Revenge pornography: cos’è e come difendersi

Revenge porn: cos'è e come difendersi

Il revenge porn in sintesi:

  • Cos’è: La condivisione o diffusione pubblica di immagini o video intimi e sessualmente espliciti senza il consenso della persona ritratta.
  • La legge: In Italia è un reato penale (Art. 612-ter c.p. introdotto col Codice Rosso). Prevede la reclusione da 1 a 6 anni e multe da 5.000 a 15.000 euro.
  • Il trauma: Genera vissuti di profonda vergogna, ansia, depressione e isolamento sociale, paragonabili allo stress post-traumatico.
  • Cosa fare: Non cancellare le prove, denunciare alla Polizia Postale e richiedere l’oscuramento dei contenuti al Garante della Privacy.

Negli ultimi anni, la realtà in cui viviamo ci sta abituando a confrontarci con queste semplici e spaventose parole: violenza e revenge porn. Attribuiamo, in maniera quasi spontanea, la parola violenza ad aggressioni fisiche, inconsapevoli di quanto anche la violenza psicologica e quella indotta dalla tecnologia siano parte integrante delle nostre vite. Se da una parte l’uso diffuso dei social ha permesso di ridurre le distanze, dall’altra ha provocato la proliferazione di fenomeni distruttivi.

Il revenge porn, o “vendetta pornografica“, è la diffusione di materiale intimo (foto o video) su piattaforme online e app di messaggistica senza il consenso della persona ritratta, con lo scopo di umiliarla, ricattarla e diffamarla. Il fenomeno diventa ancora più pericoloso quando il carnefice condivide anche informazioni personali della vittima, come indirizzo o numero di telefono, rappresentando una grave minaccia per la sua sicurezza fisica e causando un profondo, talvolta irreparabile, danno psicologico.

Cos’è il revenge porn e le sue dinamiche

Comprendere cosa spinga una persona a condividere materiale intimo di un’altra è complesso, poiché non esiste alcuna ragione al mondo che possa giustificare un atto simile. Vendetta, ricatto, guadagno economico, o la semplice e crudele mancanza di empatia, spingono i carnefici a distruggere la vita di qualcun altro.

In realtà, l’espressione “vendetta” è spesso fuorviante: non serve che alla base ci sia una relazione finita male. Il materiale viene spesso rubato, estorto o diffuso per pura goliardia all’interno di gruppi chiusi (come su Telegram o WhatsApp). Questa pratica rientra nel più ampio e grave fenomeno della Pornografia Non Consensuale (NCP), una vera e propria violenza digitale che lede profondamente i rapporti familiari e lavorativi della persona coinvolta.

Il reato: cosa dice la legge italiana (Codice Rosso)

Fino a pochi anni fa, le punizioni esistenti erano frammentarie. In Italia, la pratica è stata riconosciuta specificamente come reato in seguito a tragici fatti di cronaca, culminando il 9 agosto del 2019 con l’approvazione della legge nota come Codice Rosso.

Questa normativa ha introdotto l’articolo 612-ter del Codice Penale, consultabile per intero sulla Gazzetta Ufficiale, che disciplina e punisce la “Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti”.

Fattispecie e normativa Sanzioni e conseguenze previste
La pena base Reclusione da 1 a 6 anni e una multa da 5.000 a 15.000 euro per chi realizza, sottrae o diffonde il materiale.
Chi inoltra il materiale Anche la semplice condivisione senza consenso di materiale ricevuto da terzi è punita con la stessa pena.
Aggravanti specifiche La pena aumenta se il reato è commesso dal coniuge (anche ex) o partner, e se la vittima è in stato di gravidanza o inferiorità psichico-fisica.

Le conseguenze psicologiche sulle vittime

Spesso, analizzando i casi di violenza e di revenge pornography, la società commette il grave errore di colpevolizzare la vittima (victim blaming). Vi è la tendenza a non considerare le reali conseguenze morali e fisiche, domandandosi “perché ha scattato quelle foto?” anziché condannare chi ha tradito la fiducia.

Gran parte delle vittime sviluppa sintomi da stress post-traumatico, profonda ansia, depressione e attacchi di panico. Il timore di essere perennemente oggetto di giudizio e la permanenza dei contenuti online generano un isolamento sociale estremo. Talvolta, le vittime diventano bersaglio di stalking da parte di sconosciuti, subiscono il licenziamento o sono costrette ad abbandonare la propria città per ricominciare a vivere.

I casi di cronaca in Italia

La cronaca del nostro Paese ha tristemente messo in luce la gravità e la trasversalità di questo reato.

Il caso di Tiziana Cantone

L’episodio che ha scosso profondamente l’opinione pubblica italiana e accelerato l’iter per la creazione di una legge ad hoc è stato il suicidio di Tiziana Cantone nel 2016. La gogna mediatica e la diffusione virale dei suoi video intimi l’hanno portata a compiere un gesto estremo, evidenziando come la condivisione di materiale privato sia un’arma letale.

Il caso Phica e l’industria per adulti

Un altro caso emblematico ha coinvolto “Phica“, una giovane creatrice di contenuti per adulti di Napoli. I suoi materiali, legalmente prodotti e venduti su piattaforme a pagamento, sono stati rubati e diffusi illegalmente su Telegram. Questo ha dimostrato come il reato colpisca duramente anche chi lavora nell’intrattenimento per adulti (OnlyFans, ecc.), violando il loro inalienabile diritto alla privacy e al controllo del proprio corpo e dei propri contenuti professionali.

Il gruppo Facebook “Mia moglie”

Un fenomeno sconcertante è stata la scoperta di gruppi social (come “Mia moglie” e affini), in cui migliaia di utenti condividevano foto intime non solo di ex partner, ma anche delle loro attuali compagne e mogli, scattate di nascosto. Questo dimostra una cultura dell’oggettificazione profondamente radicata, che si configura come un atto di sopraffazione collettiva.

Come prevenire e cosa fare se si è vittime

Oggi, paesi come Australia, Italia, Regno Unito, Canada e Giappone riconoscono e puniscono questo reato. Se sei vittima, ricorda la regola fondamentale: la colpa non è tua e la legge è dalla tua parte.

Azione immediata da compiere Perché è vitale farlo
Non cancellare alcuna prova Conserva gelosamente chat, minacce, screenshot e link. Sono elementi probatori essenziali per le indagini.
Contattare la Polizia Postale Le vittime hanno 6 mesi di tempo dalla scoperta per querelare. Puoi fare una prima segnalazione sul sito della Polizia di Stato.
Rivolgersi al Garante Privacy Il Garante ha una procedura d’urgenza per ordinare ai social media l’oscuramento dei contenuti, come spiegato sul sito ufficiale.

A livello di prevenzione, proteggi i tuoi dispositivi con l’autenticazione a due fattori e valuta sempre il livello di fiducia prima di inviare materiale sensibile (magari evitando di inquadrare il volto o tatuaggi riconoscibili). Jean de la Fontaine affermava: «Bisogna aiutarsi l’un l’altro, è legge di natura». Chiedere supporto a un centro antiviolenza e a uno psicologo è il primo coraggioso passo per riprendere in mano la propria vita e far valere i propri diritti.

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Fonte immagine di copertina: Pixabay / Freepik

Articolo aggiornato il: 4 Maggio 2026

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