Era il 15 aprile del 2016 quando nelle sale cinematografiche statunitensi debuttò il film Il libro della giungla (The Jungle Book), diretto da Jon Favreau e sceneggiato da Justin Marks, remake del celebre classico d’animazione di Wolfgang Reitherman e Walt Disney del 1967. Entrambe le opere cinematografiche sono basate sui personaggi creati dallo scrittore inglese Rudyard Kipling, autore anche dei romanzi Capitani coraggiosi (Captains Courageous, 1897) e Kim (1901), nonché della poesia Il fardello dell’uomo bianco (The White Man’s Burden, 1899), de Il libro della giungla (The Jungle Book) e de Il secondo libro della giungla (The Second Jungle Book), pubblicati tra il 1894 e il 1895.
Il giovanissimo Neel Sethi interpretò il “cucciolo d’uomo” Mowgli; per quanto riguarda invece il cast dei doppiatori originali, abbiamo Ben Kingsley come voce della pantera nera Bagheera, Bill Murray per l’orso Baloo, Idris Elba per la tigre Shere Khan, Giancarlo Esposito per il capobranco dei lupi Akela, Lupita Nyong’o per la lupa Raksha, Scarlett Johansson per il pitone Kaa e Christopher Walken per il gigantopiteco, un lontano parente preistorico dell’orango, Re Luigi. Nell’edizione italiana le voci dei rispettivi comprimari e antagonisti sono state affidate a Toni Servillo, Neri Marcorè, Alessandro Rossi, Luca Biagini, Violante Placido, Giovanna Mezzogiorno e Giancarlo Magalli.
Indice dei contenuti
- La storia degli adattamenti cinematografici e televisivi delle vicende di Mowgli
- La sfida dell’adattamento cinematografico dell’opera di Rudyard Kipling
- Il personaggio di Mowgli e la ricerca del proprio posto nel mondo
- Favreau e la Disney contro Serkis e la Warner Bros
- Quali sono le differenze narrative fra la versione del 1967 e il remake del 2016?
- Il libro della giungla di Favreau resta un caso unico eccezionale
La storia degli adattamenti cinematografici e televisivi delle vicende di Mowgli
Il libro della giungla di Jon Favreau, arrivato nelle sale statunitensi il 15 aprile del 2016, è il quinto adattamento delle celebri antologie di racconti di Kipling da parte della Disney; infatti, tra il classico del 1967 e il remake distribuito il 15 aprile 2016 c’era stato un ulteriore rifacimento diretto da Stephen Sommers nel 1994, dal titolo Mowgli – Il libro della giungla (The Jungle Book), con Jason Scott Lee nei panni del protagonista, e un altro film direct-to-video, Mowgli e il libro della giungla (The Jungle Book: Mowgli’s Story, 1998) e anche il seguito del film d’animazione, ovvero Il libro della giungla 2 (The Jungle Book 2, 2003) di Steve Trenbirth.
A ciò dobbiamo aggiungere anche ulteriori adattamenti: Il libro della giungla (The Jungle Book, 1942) di Zoltan Korda, il film d’animazione sovietico Maugli (1973) di Roman Davydov e Mowgli – Il figlio della giungla (Mowgli: Legend of the Jungle, 2018) di Andy Serkis, prodotto dalla Warner Bros e distribuito da Netflix, così come le serie animate della Disney Cuccioli della giungla (Jungle Cubs) e TaleSpin, nonché la serie anime della Nippon Animation Il libro della giungla (Janguru Bukku Shōnen Mōguri).
| Principali adattamenti de Il libro della giungla | Anno e Regista |
|---|---|
| Il libro della giungla (Animazione Disney) | 1967 – Wolfgang Reitherman |
| Mowgli – Il libro della giungla (Live-action) | 1994 – Stephen Sommers |
| Il libro della giungla (Remake Disney) | 2016 – Jon Favreau |
| Mowgli – Il figlio della giungla (Warner/Netflix) | 2018 – Andy Serkis |
La sfida dell’adattamento cinematografico dell’opera di Rudyard Kipling: il problema dell’antologia di racconti
Il remake di Favreau è oggetto di indagine da parte dello studioso Harry Oulton, il quale, nel saggio The Jungle Book Is Not a Book. Adaptation, Intertextuality, and the Hegemonic Text (2022), pubblicato sulla rivista Adaptation, analizza il classico d’animazione del 1967 e il remake del 2016 assieme al Mowgli di Serkis e alla serie anime.
