghi, con culture diverse, dia modo di comprendere le diversità del nostro pianeta.

Osservando le immagini  scattate da Federica Ariemma per (MY)ANMAR si ha la sensazione di sfogliare i suoi appunti di viaggio.

Le fotografie esposte non hanno esclusivo valore di reportage di viaggio, ma è possibile ritrovare negli scatti la necessità di andare verso una cultura molto distante da quella occidentale per riuscire ad arricchire la consapevolezza che in ognuno di noi è possibile trovare il bello.

Il (MY)MAR di Federica è stato un viaggio scandito da quattro tappe: da Mandalay,  la capitale culturale e religiosa del paese a Bagan, per poi dirigersi verso il lago Ille, dove la fotografa ha ritratto un vero e proprio villaggio su palafitte, e nella vecchia capitale Yangon.

Gli scatti in queste quattro tappe richiamano il profondo senso di spiritualità, sembra a volte come se potessimo osservare quei cieli in movimento, riuscire spesso a sentire il profumo degli aromi bruciati nel tempio e magari, con più attenzione, i suoni di quelle zone subtropicali.

(MY)MAR è un circuito di 41 fortografie che porta il fruitore a calarsi nel clima di pace e serenità che tanto deve aver avvolto Federica Ariemma.

Chiedendole se ha un legame più profondo con qualche scatto rispetto che ad altri, Federica ha mostrato un ritratto di un’anziana monaca buddista.

Questo ritratto è diverso dagli altri, è l’unica posa “classica”: gli altri sono delle istantanee che ritraggono i soggetti in particolari azioni. La monaca stava chinata, e nel momento in cui stava rialzandosi, l’ho aiutata e lei con molta naturalezza mi ha donato un sorriso seguito da un abbraccio. Le ho poi chiesto di essere fotografata. Guarda, ha la tunica colorata diversamente dai monaci che solitamente vediamo con le loro stole bordeaux. Ho capito vivendo a contatto con quella cultura che i doni al Buddha possono essere definiti in base alla disponibilità, e consistenti anche di un bicchiere d’acqua.

È risaputo che il bello di un viaggio è l’inaspettato. È possibile progettare, ma è un percorso durante il quale si vivono esperienze diverse da quelle che si erano immaginati seduti alla propria scrivania davanti al PC per riuscire a ritrovare le immagini delle tappe che si vorranno affrontare.

Con (MY)ANMAR Federica Ariemma ci regala il suo punto di vista riuscendo ad esternare la voglia di vedere rinascere ciò che di vivo ci è rimasto.

 

 

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