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Eroica Fenice

Ius Soli, cittadinanza sì o cittadinanza no?

Da settimane giace nelle stanze del Senato della Repubblica il disegno di legge riguardante lo Ius Soli, il diritto del suolo, ossia la possibilità di acquisire la cittadinanza del paese nel quale si nasce, nel nostro caso il Bel Paese nostrano, e lo Ius Culturae che ha gli stessi effetti di cui prima, ma che passa per il sistema d’istruzione nazionale.

Attualmente vige in Italia, con la legge 91/1992, lo Ius Sanguinis (diritto di sangue) che consente l’acquisizione della cittadinanza da parte del neonato solo attraverso il “sangue” di uno dei genitori che deve essere, appunto, italiano.

Con questa legge, il bambino per diventare cittadino italiano a tutti gli effetti deve attendere i diciotto anni e può fare domanda solo se fino al compimento della maggiore età è stato stabilmente ed ininterrottamente residente in Italia, fatto salvo un periodo di lontananza di sei mesi.

Il buco lasciato da questa legge è l’evidente mancanza di una “tutela” nei confronti dei nuovi nati, in quanto restano sprovvisti di cittadinanza per un lungo periodo (perdendone sia i diritti che i doveri) ed inoltre sono legati ai permessi di soggiorno dei genitori che sono soggetti a scadenza.

Del rinnovo di questa legge se ne discute dal lontano 2004, con continui rinvii, bocciature in Commissione e rimbalzi da una camera all’altra; fino al 13 Ottobre 2015 quando con 310 voti favorevoli la legge è stata approvata alla Camera dei Deputati; ma la vera bagarre è nel Senato dove la maggioranza di governo è risicata e dove l’astensionismo dei Cinque Stelle, già espresso alla Camera, equivale ad una votazione contraria.

È necessario sottolineare che ancora una volta il M5S si contraddice su di una tematica importante, in quanto nel vicino 2013 era proprio il partito capeggiato dal comico Grillo a volere una legge come questa e che aveva addirittura maglie più larghe.

Ma in cosa consiste precisamente lo Ius Soli?

Esistono due varianti del diritto del suolo, ossia lo Ius Soli Puro e lo Ius Soli Temperato: il primo è vigente nella quasi totalità degli stati americani, USA compresi; difatti il quattordicesimo emendamento della costituzione degli Stati Uniti prescrive che chiunque nasca sul territorio a stelle e strisce e sia soggetto alla sua giurisdizione — fatta eccezione, quindi, per il personale del corpo diplomatico ed eventuali truppe straniere d’occupazione — ne è automaticamente cittadino. Questo emendamento vige in funzione del secolare principio costituzionale del “no taxation without representation” (nessuna tassazione senza rappresentanza parlamentare) dimodoché ogni individuo, essendo americano di nascita, può essere soggetto a tassazione con i conseguenti obblighi e diritti.

Il secondo, invece, è quello presente in diversi stati europei come la Francia ed il Portogallo.

In Italia lo Ius Soli è già presente, ma viene applicato in circostanze straordinarie come nel caso in cui venga ritrovato in territorio italiano un neonato figlio di ignoti o quando si nasca in Italia da genitori apolidi ovvero che siano impossibilitati a trasmettere al figlio la propria cittadinanza.

Il Temperato, che è l’opzione scelta dal governo italico per riformare la legge, prevede sostanzialmente le stesse cose del sistema Puro ma con l’apposizione di determinate condizioni, che variano di paese in paese.

La querelle politica

Difatti, escluso il parere totalmente contrario della Lega Nord, la tricolore battaglia politica si tiene sulle condizioni da applicare: la legge presentata dal PD prevede che un bambino nato in Italia diventi automaticamente italiano se anche solo uno dei due genitori si trova legalmente in Italia da almeno 5 anni. Se, altrimenti, il genitore che si trova in possesso del permesso di soggiorno non proviene dall’UE, deve aderire ad altri tre parametri (contestuali a quello precedente, ndr) che consistono nell’avere un reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale, nel disporre di un alloggio che risponda ai requisiti di idoneità previsti dalla legge ed infine nel superare un test di conoscenza della lingua italiana.

Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia, in una recente intervista rilasciata ai telegiornali nazionali ha dichiarato che “Non siamo affatto contro l’integrazione, anzi da liberale e da cristiano la considero un valore positivo. Ma è giusto integrare chi si sente davvero italiano: chi ama l’Italia, il nostro modo di vivere, chi ama i nostri valori e adotta uno stile di vita compatibile con il nostro. Diventare italiani non può essere un riconoscimento automatico, bisogna meritarselo”, spostando così l’ago della bilancia sulle modalità di accesso alla cittadinanza, auspicando magari un severo test simile a quello che vige negli USA (per chi ovviamente non sia già nato su suolo americano, ndr).

Ius Soli et Ius Culturae

Queste modalità potrebbero passare attraverso un percorso scolastico, poiché grazie allo Ius Culturae (tutt’uno con lo Ius Soli proposto dal governo, ndr) potranno chiedere la cittadinanza italiana i minori stranieri nati in Italia o arrivati entro i 12 anni che abbiano frequentato le scuole italiane per almeno cinque anni e superato almeno un ciclo scolastico, ottenendo quindi la promozione finale. Mentre i ragazzi nati all’estero che però arrivano in Italia fra i 12 e i 18 anni potranno ottenere la cittadinanza dopo aver abitato in Italia per un periodo equivalente a sei anni ed avere superato con successo un ciclo scolastico.

Immigrazione e cittadinanza

È quindi in questo periodo pieno di disordini legati ai continui e cospicui sbarchi di immigrati sulle nostre coste che il tema della cittadinanza è all’ordine del giorno della nostra politica; è quando gli altri stati europei fanno letteralmente muro alle richieste d’aiuto dell’Italia che circa ottocentomila individui, meritevoli e non, intravedono una strada per l’acquisizione della cittadinanza tricolore; è quando il parlamento europeo, dopo un forte intervento del ministro Minniti, ci sborsa qualche milione nel tentativo di tappare un enorme buco causato dal menefreghismo, dalla negligenza e dall’indifferenza di quegli stati UE che non vogliono aderire ai loro doveri, ai loro obblighi di rispondere alle richieste di aiuto degli immigrati stranieri, che è in ballo il futuro di milioni di persone, milioni di italiani, milioni di cittadini, di clandestini, di richiedenti asilo e di chi sogna e soprattutto merita la cittadinanza italiana.

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