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Eroica Fenice

la foresta assassina

La foresta assassina, il nuovo romanzo di Sara Blaedel

La foresta assassina, edito da Fazi, riporta sulla scena del crimine l’investigatrice Louise Rick, alle prese con un nuovo caso. Con questo nuovo thriller, Sara Blaedel torna con una nuova avvincente avventura.

Lsa vicenda si colloca a poche settimane di distanza dagli eventi narrato ne ”Le bambine dimenticate“: Louise, tornata in ufficio dopo la permanenza in ospedale a causa dei traumi fisici subiti durante il suo ultimo caso, viene scelta per indagare sulla scomparsa del quattordicenne Sune, allontanatosi da casa il giorno del suo compleanno. Il ragazzo, cresciuto nella comunità neopagana di Hvalsø, quella notte avrebbe dovuto partecipare ai riti tradizionali che segnano il passaggio all’età adulta, giurando fedeltà alla confraternita. Ma qualcosa va storto nel bosco della Quercia Sacra, e di Sune non si hanno più tracce. Quello che inizialmente sembra un caso di facile risoluzione, metterà Louise di fronte ai fantasmi della sua giovinezza, vissuta proprio a Hvalsø. Si crea così un doppio filone narrativo, l’uno collocato nel presente, l’altro in un mistero lontano, il cui ricordo è ancora motivo di dolore per la protagonista.

La foresta assassina. I punti di forza del romanzo

Il secondo capitolo della saga di Louise Rick risulta ancora più incisivo e coinvolgente  del romanzo precedente. Sebbene in una fase iniziale al narrazione proceda un po’ più lenta, il ritmo aumenta man mano che si procede nella lettura. Nonostante l’incedere via via più spedito, tuttavia, la Blaedel riesce a far sì che il lettore riesca a godere anche delle pause nella narrazione, excursus descrittivi legati alle storie mitologiche e l trascorso emotivo dei personaggi. Anche ne La foresta assassina,infatti, troviamo una precisa caratterizzazione psicologica dei caratteri, non solo di quelli principali ma anche di quelli “secondari“. Soprattutto l’interiorità della protagonista, Louise, viene scandagliata nel profondo, facendo emergere sfaccettature impensate. Vediamo così che dietro la corazza dell’investigatrice, esiste una donna fragile, una madre amorevole, un’innamorata addolorata. Ciò che è stato l’ha resa ciò che è, e trovando il coraggio di andare a fondo e scavare nella melma riuscirà a ricomporre tutti i pezzi della sua anima.

La stessa attenzione viene posta anche nella costruzione dei personaggi di contorno, da Camille al macellaio, da Elinor al Bue. Oscillando tra passato e presente, tutti i fili vengono annodati magistralmente, contribuendo a delineare i due piani narrativi da cui il romanzo è costituito. A completare la complessa struttura architettonica de La foresta assassina, è l’inserimento di riferimenti alla mitologia pagana svedese, leitmoriv di tutto il romanzo. Quest’ultimo aspetto rende La foresta assassina un prodotto ancora più originale e accattivante, portando il lettore in contatto con una realtà lontana e folkloristicamente intrigante.

I carri percorrono la via dei morti

Questa frase, pronunciata in maniera quasi ossessiva dall’anziana Elinor, racchiude perfettamente l’atmosfera cupa e, allo stesso tempo, mistica, che permea l’intero romanzo. Ancora più che nel capitolo precedente, infatti, l’ambientazione è colonna portante della narrazione. Come nel libro precedente, ci troviamo nei boschi della Selandia, ma l’atmosfera generale non è quella apparentemente idilliaca de Le bambine dimenticate. In questo nuovo romanzo, infatti, Sara Blaedel costruisce ambientazioni a tinte fosche: la foresta fa paura, la foresta uccide. Ma sarà davvero così? E’ la foresta a pretendere sangue, o sono gli uomini che, dietro la maschera della religione, nascondono un animo impuro? È la foresta ad uccidere o sono gli uomini a farlo, violando la Grande Madre Terra? La Selandia de La foresta assassina è piena di spiriti e di dei che pretendono un sacrificio. Molto forte è il riferimento alla religione neopagana e ai riti ad essa connessi e, sebbene l’autrice tenda ad accentuare l’elemento telogico, mettendo in evidenza gli aspetti più cruenti di questa religiosità atavica, il quadro che viene dipinto è accattivante. Tanto che viene voglia di saperne di più su questo mondo fatto di credenze popolari, spiriti e dei antichi. Il neopaganesimo è il collante del romanzo, ciò che tiene insieme i vari personaggi e che crea una connessione tra presente e passato. Insieme ai carri, anche i lettori percorreranno la via dei morti e ciò che troveranno alla fine, li stupirà e li spiazzerà. E non vedranno l’ora di leggere di una nuova indagine di Louise Rick, la detective umana, fin troppo umana.