Qualche settimana fa al Saturday Night Live, Harry Styles durante il suo monologo ha voluto rispondere a tutti coloro che l’hanno etichettato “queerbaiter”, ma cosa vuol dire? E perché parlare di queerbaiting è ancora importante nel 2026?
Differenze tra queerbaiting e rainbow washing
| Termine | Definizione | Ambito di applicazione |
|---|---|---|
| Queerbaiting | Strategia di marketing che “adesca” il pubblico queer suggerendo una rappresentazione LGBT+ senza mai offrirla realmente. | Prodotti culturali (film, libri, serie tv) e comunicazione di personaggi pubblici. |
| Rainbow washing | Tendenza dei brand a utilizzare i colori della bandiera arcobaleno solo in occasioni specifiche (come il Pride Month) per fini commerciali. | Marketing aziendale, sponsorizzazioni stagionali e piani editoriali temporanei. |
Indice dei contenuti
Che cos’è il queerbaiting?
“Queerbaiting” è un termine anglofono che nell’ultimo decennio si è sempre più diffuso per descrivere una strategia ambigua nei confronti della comunità LGBT+. Per lo più si tratta di un modo di relazionarsi alla comunità queer del mondo del marketing nella sua generalità, dalla comunicazione brandizzata a quella per la promozione di prodotti culturali.
Il queerbaiting prevede l’adescamento (dall’inglese “to bait”, adescare, attirare) dei membri della comunità presentando e facendo credere loro di trovare nel prodotto commercializzato una rappresentazione queer senza però effettivamente offrirla. Gli esempi più comuni e più noti sono esempi che riguardano film, libri e serie tv ma, l’uso della comunità queer per avere un riscontro positivo nel mercato è entrato a far parte anche dei brand, tant’è che molti durante il mese di giugno, considerato “Pride Month” in ricordo dei moti di Stonewall del 1969, decidono di partecipare come sponsor ai Pride organizzati nelle città e inseriscono nel piano editoriale contenuti che tengono conto anche della minoranza LGBT+. La tendenza dei brand a “colorarsi” dei colori della bandiera arcobaleno, simbolo della totalità della comunità queer, in determinate occasioni prende il nome di “rainbow washing”

Perché il queerbaiting è negativo?
La comunità LGBT+ ha bisogno di rappresentazione e di riconoscimento da parte della collettività, ma il modo in cui questo viene fatto deve di fatto tradursi in un sostegno sistemico e autentico e non per interessi personali. E qui risiede il nodo della questione: il supporto ad una comunità minoritaria e sempre più presa di mira non solo dalle persone comuni ma anche dalla politica, non può essere momentaneo, altalenante e guidato da interessi esterni (spesso economici). La rappresentazione di coppie omosessuali, per esempio, all’interno di campagne pubblicitarie ha senso solo se l’azienda crede veramente ai valori che sta rappresentando, e non solo per ottenere consensi economici.
Ma Harry Styles in tutto questo cosa c’entra?
La figura di Harry Styles è sempre stata al centro del dibattito riguardante la sessualità. Già a partire dai primi anni di carriera con i One Direction, il cantante e il collega Louis Tomlinson sono stati additati dal grande pubblico e dai media come appartenenti alla comunità LGBT+ in quanto coppia, tanto che molti pensano che i due stiano ancora in una relazione e, soprattutto, si siano sposati in segreto qualche anno fa. Dai due, tuttavia, non è mai stato confermato niente e il discorso è sempre stato evitato. Che questo sia una tacita ammissione, non possiamo dirlo.
Dal 2011, comunque, agli occhi del pubblico sia Harry che Louis hanno avuto solo relazioni eterosessuali, e il secondo è diventato padre nel 2016.
Il cantante di Holmes Chapel, sia durante la carriera con la band che durante la sua carriera da solista si è spesso esposto per i diritti della comunità queer, appoggiando campagne di sensibilizzazione e finanziandole. Il suo ultimo tour, Love on Tour, è stato un tour all’insegna dell’amore libero e l’ha visto molte volte esibire bandiere arcobaleno.
Tuttavia, sono molte le persone che lo accusano di queerbaiting e non solo per il modo in cui la sua musica viene commercializzata e diffusa, ma anche per il modo evasivo in cui al di fuori della bolla del marketing musicale l’argomento viene trattato.

Cosa è successo al Saturday Night Live?
Dopo più di quindici anni di carriera, Harry Styles ha scelto il palco del Saturday Night Live per rispondere alle critiche, in occasione del lancio del suo nuovo album Kiss all the time. Disco Occasionally, uscito lo scorso 6 marzo. Il discorso durante il tradizionale monologo si è concluso con un bacio tra il cantante e un membro del cast del night show, gesto che ha drasticamente diviso l’opinione pubblica: se da una parte è stato visto come un atto di liberazione e libertà, dall’altra c’è chi pensa sia solamente un’azione calcolata e poco rappresentativa.
Di fatto baciare un attore, pagato per baciarti, davanti a un pubblico e alle telecamere in un programma le cui fondamenta si basano sulla satira, la presa in giro e l’ironia e senza dare una vera e propria spiegazione non chiarisce nulla sull’identità del cantante ma ne accresce solo la confusione. Ed è questa l’essenza del queerbaiting: offrire una performance queer senza comprenderne e interessarsi del peso politico e sociale che può avere.
Queerbaiting o non queerbaiting?
Nel 2026 pensiamo non sia più necessario esprimere la propria sessualità etichettandosi, ma allo stesso tempo è necessario che ci sia chiarezza tra un artista, un brand, una campagna di marketing e il pubblico di riferimento. Nel caso di Harry Styles, imputato al tavolo del coming out dal lontano 2010, l’accusa di queerbaiting cammina a braccetto con le aspettative dei fan di una possibile svolta queer del cantante. Forse oltre all’eliminazione del queerbaiting e del rainbow washing, è necessaria un’eliminazione della presunzione di sapere e voler sapere a tutti i costi i dettagli delle vite altrui così da non obbligare a cadere in quella trappola che sono le accuse di adescamento del pubblico queer.
Fonte immagini: Wikimedia – (doctorho)

