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Sparatoria negli Usa: l'omofobia uccide ancora

Sparatoria negli USA: l’omofobia uccide ancora

Un uomo, una pistola, una sparatoria negli USA, morti e feriti: la trama troppo spesso ripetuta in territorio americano, dove la libertà sul possesso di armi da fuoco divide costantemente l’opinione pubblica. Recentissima la notizia della morte di Christina Grimmie, cantante e star di The Voice, assassinata in Florida da un giovane, nell’intreccio di questa nuova strage si aggiunge l’odio per i giovani omosessuali e un locale gay affollato. In pieno periodo elettorale negli Stati Uniti, un mix perfetto di bigottismo, omofobia e violenza si abbatte in un bar gay della Florida, il Pulse di Orlando. Nella giornata di ieri, Omar Mateen, trentenne americano, è entrato nella discoteca dove si stava tenendo una serata di musica latina: alle due di notte (ore 8,00 in Italia) ha cacciato le armi, un tris formato da pistola, fucile e un terzo ordigno, e ha fatto fuoco, uccidendo più di 50 persone e ferendone altrettante, e il bilancio ha continuato a crescere durante tutta la giornata. ‘Colpevoli’ di essere gay. Sembrerebbe essere la peggiore strage nell’almanacco “sparatoria negli USA”, un argomento troppo inflazionato, ma che fa orrore ogni volta.

L’omofobia all’origine della sparatoria negli USA

Dopo aver aperto il primo fuoco, Omar Mateen si è letteralmente barricato nel locale, dove i ragazzi, che si divertivano in un normale week-end, sono divenuti ostaggi della furia omofoba del folle. Sulla pagina web del gay club Pulse è apparso un avviso per incitare a lasciare rapidamente il locale per salvarsi. Solo dopo più di 3 ore la polizia e gli agenti SWAT sono riusciti a rendere inoffensivo l’assassino, uccidendolo. L’origine afgana dell’assassino fa subito pensare ad una correlazione con il terrorismo islamico, ma il padre dell’orco ha smentito una motivazione religiosa: suo figlio era ‘solamente’ omofobo, odiava i gay. Tuttavia, il killer rientrava nelle persone tenute sottocchio dall’FBI perché sospettato di simpatizzare per l’Isis. L’idea di una sinergia fra le due matrici di intolleranza ‘ideologica’ maggiori della modernità fa venire, letteralmente e ulteriormente, i brividi.

La reazione della politica alla sparatoria negli USA

Quasi un anno fa la Corte Suprema americana aveva sancito senza appello l’allargamento del matrimonio egualitario a tutti gli effetti. Era il 26 giugno 2015. La notizia non è stata ben accolta dall’opinione pubblica tutta, rendendo spesso necessari gli interventi dei politici americani, come nel caso dell’impiegata Kim Davis, che nel Kentucky si era rifiutata di celebrare un matrimonio, per ottemperare ai dettami della Bibbia.

L’assistente di Barack Obama, in materia di terrorismo, Lisa Monaco, informa subito che il presidente è venuto a conoscenza degli avvenimenti e che riceverà costantemente aggiornamenti dagli organi competenti in merito all’ennesima sparatoria negli USA. Le reazioni dei due pezzi grossi in ascesa, Hilary Clinton e Donald Trump, lasciano trapelare un credo portato avanti senza sosta:

H.Clinton: “Woke up to hear the devastating news from FL. As we wait for more information, my thoughts are with those affected by this horrific act”.

D. Trump: “Really bad shooting in Orlando. Police investigating possible terrorism. Many people dead and wounded”.

Non sarà un caso che la candidata in rosa non abbia fatto minimamente cenno al terrorismo, a differenza del suo avversario, fervente oppositore in materia di immigrazione. Strumentalizzazione o no, i jihadisti sembrano celebrare via web i morti della strage come migliore regalo in occasione del Ramadan, come informa Rita Katz, responsabile dell’osservazione dell’attività in rete dei gruppi terroristici islamici. Un rito sacro per i numerosissimi fedeli musulmani, che senza dubbio si dissoceranno da questo becero tentativo di rivendicazione. Varie voci potrebbero, insomma, collegare omofobia e terrorismo, in un atto che in tale portata non si era ancora mai visto, due lotte di diversa origine ma che conducono ad atti di violenza che colpiscono, ancora una volta, il cuore nevralgico della libertà.