La tutela delle minoranze e dei popoli indigeni riguarda storicamente e giuridicamente soprattutto il principio di autodeterminazione dei popoli, ma ci sono tantissimi altri aspetti normativi e sociali che riguardano questo specifico e delicato settore dei diritti umani globali.
Definizione di minoranza e di popoli indigeni
Innanzitutto, la nozione specifica di minoranza può essere legalmente adatta e applicabile per un gruppo residente all’interno di uno Stato, ma non necessariamente per lo stesso gruppo all’interno di un altro Stato. Questo perché il gruppo in questione potrebbe non raggiungere ovunque le caratteristiche oggettive proprie della minoranza, ad esempio se l’insediamento territoriale è numericamente assai modesto o se i membri della comunità siano del tutto privi di coesione interna per poter rivendicare istituzionalmente la tutela della propria identità culturale, etnica, linguistica e religiosa.
Invece, per quanto concerne propriamente i popoli indigeni, la Convenzione dell’OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) del 1989 fa una distinzione non sempre agevole fra popoli tribali e popoli indigeni: i primi sono essenzialmente quelli che vivono in base ai loro usi, costumi e tradizioni, distinguendosi nettamente dalle altre componenti della comunità nazionale per le peculiari condizioni sociali, culturali ed economiche; per popoli indigeni, si intendono, invece, quelli che discendono in linea retta dalle popolazioni storiche che abitavano i Paesi in questione in periodi antecedenti e precedenti alla loro conquista armata, alla loro colonizzazione o alla successiva fissazione delle attuali frontiere statali. La citata Convenzione prevede espressamente il principio fondamentale dell’autoidentificazione, un riconoscimento effettuato, quindi, in prima istanza dalle popolazioni indigene stesse.

Strumenti giuridici per la tutela di minoranze e popoli indigeni
| Convenzione / Strumento Legale | Obiettivo e tutele principali |
|---|---|
| Convenzione OIL n. 169 (1989) | Riconosce i diritti dei popoli indigeni e tribali, incluso il principio di autoidentificazione e il diritto di consultazione. |
| Convenzione Quadro (1995) | Stabilisce l’obbligo (Art. 5) di rispettare l’identità, la lingua e la diversità culturale delle minoranze nazionali. |
| Dichiarazione ONU (2007) | Dichiarazione universale sui Diritti dei Popoli Indigeni: garantisce il diritto alle proprie terre, risorse e autodeterminazione. |
| Art. 6 della Costituzione Italiana | Tutela costituzionale specifica per la protezione delle minoranze linguistiche storiche presenti sul territorio della Repubblica. |
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Nascita della tutela delle minoranze
Storicamente, la tutela internazionale delle minoranze ha preceduto di molto la moderna protezione dei diritti umani globali. Infatti, la protezione delle minoranze, in particolare quelle di matrice religiosa, risale addirittura al XVI secolo, con la conclusione di diversi trattati internazionali bilaterali tra potenze, che miravano espressamente a proteggere gli stranieri che avessero religioni diverse e che risiedessero pacificamente sul proprio territorio, al fine di evitare guerre di religione fra Stati. Il regime giuridico di protezione delle minoranze, soprattutto di natura religiosa, ebbe un ulteriore e decisivo impulso a seguito della conclusione del Congresso di Vienna e poi, soprattutto, al termine disastroso della Prima Guerra Mondiale, con la nascita formale della Società delle Nazioni. A partire dal secondo dopoguerra in poi, però, la tutela specifica delle minoranze è stata progressivamente e inesorabilmente assorbita nel contesto normativo molto più ampio e universale dei diritti umani. Solo in tempi assai recenti, il regime giuridico delle minoranze ha riacquisito una certa autonomia legislativa.
Natura individuale e collettiva della tutela delle minoranze e dei popoli indigeni
Gli attuali strumenti giuridici applicabili nell’ambito della tutela delle minoranze si dimostrano molto più efficaci nel riconoscere diritti inalienabili ai singoli membri delle minoranze e solo in misura limitata alle minoranze intese in quanto tali (come entità collettiva).
La ragione di questa discrepanza è di carattere strettamente operativo: gli organi di controllo predisposti al monitoraggio della tutela delle minoranze incontrano una fortissima difficoltà pratica nel far valere i diritti collettivi riconosciuti alle minoranze, difficoltà che deriva dalla necessità formale, da parte dei gruppi minoritari stessi, di designare preventivamente organi rappresentativi che siano legali e competenti a far valere tali diritti nelle sedi opportune.
Rispetto alle minoranze classiche, il regime giuridico internazionale per le popolazioni indigene è decisamente più orientato a valorizzare i profili collettivi delle comunità; questo perché alcuni sistemi giurisdizionali regionali (in particolare, quello americano) riscontrano una maggiore facilità ad accogliere istanze legali provenienti da gruppi informali di individui o da ONG (Organizzazioni Non Governative) che agiscono in rappresentanza dei diritti spettanti ai popoli indigeni.