Secondo la tesi di Oulton, le storie di Mowgli contenute nell’antologia di Kipling non somigliano a quelle di una saga come quella di Harry Potter, dove c’è l’evoluzione del protagonista romanzo dopo romanzo; piuttosto, sono più vicine al modello di James Bond e di Indiana Jones, ovvero di storie autoconclusive e apprezzabili anche senza seguire l’ordine cronologico di lettura. Le vicende di Mowgli e degli altri comprimari si sono sempre scontrate con gli adattamenti cinematografici, poiché l’opera di Kipling presenta una struttura “episodica” che mal si adatta al modello di una storia completa in tre atti tipica del cinema.
Il personaggio di Mowgli e la ricerca del proprio posto nel mondo
Per esempio, seguendo la tesi di Oulton, nel Libro della giungla del 1967, il regista Reitherman e il produttore Disney optarono per creare un racconto di formazione concentrandosi sul personaggio di Mowgli; infatti, il cucciolo d’uomo deve trovare il suo “vero posto nel mondo”, di conseguenza è costretto ad abbandonare la giungla a causa di Shere Khan per giungere al villaggio umano sotto la guida di Bagheera.
Secondo il parere di Oulton, la giungla del film Disney ci appare come un vero e proprio Eden, in cui Mowgli vive assieme ai lupi di Akela. La situazione di un incipit pacifico per poi arrivare a un tragico evento che sconvolge l’ordine iniziale assomiglia a quella di un altro capolavoro della medesima casa di produzione: Il Re Leone (The Lion King, 1994), anch’esso riadattato da Favreau nel 2019.
L’autore del saggio paragona Simba e Mowgli al principe Hal della tragedia Enrico IV, Parte II (Henry IV, Part II, 1598) di William Shakespeare: un giovane che vive in maniera edonistica, poi costretto a una resa dei conti con la realtà e sulla sua natura, mentre il Baloo della Disney somiglierebbe al personaggio di Falstaff, il quale ama la baldoria e frequentare le taverne. Il tema dell’identità e del proprio posto nel mondo è espresso anche nella conclusione quando, mentre Mowgli incontra una fanciulla indiana al fiume, Bagheera si rivolge a Baloo spiegando che il bambino ha finalmente trovato la sua casa.
Favreau e la Disney contro Serkis e la Warner Bros: quando gli studios hollywoodiani si confrontano con l’opera di Kipling
Il film di Favreau arrivò al cinema quasi mezzo secolo dopo l’originale d’animazione, in un contesto totalmente diverso. Dopo il successo al box-office di Alice in Wonderland di Tim Burton nel 2010, considerato un rifacimento di Alice nel Paese delle Meraviglie (1951), i Walt Disney Studios decisero di investire nella realizzazione di remake di celebri classici oppure in rivisitazioni di questi ultimi. Infatti, dopo il film di Burton seguirono Maleficent (2014) di Robert Stromberg, rivisitazione de La bella addormentata nel bosco (Sleeping Beauty, 1959), e Cenerentola (Cinderella, 2015) di Kenneth Branagh.
La stessa Disney annunciò nel 2012 un rifacimento del Libro della giungla, contemporaneamente al progetto della rivale Warner Bros con la regia di Andy Serkis. D’altronde, Mowgli – Il figlio della giungla sarebbe dovuto arrivare al cinema nell’ottobre del 2016, per poi essere posticipato prima al 2017 e poi al 2018, e in conclusione arrivò su Netflix nel dicembre del 2018.
