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Eroica Fenice

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Nirbhaya Jyoti: gli stupri in India

Si sa, le battaglie più atroci si combattono sul corpo delle donne.

Ed in questo caso, di una donna vogliamo parlare: Nirbhaya Jyoti. Per molti magari un nome sconosciuto, per altri invece un nome tristemente noto. Nirbhaya Jyoti è, o meglio era, una ragazza di origine indiana che da grande voleva fare il medico e che lo voleva così tanto al punto da chiedere ai genitori di usare i soldi della dote per pagarle gli studi. In India, dove ogni 21 minuti una donna è stuprata, far studiare le figlie femmine destinate solo a fare le mogli, non è cosa comune. Eppure, i genitori di Nirbhaya avevano creduto in lei al punto da andare controcorrente e appoggiare la sua insolita decisione. Ma la scelta coraggiosa, la tenacia dimostrata da questa piccola grande donna è finita per costarle la vita: la notte del 16 dicembre del 2012 Nirbhaya non è mai tornata a casa, stuprata e ridotta a brandelli da un gruppo di sei persone, a bordo di un autobus in corsa diretto a New Delhi. Quella sera Jyoti era andata al cinema con un amico per prendersi una pausa dopo mesi sui libri e a lavorare in un call center per pagarsi gli studi.

Nirbhaya Jyoti, una morte eroica

Alla morte di Nirbhaya seguirono numerose manifestazioni di protesta che denunciavano la condizione di subalternità delle donne nel Paese, le condizioni in cui vengono trattate; le statistiche riportano che ben il 70% delle donne è vittima di violenze domestiche. È stata la regista Leslee Udwin, nel suo documentario “India’s daughter”, a narrare le vicende che accaddero e ad intervistare i diretti protagonisti del fatto. All’inizio del documentario, i genitori di Nirbhaya raccontano che la nascita di una figlia in India, non viene accolta con la stessa gioia riservata a quella di un figlio maschio. È difficile essere donne in India, molto più che in altre parti del mondo, e gli stupri (come in ogni società) sono solo la punta dell’iceberg che rivelano il modo in cui la figura della donna viene considerata. Il documentario da spazio anche a quegli uomini che la violenza l’hanno commessa e la cosa più agghiacciante è che quegli stessi uomini, compreso il loro avvocato, sostengono apertamente che la colpa sia del fatto che le “ragazze indiane di oggi” hanno assorbito i modelli di vita occidentali, pensando di “poter fare quello che vogliono” e abbandonando lo stile di vita tradizionale. La cosa più sconvolgente è quando Mukesh Singh, uno degli stupratori, intervistato nel carcere di massima sicurezza di Tihar dove sconta una condanna a morte in primo grado, dice che se Nirbhaya Jyoti non avesse reagito, cercando di difendersi dai suoi assalitori, gli uomini si sarebbero “accontentati” di stuprarla e non ci sarebbe stato alcun bisogno di massacrarla di botte. E prosegue affermando, con aria quasi candida, che «alle ragazze si addicono i lavori domestici, non il girovagare per discoteche e bar facendo cose sbagliate. Le brave ragazze non escono la sera». Gli fa eco l’avvocato difensore: «che cosa si può aspettare una giovane donna che dopo le 20 si trova per strada, come cibo su una bancarella?».

Il documentario, è stato vietato in India, dove solo nel 2014 nella capitale New Delhi, sono stati commessi 1700 stupri. L’8 marzo 2015, 104 anni dopo la proclamazione della Giornata Internazionale delle Donne, le donne di tutto il mondo combattono ancora contro il sistema di dominio patriarcale. Gli attacchi contro le donne diventano sempre più profondi e si sviluppano in modo sistematico o strumentalizzato per alimentare/aumentare norme repressive e securitarie in ogni ambito dell’esistenza fino al femminicidio, che spesso non viene riconosciuto come tale. La violenza sulle donne, l’eteronormatività, il sessismo, il razzismo, lo sfruttamento, le restrizioni sulla libertà di scelta e di autodeterminazione, l’isolamento sono i dispositivi attraverso cui lo stato capitalista e patriarcale esercita il proprio controllo sulle nostre vite e contro cui occorre ribellarsi. Le donne hanno oggi più che mai l’urgenza di costruire insieme la propria autodifesa; negli anni è sicuramente cambiato il loro atteggiamento, dato che ora non restano più in silenzio, ma il problema sussiste (nonostante l’inasprimento delle pene!).

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