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Violenza domestica 2.0: quando è l’uomo a prenderle

Pochi giorni fa televisioni e giornali si sono riempiti di spot contro la violenza sulle donne. La definiscono “violenza di genere”, come se il subire soprusi fisici o psicologici fosse direttamente legato all’essere donna. Eppure, esiste una realtà diversa, quella in cui le donne picchiano e gli uomini subiscono. È l’altra faccia della violenza domestica, quella che troppo spesso si preferisce ignorare, forse perché fa comodo. Fa comodo pensare che la donna sia sempre la vittima, anche quando arriva ad uccidere, o a molestare il proprio compagno. Qualcosa scatta dentro di noi e ci fa pensare  che lui se lo sia meritato, che lui l’abbia fatta soffrire e che sia stato “giustamente” punito.

Pensiamo al caso di William Pezzullo, il ventottenne sfregiato con l’acido dalla sua ex ragazza. La sua sola colpa fu quella di averla lasciata. Lui è stato sfigurato, ma la pena per i suoi aggressori è stata minima. La storia di William è una tra le tante, che vengono spesso catalogate come “casi isolati” senza renderci conto che essi sono solo la punta di un iceberg fatto di uomini che ogni giorno vengono “violentati” dalle proprie mogli, fidanzate, compagne, ex. Per avere ancora più chiara l’idea di quanto questo aspetto della violenza tra partners sia snobbato, basti pensare che fino a qualche anno fa non esistevano studi, in Italia, sulla portata di tale fenomeno. Solo nel 2012, infatti, il professor Pasquale Giuseppe Macrì, docente dell’Università di Arezzo, ha realizzato il primo e unico studio sul tema della violenza verso il maschile, partendo dai questionari ISTAT attualmente utilizzati per indagare il fenomeno della violenza sulle donne.

Violenza domestica sugli uomini. Qualche statistica per chiarire il problema

Dallo studio del prof. Macrì si evince che sono circa 5 milioni gli uomini in Italia che hanno subito violenza fisica per mano femminile. Essi rappresentano circa il 63% del totale della popolazione maschile italiana tra i 18 e i 70 anni. Di questi, 3,8 milioni dichiarano di aver subito, almeno una volta nella vita, violenza sessuale: percentuali altissime (circa il 50%) sono legate a rapporti consumati senza il consenso del partner, che spesso ha dichiarato di essere stato drogato e reso incapace di reagire.

Ancora, numerose sono le dichiarazioni  di violenza psicologica subita nell’ambito della coppia, per i motivi più disparati: si va dalle offese riguardanti il carattere, le abitudini o il lavoro del partner, fino ad arrivare a casi di vere e proprie azioni di stalking, con tanto di inseguimenti, pedinamenti, minacce riguardanti l’incolumità propria o delle persone care. La ricerca del prof. Macrì, quindi, getta una nuova luce su una problematica, quella della violenza domestica, che è sempre stata letta in maniera unilaterale. Alla luce di queste percentuali è difficile restare ancorati all’idea che la violenza domestica sugli uomini non sia una realtà altrettanto grave di quella, ben più studiata, della violenza sulle donne. Ma allora perché ancora oggi, nel 2016, se ne parla così poco?

Perché la violenza domestica è ritenuta un problema solo femminile?

La risposta va ricercata in seno alla società stessa. Il nostro modo di guardare il mondo, infatti, è ancora fortemente ancorato ad un modello maschilista. Si parla tanto di parità dei sessi, ci si è battuti negli anni, per far sì che donne e uomini potessero ottenere gli stessi diritti di fronte alla società. Eppure, quando si parla di violenza domestica, la prima e, forse, unica immagine che viene in mente è quella di una donna con un occhio nero. Il concetto di violenza di genere è un prodotto della società odierna che resta legata a stereotipi quasi ottocenteschi, in cui l’uomo agisce e la donna subisce in silenzio. Questo è un vero e proprio dogma sociale razzista. La pensi diversamente? Sei maschilista.

Denunci l’aggressione da parte di una donna? Sei un rammollito. L’uomo che ammette di aver subito violenza, nella stragrande maggioranza dei casi sarà deriso, offeso, non creduto. Se la notizia arriverà sui media verrà  sottoposto ad un vero linciaggio, come se lui fosse l’aggressore e non la vittima. Se non si parla tanto della violenza sugli uomini, non è perché essa non esista, ma perché preferiamo non vederla. La realtà dei fatti è che anche il volto e il cuore degli uomini possono avere cicatrici. Solo che si preferisce far finta che non ci siano. È come nella favola di Cappuccetto Rosso: se si ascolta sempre e solo la versione della bambina, il lupo sarà sempre il cattivo. Se, al contrario, si desse al lupo la possibilità di raccontare senza timori, si potrebbe ascoltare una voce diversa. Si scoprirebbe che non è tutto bianco o nero. Che le donne non sono sempre vittime. Che gli uomini non sono sempre carnefici.  Bisogna cambiare la società stessa affinché si possa rompere il silenzio e, finalmente, dar voce a chi è maltrattato indipendentemente dal sesso.