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Eroica Fenice

Associazione NutriAfrica

NutriAfrica, intervista al fondatore Vincenzo Armini

NutriAfrica è un’idea, NutriAfrica è un sogno che nasce dal coraggio e dalla caparbietà di un gruppo di giovani professionisti e studenti campani e si pone l’obiettivo di trovare soluzioni concrete a problemi classificati, nell’opinione comune, come impossibili da realizzare. NutriAfrica è una scommessa controcorrente, il sogno di garantire, in paesi sottosviluppati o in via di sviluppo, la gestione autonoma di un processo produttivo sostenibile per la lotta alla malnutrizione infantile.

Abbiamo intervistato Vincenzo Armini dottore di ricerca in Scienze e Tecnologie Alimentari, ideatore del progetto e fondatore dell’associazione di volontariato che da ormai tre anni si dedica alla sua realizzazione.

Intervista a Vincenzo Armini, ideatore di NutriAfrica

Dalla tua biografia si comprende come il tuo interesse per il volontariato si sia acceso molto presto. Com’è nata questa passione, quali motivazioni ti hanno spinto verso questo mondo?

La mia passione per il volontariato è nata all’età di 19 anni. Ho deciso di avvicinarmi alla Croce Rossa alla fine di un percorso di riflessioni e valutazioni sofferte che nasceva dalla percezione delle iniquità e ingiustizie che percepivo nel mondo che mi circonda. Con il tempo ho dedicato sempre maggiore tempo e impegno al volontariato fino a decidere di coniugare questa passione con la mia professione.

A partire dal periodo universitario, la tua passione per il volontariato ha cominciato ad influenzare anche la tua professione spingendoti ad approfondire, nei tuoi studi, il tema dei cosiddetti “Ready-to-use-therapeutic-foods” (RUTF). Spiegaci cosa sono i RUTF? Che importanza hanno e quali limiti li caratterizzano?

I RUTF rappresentano uno strumento che si usa per la cura dei bambini affetti da malnutrizione acuta severa in stadi lievi e intermedi direttamente nel loro villaggio. Nei casi di malnutrizione lieve e intermedia, che hanno un’incidenza molto rilevante, è possibile trattare il problema senza ricorrere a cure mediche ospedaliere, bensì somministrando creme nutritive direttamente in casa. Questa soluzione ha innanzitutto il vantaggio di ridurre la necessità di ricoveri e rendere meno affollate le strutture ospedaliere locali, ma ha anche un impatto psicologico molto positivo sui bambini sottoposti a trattamento perché ne evita l’allontanamento dalle famiglie e dal luogo di origine. La distribuzione e commercializzazione dei RUTF ha però anche delle ombre.

Tecnicamente la produzione locale di RUTF è permessa dai detentori del brevetto, tuttavia la sua effettiva realizzazione è resa complicata dall’utilizzo di ingredienti, quali in particolare il latte scremato in polvere, che non sono disponibili in paesi sottosviluppati o in via di sviluppo. Questa difficoltà rende la produzione locale di RUTF non competitiva dal punto di vista economico rispetto alla loro importazione da paesi sviluppati, dove il costo delle materie prime è più basso.

Veniamo qui alla tua idea. Il tuo impegno è stato quello di trovare una soluzione che superasse i limiti dei RUTF finora brevettati. In cosa consiste il progetto NutriAfrica?

La mia idea è stata quella di perfezionare un prodotto che garantisse le stesse performance di quelli attualmente disponibili e si basasse su una composizione fatta esclusivamente de prodotti facilmente reperibile sui mercati locali. Il progetto ha previsto una serie di step che hanno preso avvio dall’analisi dei prodotti già presenti sul mercato e delle relative criticità, successivamente lo studio si è concentrato sulla ricerca di composizioni alternative. Questa ricerca è diventata l’oggetto del mio lavoro di dottorato durante il quale è stata avviata una produzione sperimentale che ha portato, attraverso l’applicazione di test di laboratorio di tipo nutrizionale e sensoriale, all’individuazione di una coppia di formulazioni che soddisfacessero i requisiti richiesti.