Diritti sostanziali delle minoranze e dei popoli indigeni
Gli Stati sovrani sono internazionalmente tenuti a rispettare una lunga serie di obblighi positivi e attivi nei confronti delle minoranze e dei popoli indigeni, come ad esempio l’obbligo di rispettare e promuovere l’identità e la diversità culturale delle minoranze stabilmente residenti sul loro territorio nazionale (obbligo contenuto in modo esplicito nell’art. 5 della Convenzione Quadro del 1995 sulla Protezione delle Minoranze Nazionali).
Fra i principi generali applicabili in tema di tutela delle minoranze, a parte il noto principio dell’autodeterminazione dei popoli e il basilare principio di non discriminazione, c’è anche il principio fondamentale che ne vieta tassativamente l’assimilazione forzata e totale alla cultura dominante.
Anche l’uso ufficiale della lingua minoritaria nella sfera pubblica è una questione di enorme rilievo, soprattutto per quanto riguarda i rapporti dei cittadini con la pubblica amministrazione e i tribunali; tuttavia, questo diritto può dipendere da diversi fattori geopolitici, come il numero complessivo dei membri delle minoranze in proporzione alla popolazione nazionale totale. Nell’ordinamento italiano, ad esempio, la tutela delle minoranze linguistiche è prevista e garantita fin dal 1948 dall’art. 6 della Costituzione.
Invece, per quanto concerne la portata geografica, la tutela formale dei popoli indigeni è più limitata nel mondo, ma questo è dovuto soprattutto al fatto che i popoli indigeni di una certa consistenza demografica sono numericamente inferiori rispetto ai gruppi minoritari classici e sono storicamente dislocati in alcune specifiche aree geografiche del globo, come l’Oceania o il Sud e il Centro America.
Lo strumento giuridico universale di natura obbligatoria più importante per la tutela dei popoli indigeni è la citata Convenzione del 1989 elaborata nel quadro dell’OIL, ma vi è anche la fondamentale Dichiarazione sui Diritti dei Popoli Indigeni del 2007, elaborata solennemente dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (ONU). Ai popoli indigeni spettano di diritto i medesimi diritti rivolti alle minoranze classiche, come ad esempio il diritto alla tutela dell’identità culturale, che implica giuridicamente anche il diritto ad essere interpellati e consultati preventivamente nelle decisioni politiche che li riguardano. I popoli indigeni sono anche titolari inalienabili dei diritti in materia di accesso all’istruzione e, per quanto strutturalmente possibile, del diritto all’uso della lingua indigena durante l’insegnamento scolastico.
Uno dei temi più rilevanti e dibattuti a livello internazionale è poi il diritto di proprietà o all’uso esclusivo di un dato territorio ancestrale. La proprietà della terra viene ritenuta legittima dai tribunali internazionali anche se consistente in titoli non scritti (di cui gli indigeni risultano generalmente e storicamente privi), ma fondata inequivocabilmente sul possesso e uso ininterrotto e prolungato nel tempo. Di conseguenza, talvolta è avvenuta con successo la restituzione legale delle terre acquisite ed occupate illecitamente dallo Stato nazionale attraverso, ad esempio, il noto e spietato fenomeno del land grabbing (accaparramento delle terre), dichiarando illegittime le attività di intensivo sfruttamento economico svolto in questi delicati territori da imprese nazionali o straniere, in palese violazione di diritti umani fondamentali, come il diritto di proprietà e il diritto alla vita delle popolazioni indigene. Ciò è estremamente importante anche sotto il vitale profilo della tutela ambientale: infatti, la Corte Interamericana dei Diritti dell’Uomo ha affermato a più riprese l’obbligo assoluto dello Stato territoriale di salvaguardare l’ambiente naturale abitato dalle comunità indigene, ritenute più vulnerabili e spesso particolarmente colpite in modo sproporzionato dagli effetti negativi delle attività economiche e industriali nei pressi dei loro territori.

La foto mostra un gruppo di danza bucariana in scena (Wikimedia Commons / IPPA photographer)
Fonte immagine in evidenza: Wikimedia Commons / Jean-Baptiste Debret

