Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Società al collasso

Società al collasso a causa di un modello di crescita sbagliato?

Società al collasso entro l’anno 2040 ? Uno studio recente riprende una vecchia ricerca condotta dal MIT sui limiti del nostro sviluppo

La società industriale che conosciamo rischia seriamente il collasso? Questo terribile dato proviene dallo studio condotto dall’università statunitense MIT nel 1972. Lo studio condotto dal team di ricercatori di diverse branche di studio prevedeva l’analisi dello sviluppo industriale e calcolare quanto questo potesse durare in rapporto alle risorse disponibili sulla Terra.
Tale studio ha previsto che la società attuale è diretta ad un declino economico che si attuerà nel 2040.

Gaya Herrington, presidente della KPMG, una società americana che si occupa di servizi legali e di consulenza manageriale, ha raccolto i dati di un nuovo studio sulla materia e ha raccontato tutto in una dichiarazione su Vice: « Considerata la sgradevole prospettiva del collasso, ero curiosa di capire quale scenario corrispondesse al meglio ai dati disponibili oggi. Dopotutto, il libro che presentava il modello in questione è diventato un best-seller negli anni Settanta, e da allora abbiamo accumulato diversi decenni di dati con cui predisporre un paragone significativo. Sorprendentemente, però, non sono riuscita a trovare tentativi recenti in questo senso e quindi ho deciso di farlo io. »

Insomma, stando alle previsioni degli esperti, la società attuale non può sopravvivere fino ai prossimi venti anni a causa dello sfruttamento eccessivo di risorse e del notevole impatto globale.

La società industriale e la sua evoluzione nel corso del Novecento tra modelli di sviluppo alternativi

L’Industrializzazione ha cambiato volto al pianeta, dal XVIII secolo si diffuse dalle Isole britanniche al resto dell’Europa per poi approdare in America e in Giappone ed essere accolta dal modello economico capitalista e dalla società borghese, si richiedeva un maggior numero di merci in tempi relativamente brevi mentre le campagna erano spopolate a favore delle città.

Industrializzazione, capitalismo e civiltà urbana rappresentarono il modello politico-economico e sociale predominante del Novecento (mitizzato grazie ai Ruggenti anni Venti) nonostante tentativi di arginarlo o rimodularlo; come il caso delle società nazi-fasciste (l’Italia di Benito Mussolini e la Germania di Adolf Hitler proposero un’economia protetta da dazi con l’intervento dei governi) oppure del mondo comunismo rappresentato dall’URSS, Cuba, il Vietnam e la Cina di Mao (con l’economia controllata dallo stato che interviene per regolare i prezzi e le merci).

Nel 1980 il quadro si andava delineando nel seguente modo; la Cina post-Mao abbandonò l’economia pianificata per aprirsi all’Occidente e accogliere multinazionali, così si avviò all’economia di mercato pur rimanendo un paese comunista mentre l’URSS si indeboliva a causa delle ingenti spese militari per il proprio arsenale bellico e quello degli alleati. Nel 1992, con la caduta dell’Unione Sovietica e la nascita della Federazione russa e del CSI, Boris Eltsin accolse le multinazionali sul suolo russo (si ricordi l’apertura del primo McDonald’s a Mosca e a San Pietroburgo).

Adesso il modello capitalista aveva vinto ma dovette far i contro con un “mondo in subbuglio” con la Prima Guerra del Golfo, la guerre nei paesi balcanici, l’attentato alle Torri Gemelle del 11 settembre 2001, nuovi conflitti in Afghanistan e Iraq fino al Crollo delle Borse del 2007 e la crisi economica del 2008.

Scenari diversi con sviluppi alternativi, il caso dei modelli Business-as-Usual, Comprensive Technology e Stabilized-World

Certamente lo sviluppo di una civiltà influisce sull’ambiente circostante. Esempio una città romana del II secolo d.C. (età di Traiano o Adriano, il massimo splendore dell’impero) ha un impatto minore se confrontata con una città inglese del 1880. Infatti cambiando il modello di sviluppo economico, esempio nel caso romano un’economia schiavistica che prevedeva l’uso di servi rispetto ad un’economia industriale-capitalista con lavoratori qualificati, l’impatto ambientale è diverso.

Per lo studio sono stati proposti due scenari diversi: il primo è il BAU-2 (Business-as-Usual) cioè un modello economico come quello attuale contro quello “CT” (Comprensive Technology) cioè un modello con una notevole innovazione tecnologica che possa preservare le risorse.
La stessa Herrington ha espresso il suo parere sui due modelli: « Entrambi gli scenari mostrano che entro un decennio la crescita si arresterà. Quindi entrambi indicano che non è possibile continuare a questo modo, inseguendo un incremento continuo. Persino se associato a sviluppi tecnologici senza precedenti, il ‘business as usual’ porterà inevitabilmente al declino del capitale industriale, della produzione agricola e del welfare, tutto entro la fine del secolo. »

Confrontando i grafici ottenuti dai dati dei modelli BAU-2 e CT con altri fattori come le risorse, la necessità di cibo, la popolazione e l’inquinamento; è possible tirare le seguenti somme.
Nel primo modello, l’output industriale diminuirà nel 2040 così come per le risorse e la quantità di cibo, si tratterà di un’interruzione del modello di crescita con un forte impatto sullo stile di vita di milioni di persone, invece nel secondo modello, non ci sarà il collasso della società nel 2040 ma l’impatto sulle risorse e sul cibo è comunque alto.

Il modello ideale è quello della SW cioè “Stabilized World” (Mondo stabilizzato) dove abbiamo la civiltà che segue uno sviluppo economico sostenibile conoscendo soltanto una leggera impennata ma rimanendo sempre nei limiti dell’utilizzo delle risorse. Per ottenere tale modello servono risorse economiche nello sviluppo di green technologies e investimenti per la salute e l’istruzione. In merito all’ultimo modello, Gaya Herrington ha espresso il seguente parere influenzata dall’attuale epidemia di Covid19: « I cambiamenti necessari non saranno facili e la transizione costituisce comunque una sfida, ma un futuro inclusivo e sostenibile è ancora possibile, »

Fonte immagine di copertina: Pixabay

Print Friendly, PDF & Email

Commenta