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Eroica Fenice

Giacomo Leopardi alla Biblioteca Nazionale di Napoli

«Il nostro Leopardi»: tre lettere autografe alla Biblioteca Nazionale di Napoli

«Firenze 06 Agosto 1827

Caro Puccinotti

Sono qui da circa due mesi, e qui da Bologna ricevo la tua carissima de’ 29 di Luglio. Tu mi hai a perdonare il mio lungo silenzio, perch’io pochissimo posso scrivere, travagliato come sono da un’estrema debolezza (o comunque io la debba chiamare) de’ nervi degli occhi e della testa, la quale mi obbliga ad un ozio più tristo assai della morte. Certo è che un morto passa la sua giornata meglio di me.»

L’incipit della lettera di Giacomo Leopardi è un’istantanea della vita allora condotta dal grande poeta, che si racconta apertamente al caro amico Francesco Puccinotti, docente di Patologia e Medicina Legale a Macerata. Corrispondente forse tra i meno noti del genio di Recanati, il professore marchigiano è il destinatario delle tre nuove lettere autografe acquisite dalla Biblioteca Nazionale di Napoli e presentate “alla comunità scientifica e alla città” nella splendida cornice della Sala Rari a mezzogiorno di un particolarmente afoso martedì 31 Luglio.

Tre epistole di Giacomo Leopardi all’asta

Appena sette settimane prima, martedì 12 giugno, la Casa d’Aste romana “Minerva Auctions” mette all’asta le tre epistole dall’inestimabile valore, poste e proposte sul mercato per iniziativa privata. La Biblioteca Nazionale partenopea le intercetta, il Fondo Leopardi le reclama. Viene chiesto seduta stante l’immediato annullamento della seduta già calendarizzata. Questo ed altri aneddoti vengono svelati dalle tre voci invitate per narrare la storia di questa preziosissima acquisizione: il direttore della Biblioteca Nazionale, Francesco Mercurio, la direttrice generale, Paola Passarelli, ed il Ministro dei Beni Culturali Alberto Bonisoli. Voci che tradiscono emozioni.

«Sono particolarmente orgoglioso del fatto che uno dei primi atti di cui sono stato testimone nell’esercizio delle mie funzioni sia stata quest’acquisizione. Prima di tutto per un legame affettivo che ho con Leopardi sin dai tempi della scuola. Poi perché ogni testimonianza può essere importante e decisiva per arricchire di particolari la sua biografia. In Leopardi vita e opere sono strettamente legate. Abbiamo deciso che queste lettere fossero custodite dalla Biblioteca Nazionale di Napoli perché qui è già depositato oltre l’80% del patrimonio del Poeta», rimarca il Ministro, che si sofferma sul significato e la funzione che una biblioteca degna di questo nome deve ricoprire. Per farlo, appronta un confronto efficace a partire dalla parola “ricerca”: nel caso specifico, avendo – il caso stesso – luogo in una biblioteca, una ricerca “bibliografica”. Dinanzi a quel gigante che è internet, in termini di rapidità e prestazioni, solo gli appassionati irriducibili preferiscono ancora il profumo della carta di una volta e lo spulciare e verificare titoli e autori da un cassettino impolverato da tirare a mano. Di recente, a Cremona, all’Archivio di Stato, è soltanto così, però, che uno studioso americano ha trovato un tesoro in un faldone dimenticato: il testamento di Stradivari, disperso e irrintracciabile da tempo non datato.

Un fondo interamente dedicato al poeta

Il Fondo dedicato a Giacomo Leopardi, all’interno della Biblioteca partenopea, ne rappresenta il fiore all’occhiello: oltre alla documentazione autografa della maggior parte dei Canti (tra cui Alla luna, L’Infinito, Ultimo canto di Saffo, A Silvia, Le ricordanze, Il sabato del villaggio, il Canto notturno del pastore errante dell’Asia) e delle Operette morali, esso custodisce i manoscritti d’autore del Saggio sopra gli errori popolari degli antichi (1815), del Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica (1818), del Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’Italiani (1824), dei Pensieri (1831-1835) e, in primo luogo, le 4526 pagine dello Zibaldone (1817-1832), ora raccolte in sei volumi rilegati in pergamena chiara, uno dei quali presente per l’occasione, sotto una teca di vetro, in esposizione.

La sezione dedicata alla corrispondenza costituisce una parte rilevante del Fondo sia per la sua consistenza che per il notevole contributo offerto dalle testimonianze epistolari allo studio e alla datazione della produzione leopardiana in versi e in prosa. Il nucleo più corposo è costituito da 575 lettere inviate da parenti, amici ed estimatori a Giacomo Leopardi, che le conservava presso di sé al pari delle carte di lavoro. Il gruppo di lavoro autografe ammonta a 62 unità ed è il frutto di una lunga ricerca avviata circa un secolo fa dalla commissione ministeriale presieduta da Giosuè Carducci e tuttora in corso d’opera.

«Il ‘Nostro’ Leopardi» alla Biblioteca nazionale di Napoli

Il testo delle tre lettere a Puccinotti era già presente nelle edizioni a stampa dell’Epistolario, basate su copie di mano del fratello Pierfrancesco conservate in Casa Leopardi. «Ma oggi abbiamo rintracciato gli originali», dichiara entusiasta la Passarelli, che esalta l’attività perennemente vigile nel continuare la ricerca delle ulteriori corrispondenze autografe del Poeta ancora presenti sul mercato antiquario. Giacomo Leopardi giunse a Napoli il 2/10/1833 e vi rimase sino alla morte, il 14/06/1837. Nella lettera redatta a Firenze nell’agosto del ’27, è già la morte che egli – tra le sue stesse righe – rende presente, benché non potesse ancora immaginare Napoli come luogo destinato a vederlo vivere, né morire. Non poteva prevedere, quel giovane favoloso, che sarebbe stata la Biblioteca di Napoli a custodirne i manoscritti e a preservarne la memoria, scovandone ed impedendone i traffici più o meno illeciti, sottotraccia. Chissà come avrebbe reagito al sentire le voci tremanti delle tre autorità presenti asserire sincere, orgogliose, emozionate: «Il ‘Nostro’ Leopardi».

«Caro Puccinotti, io ti voglio pur bene; avrei pur caro di vederti qui meco. Sono stanco della vita, stanco della indifferenza filosofica, ch’è il solo rimedio de’ mali e della noia, ma che in fine annoia essa medesima. Non ho altri disegni, altre speranze che di morire. Veramente non metteva conto il pigliarsi tante fatiche per questo fine. Starò qui fino a mezzo Ottobre; poi sono incerto se andrò a Pisa o se a Roma. Ma se mi sentirò male assai, verrò a Recanati, volendo morire in mezzo ai miei. Voglimi bene, e conservami nella tua memoria.

Il tuo Leopardi»

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