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Eroica Fenice

Moni Ovadia

Moni Ovadia a Napoli per “Miseria Ladra”

“Questa è l’unica guerra santa che io conosco, quella contro la povertà”.

Moni Ovadia

La povertà affligge, abbruttisce, appiattisce, disgrega. La povertà è una piaga che non può più essere tollerata perché anti-sociale, anti-etica, anti-democratica. Libera e il Gruppo Abele hanno fatto del contrasto alla povertà l’oggetto della loro lotta assieme agli artisti napoletani della Domus Ars, centro culturale pulsante nel cuore di Napoli. Qui, lunedì 25 gennaio,  è stata presentata la campagna “Miseria Ladra”, forse una delle iniziative più forti dell’ultimo periodo sul territorio nazionale. Un’iniziativa così importante, non poteva che richiedere un testimonial che, dell’arte, della cultura e dell’impegno, ne ha fatto un modus vivendi: Moni Ovadia. Grande attore, artista, interprete musicale, oratore e intrattenitore di origine ebraico-sefardita, non ha mai smesso di sperimentare, di essere artista ma anche “impegnato”. Alla luce della crisi economica che ha registrato i dati più neri degli ultimi decenni, Libera e le associazioni che hanno promosso Miseria Ladra si propongono di creare opportunità e alternative che non siano solo “contro”, ma che si costruiscano su proposte, sull’attivismo e l’azione.

Perché combattere la miseria ? E Con quali mezzi?

Napoli, come ha detto Moni Ovadia, è un’iperbole, una città che è “troppo”, troppo bella, ma anche amara. Rosario Stornaiuolo, presidente della Federconsumatori illustra dati allarmanti: più di 3000 senzatetto affollano le strade della città, la sanità è disastrosa, la mobilità e i trasporti non funzionano, la povertà diffusa aumenta di giorno in giorno e le Università, che hanno rappresentato un’eccellenza partenopea, rischiano di chiudere entro i prossimi 15 anni. Eppure, come osserva Moni Ovadia, i soldi non mancano in un paese in cui la corruzione, i clientelismi e le mafie sono all’ordine del giorno. Il lavoro che svolge Libera, l’impegno di altre realtà che ogni giorno combattono le ingiustizie sociali, la dedizione e l’amore con cui Don Ciotti porta avanti le sue battaglie,  sono forze incommensurabili, e rappresentano un movimento di lotta costante. Bisogna quindi sostenerli, creare reti e connessioni di voci per stare uniti, per capire che contrastare la povertà e la corruzione non è un’utopia. Coloro che hanno un ruolo fondamentale in questo compito sono proprio gli artisti, quelli di ogni tempo, che hanno fatto e continuano a fare di Napoli una città forte e solidale.

Moni Ovadia parla con sguardo diretto e vivace. Racconta del suo impegno sociale, dell’attivismo politico, delle delusioni amare e della “partitica”, che poco ha a che fare con quell’attività nobile che è la politica e che oggi è asservita ai grandi potentati finanziari. Ma la rassegnazione, quella mai. La rassegnazione, dice Ovadia, apre la porta ai regimi, demolisce la potenza di un popolo e dei cittadini. Che fare allora per realizzare concretamente la giustizia sociale, la vera democrazia? Bisogna iniziare a cambiare il Paese dal basso, lo fa Libera, che si batte concretamente ogni giorno e lo fa senza la luce dei riflettori, lo fanno le associazioni e i movimenti che impegnano tutte le loro forze nella solidarietà.

L’arte e la cultura come strumenti di lotta secondo Moni Ovadia

“Ma che cos’è allora fare arte? Che cos’è fare cultura?” La cultura è impegno, e l’impegno è il nutrimento dell’uomo felice che lotta. La cultura, continua Ovadia, “serve a ritrovare ciò che siamo”. Gli strumenti per combattere, per vincere la povertà, quelli ci sono. “Dobbiamo salvare l’Occidente” che, per altro, ricorda l’intellettuale del “vagabondaggio reale e culturale” del popolo ebraico, è anche Oriente. Ovadia ancora non dimentica di esprimere la sua posizione forte a sostegno della Palestina, contro i conflitti etnici e le guerre in nome della religione, che toccano nel profondo le sue radici. Integrazione, accoglienza, disponibilità e unione sono le uniche vie da seguire. Giuseppe De Marzo, responsabile nazionale di Miseria Ladra, invita a mettere mano alla bellezza, a contrastare la povertà culturale ed economica dicendo “no, non ci sto!” esorta a non lasciare che le mafie si alimentino della crisi e dell’incertezza del presente.

La rete solidale di associazioni come Libera e Abele, l’impegno di chi fa arte e cultura, rappresentano la vera anima di un Paese diverso che è possibile e che, dal possibile, raccoglie possibilità. Già vari parlamentari e senatori sono stati coinvolti nella campagna Miseria Ladra, ma occorre che i sindaci di tutte le città si facciano portavoce di questo obiettivo comune perché da Napoli, dalla Campania, si arrivi a contagiare l’Italia intera. “Venire per servire, e non per essere serviti”, come diceva un certo Gesù e come piace ricordare a Moni Ovadia. Alla fine della serata, la sala della Domus Ars gremita di persone, sembra quasi avere assorbito un’energia nuova, forse un’impressione di ottimismo. Prossimamente, Moni Ovadia sarà di nuovo a Napoli con un suo spettacolo che servirà a raccogliere fondi per la campagna. Il suo impegno, ancora una volta, è in prima linea, così come il suo umorismo. I suoi settant’anni, vissuti con grande serenità e allegria, gli fanno vivere una particolare contraddizione, o magari un’illuminazione che suona come un invito all’impegno: ” A settant’anni non ho fretta e non ho tempo… per le cazzate!”.