Mentre la Disney scelse un cast di doppiatori per gli animali della giungla, Serkis preferì applicare la tecnica del motion-capture, già utilizzata per il Gollum nel Signore degli Anelli e per King Kong, affidando a se stesso la parte di Baloo, quella di Bagheera a Christian Bale, quella di Shere Khan a Benedict Cumberbatch, quella di Akela a Peter Mullan, quella di Raksha a Naomie Harris, quella di Kaa a Cate Blanchett e quella della iena Tabaqui a Tom Hollander. Serkis ci presenta una giungla oscura e feroce in cui Shere Khan domina come tiranno; invece, l’intento di Favreau è quella di omaggiare il classico Disney pur essendo consapevole che il pubblico era mutato rispetto a quello degli anni Sessanta.
Quali sono le differenze narrative fra la versione di Reitherman-Disney e quella del rifacimento del 2016?
Oulton sottolinea che il film d’animazione del 1967 inizia con il ritrovamento di Mowgli in una cesta sulle sponde del fiume fra i canneti, una scena simile al ritrovamento di Mosè da parte della figlia del faraone; invece, nella pellicola che debuttò il 15 aprile 2016, le prime sequenze ci portano in una lussureggiante giungla indiana ed è la voce di Bagheera a raccontarci la storia, per poi passare all’azione. Mowgli è braccato da Bagheera che lo insegue fra le piante.
L’autore del saggio afferma che il rifacimento di Favreau è influenzato dalla massiccia importanza dei mercati internazionali e dall’uso dei videogiochi presso i giovani. La scena dell’inseguimento potrebbe strizzare l’occhio agli appassionati del gioco per smartphone Temple Run (2011), nel quale un archeologo deve sfuggire a mostruose scimmie; prediligere l’azione ai dialoghi è la prova dell’importanza di avere una pellicola accessibile a chiunque in tutto il mondo, riducendo la necessità di doppiaggio o sottotitoli.
Un altro ulteriore cambiamento, così come nel film della Warner Bros-Netflix, è il rapporto fra Mowgli e la giungla, dal momento che lo scontro fra l’uomo e la natura viene superato. Mowgli non è più un estraneo che deve ritrovare il suo posto, piuttosto mostra come sia possibile l’integrazione fra l’uomo e la giungla.
Nonostante l’arrivo di altri rifacimenti di classici Disney, Il libro della giungla di Favreau resta un caso unico eccezionale
Il libro della giungla di Favreau, arrivato nelle sale cinematografiche statunitensi il 15 aprile 2016, fu applaudito dalla critica e riscosse un notevole successo incassando, come riportato da Box Office Mojo, 966,550,600 dollari contro un budget di 175 milioni di dollari.
In seguito, la Disney continuò a investire in adattamenti o rivisitazioni dei propri classici per le sale cinematografiche o la piattaforma streaming Disney+; infatti seguirono Il drago invisibile (2016) di David Lowery, remake di Elliott il drago invisibile (Pete’s Dragon, 1977), La bella e la bestia (Beauty and the Beast, 2017) di Bill Condon, Ritorno al Bosco dei 100 Acri (Christopher Robin, 2018), ispirato al personaggio di Winnie the Pooh di A.A. Milne, Dumbo (2019) di Burton, Aladdin (2019) di Guy Ritchie e Il Re Leone dello stesso Favreau, Lilli e il vagabondo (Lady and the Tramp) di Charlie Bean, per poi arrivare a Mulan (2020) di Niki Caro, Crudelia (Cruella, 2021) di Craig Gillespie, Pinocchio (2022) di Robert Zemeckis, Peter Pan & Wendy (2023) del già citato Lowery, La sirenetta (The Little Mermaid, 2023) di Rob Marshall, Biancaneve (Snow White, 2025) di Marc Webb e Lilo & Stitch (2025) di Dean Fleisher Camp.
Nel caso del rifacimento delle avventure di Mowgli, il suo successo è dovuto al saper omaggiare un capolavoro dell’animazione ma anche al saper raccontare a un pubblico odierno la storia senza tempo di uno scrittore ottocentesco omaggiando sia la raccolta di racconti che il classico Disney del 1967.
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Fonte immagine di copertina: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:The_Jungle_Book_Logo.svg?uselang=it [Walt Disney Pictures] Immagine di pubblico dominio

