Nomadland: la strada verso la guarigione dello spirito

Nomadland la strada verso la guarigione dello spirito-

Nomadland è un film del 2020 scritto, diretto, co-prodotto e montato da Chloé Zhao, che riporta sullo schermo l’adattamento cinematografico del libro della giornalista Jessica Bruder, NomadlandUn racconto d’inchiesta (2017).

L’articolo da cui inizia la storia venne pubblicato su Harper’s Magazine e si intitolava “La fine della pensione: quando non puoi permetterti di smettere di lavorare” e raccontava la storia di alcune persone – in particolare di una certa Linda May – dalla vita nomade, che si spostavano da un posto all’altro a bordo di veicoli in cui vivevano anche, per risparmiare mentre facevano lavori spesso stagionali.

Nomadland è un film drammatico che ha un approccio quasi documentaristico e riesce a mettere nella finzione una buona dose di realtà. Ha vinto il Leone d’oro alla 77ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia dove è stato presentato in anteprima. Nei mesi successivi ha ricevuto altri premi tra i quali il Golden Globe per il miglior film drammatico e per la miglior regista, oltre a tre Premi Oscar, rispettivamente per il miglior film, la miglior regia e la migliore attrice protagonista.

Trama di Nomadland

La protagonista della storia, Fern ( interpretata da Frances McDormand), è una donna di sessant’anni che ha perso suo marito e il suo lavoro durante la Grande recessione che ha colpito gli Stati Uniti tra il 2007 e il 2013, periodo durante il quale la città mineraria in cui viveva si è sostanzialmente dissolta. In seguito alle grandi perdite la donna carica i bagagli sul suo furgone e decide di viaggiare per gli Stati Uniti vivendo nel suo veicolo. Durante il suo percorso, diventa più forte e trova una nuova vita, grazie all’incontro con una comunità di raduni tra nomadi, dove conosce Linda May e Swankie (due autentiche nomadi che interpretano loro stesse), instaura una forte amicizia con Dave e si lega ad altre persone che incrocerà nel suo viaggio.

Un interminabile viaggio

Il ritratto dello spirito nomade americano è messo in scena in questo road movie focalizzando l’attenzione sullo splendore dell’Ovest americano, dalle Badlands del South Dakota al deserto del Nevada, fino al Pacific Northwest. Luoghi sconfinati e deserti che lo spettatore guarda attraverso gli occhi della protagonista percorrendo un viaggio non solo fisico ma anche emozionale.

Quella di Fern non può definirsi fuga dalla “realtà”, né l’adozione di uno stile di vita tribale e anticonformista; il continuo errare nasconde qualcosa di più profondo e ad emergere è il desiderio di esorcizzare il dolore. Si tratta di una  reazione ad un evento traumatico che accomuna la vita di Fern e degli altri nomadi della comunità, nessuno resta a lungo e dopo un incontro il flusso migratorio continua.

Da sottofondo ai viaggi di Fern le musiche di Einaudi: qualcosa di poetico che accompagna la regia documentaristica della Zhao, quasi alla ricerca di un realismo incentrato su espressioni facciali, dialoghi brevi e lunghe pause scandite dal silenzio, interrotte dai suoni della natura. Il paesaggio predomina in tutta la sua forza come elemento principale del racconto e rappresenta un rifugio perfetto.  

Dietro quella che per molti è una scelta ideologica, per altri nasconde un disagio non solo sociale ma anche psicologico e per questi ultimi è probabilmente in corso l’impossibilità o il rifiuto di ricostruire similmente quella vita che è andata in frantumi. 

Il vagare di Fern potrebbe non trovare una destinazione, poiché non sempre la meta finale coincide con il motivo del viaggio, forse in questo caso con la guarigione dello spirito. Per tutti quelli che non restano è solo un arrivederci o meglio un “ci vediamo per strada”. 

Fonte immagine: Web (Frances McDormand in the film NOMADLAND. Photo Courtesy of Searchlight Pictures. © 2020 20th Century Studios All Rights Reserved)

 

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