Il tuo progetto di ricerca ha valicato i confini nazionali avvalendosi della collaborazione con l’Università di Gulu in Uganda. Come nasce questa collaborazione?

La collaborazione tra l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” e l’Università di Gulu, nel nord dell’Uganda, è un canale attivo già da 10 anni. Il progetto si è avvalso di questa collaborazione per programmare la realizzazione di un impianto di produzione pilota del RUTF proposto. Gli obiettivi di questa fase sono, quindi, la realizzazione di un impianto di produzione locale, la somministrazione del prodotto per il trattamento di casi di malnutrizione e la verifica dei risultati sia in termini di efficacia terapeutica che di accettazione sensoriale. Punto centrale di questa fase è la possibilità di trasferire localmente una tecnologia produttiva che potrà successivamente essere modificata ed adeguata in funzione dei risultati ottenuti in questa fase sperimentale.

A questo punto ritorna in gioco la tua passione per il volontariato e il tuo progetto di ricerca diventa un’associazione che ha come obiettivo la ricerca di fondi per il suo completamento. Come nasce l’associazione NutriAfrica?

Ad un certo punto mi sono reso conto che la logica alla base di questo progetto, così lontana dalle normali dinamiche di mercato, ne rendeva complicata la realizzazione attraverso il ricorso a fondi universitari o commerciali. Ho capito che questo progetto poteva trovare molto più facilmente sostegno nel mondo dei sognatori che non in quello dei realisti. Ho quindi deciso di rivolgermi a coloro che sono disposti a donare per la realizzazione di sogni e progetti umanitari e ho fondato l’associazione NutriAfrica, riassumendo in questo nome il sogno di nutrire paesi come l’Africa, dove il problema della malnutrizione assume dimensioni più gravi.

L’obiettivo dell’associazione NutriAfrica è quindi quello di sostenere economicamente la parte finale del tuo progetto, ovvero la realizzazione di un impianto di produzione industriale del RUTF in Uganda. Come si può sostenere il vostro progetto?

L’obiettivo dell’associazione NutriAfrica è in effetti quello di raccogliere i fondi necessari alla realizzazione dell’impianto pilota di produzione del RUTF. Il sostegno a questo progetto può avvenire attraverso la donazione diretta all’associazione ma anche attraverso la partecipazione agli eventi di beneficenza che l’associazione organizza. Tutte le informazioni sono disponibili attraverso il sito www.nutriafrica.org e attraverso i canali social collegati all’associazione NutriAfrica.

L’associazione NutriAfrica da te fondata è nata da questo ambizioso progetto, pensi che possa avere anche un respiro più ampio e orientarsi verso progetti e obiettivi differenti?

Il mio sogno è che l’associazione riesca a diffondere questo nuovo approccio alla gestione degli aiuti umanitari diventando un’associazione non governativa che si occupi di ricerca alimentare ed emancipazione economica dei paesi in via di sviluppo. Il tema ha senza dubbio anche un risvolto ambientale. I paesi cui si rivolge l’operato di NutriAfrica risentono in maniera più drammatica dagli effetti dei cambiamenti climatici, la diffusione di tecniche di sviluppo sostenibile del suolo e di processi industriali eco-compatibili può avere sicuramente un effetto positivo nella direzione dell’ottimizzazione delle risorse disponibili.

Chiudiamo con un messaggio che ti sembra racchiudere l’essenza dell’impegno tuo e dei ragazzi che hanno condiviso con te il progetto NutriAfrica.

NutriAfrica è un progetto che per la sua natura può sembrare irrealizzabile. Il messaggio che voglio condividere è che con la nostra forza di volontà possiamo rendere possibili anche sogni che escono fuori dagli schemi convenzionali e che sembrano agli occhi di tutti impossibili.

 

Riferimenti e contatti: https://www.nutriafrica.org/

https://www.facebook.com/raccoltanutriafrica/

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