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Eroica Fenice

Il liceo classico sotto accusa

Il liceo classico è il primo a temere ogni volta che si parla di riforma della scuola italiana. Ciò accade perché, sottolinea qualcuno, la società è cambiata, il mondo del lavoro pure e, con sé, anche il tipo di formazione che un giovane italiano deve avere per potersi confrontare con un mondo globalizzato. Se ne torna a parlare ora che il governo Renzi, con la sua “Buona scuola” sembra intenzionato a rottamare anche uno dei simboli della cultura e della società italiana, anche se l’attacco in realtà non riguarda solo il liceo classico, ma tutta la struttura dell’istruzione superiore. Il 15 novembre scorso, a Torino, è stato messo in scena una sorta di processo contro il liceo classico, organizzato dalla Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo, dal Miur e da Il Mulino per parlare della scuola ma anche dei modi italiani di formare la classe dirigente.

Davanti al giudice, come in un qualsiasi processo, accusa e difesa hanno avuto un dibattimento senza esclusione di colpi. L’accusa era rappresentata da Andrea Ichino dell’European University Institute e la difesa da  Umberto Eco. Il processo che ha interessato il liceo classico si è concluso con un’assoluzione, in quanto “il fatto non sussiste”, ma, se l’imputato è stato assolto con formula piena, non mancano le critiche nei confronti del liceo più blasonato dell’istruzione italiana. La sentenza, pronunciata dal procuratore delle Repubblica di Torino, Armando Spataro, stabilisce che, anche se greco e latino hanno la loro utilità, il corso di studi deve essere rinnovato con una profonda riforma e soprattutto gli atteggiamenti di superiorità degli studenti che lo frequentano, nei confronti di chi studia altro, devono terminare. La domanda che ha aperto il processo era “Serve ancora studiare greco e latino ai tempi di Twitter?”.

Ichino ha aperto la sua arringa sostenendo che non solo il liceo classico non dà una preparazione migliore agli studenti che vogliono sostenere studi scientifici o a quelli che provano ad entrare in facoltà a numero chiuso, ma che per quelli che vogliono intraprendere studi umanistici dà una visione della realtà parziale. In risposta ad Ichino, difendendo gli studi classici, Eco ha proposto di eliminare gli studi scientifici. Il processo si è, quindi, focalizzato sul sostenere studi classici o scientifici con testimoni di prim’ordine come Stefano Marmi, Michele Boldrin chiamati a disquisire in favore degli studi scientifici e Luciano Canfora chiamato a parlare in favore degli studi classici. Il dibattito non sembra essersi concluso in quella sede, dal momento che anche molti ragazzi si sono sentiti chiamati in causa e hanno deciso di pronunciare le loro opinioni.

-Il liceo classico sotto accusa-

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