Con Pablo Neruda prosegue a Roma il ciclo “Le vie del Nobel”, una rassegna promossa dall’IILA (Organizzazione Internazionale Italo-Latinoamericana) per approfondire le opere e le varie eredità lasciate dai grandi autori latinoamericani onorati dal premio Nobel per la letteratura.
Pablo Neruda: vita, opere e rassegna Le vie del Nobel
| Dettaglio / Evento | Informazioni Chiave |
|---|---|
| Protagonista | Pablo Neruda (Cile, 1904-1973) |
| Premio Nobel | Nobel per la Letteratura nel 1971 |
| Data Evento | 29 aprile 2026 |
| Sede | Sala Fanfani dell’IILA, Roma |
| Opere Principali | Canto General, Odas elementales, Versi del capitano |
Indice dei contenuti
Subito dopo gli appuntamenti che sono stati dedicati a Gabriela Mistral e ad Octavio Paz, il terzo appuntamento è stato incentrato sulla figura di Pablo Neruda, poeta cileno e premio Nobel nel 1971. L’incontro di commemorazione per una delle più riconoscibili voci della letteratura del novecento si è tenuto nella sala Fanfani dell’IILA il 29 aprile 2026.
Pablo Neruda: un poeta capace di attraversare il Novecento
Ad aprire l’incontro è stato Felipe Joannon Ovalle, professore dell’Università di Tor Vergata, ricordando come Neruda sia stato un autore capace di modellare una parte essenziale dell’espressione poetica occidentale. Nato nel 1904 e morto nel 1973, Neruda ha attraversato il secolo come un protagonista: è stato diplomatico, senatore, militante comunista, esule politico e, soprattutto, poeta in continua mutazione.

Nel corso dell’incontro è emersa infatti questa sua capacità di trasformare il proprio registro: dal giovane autore del “Veinte Poemas de amor y una canción desesperada” è passato ad essere il poeta monumentale del “Canto General”, fino ad arrivare alla visione più intima e quotidiana delle “Odas elementales”, una poetica ampia all’interno della quale la politica, l’amore, l’epica e gli oggetti comuni della vita di tutti i giorni convivono tra di loro.
Il Neruda delle cose semplici
Uno dei nuclei più interessanti del confronto, durante il convegno, è stato il rapporto che Neruda ha avuto con la quotidianità. Ilaria Magnani, professoressa di letteratura ispanoamericana all’Università di Cassino, ha posto l’attenzione sulle “Odas elementales”, sottolineando come il poeta sia riuscito a trasformare dei comuni alimenti o oggetti in una materia poetica molto intensa. Il pane, il pomodoro, la cipolla o il vino per Neruda diventano degli strumenti essenziali per costruire un legame con la collettività.
Magnani ha anche ricordato un aspetto significativo del poeta, ovvero il fatto che lui tenesse molto che alcune delle sue odi venissero pubblicate non nella pagina culturale, bensì nelle pagine di cronaca: questo proprio per raggiungere lettori che, forse, non avrebbero mai aperto la sezione letteraria. Questo è stato un gesto estremamente coerente con l’idea di una poesia accessibile, capace di uscire dalla visione di “letteratura d’élite” e parlare a tutti.
Pablo Neruda: la voce, il ritmo e la traduzione
Il critico letterario e traduttore Valerio Nardoni ha invece fatto una riflessione sul rapporto con la lingua poetica di Neruda. Ha infatti sottolineato quanto la semplicità del poeta sia, in realtà, solo apparente. Dietro la limpidezza delle immagini si nasconde infatti una costruzione ritmica estremamente complessa, difficile da restituire pienamente tramite la traduzione delle opere.
Secondo Nardoni, Neruda è un autore che “inganna” proprio attraverso la chiarezza: inizialmente sembra immediato ma, tramite la sua musicalità, la sua oralità ed il suo ritmo interno, rende indispensabile un accurato lavoro di attenzione per comprendere i suoi testi fino in fondo. Da qui infatti si è fatta una riflessione sul fatto che alcune traduzioni italiane possano essere oggi rilette e ripensate, ciò per poter restituire una nuova vitalità e una voce poetica ancora estremamente attuale ai suoi scritti.
Pablo Neruda e l’Italia: l’esilio, Capri, Ischia
È stato dedicato un ampio spazio anche al rapporto tra l’Italia e Neruda. Antonio Arévalo, poeta e curatore d’arte, ha ricordato gli anni italiani dell’esilio del poeta tra Napoli, Capri e Ischia. In Italia Neruda trovò accoglienza, relazioni intellettuali e, soprattutto, una sua dimensione più privata, lontana dalle insegne pubbliche del console, del senatore e del perseguitato politico.
È proprio all’interno di questo contesto che va collocarsi la vicenda dei “Versi del capitano”, pubblicati inizialmente in forma anonima. Quest’ultima è una raccolta amorosa che, pur non avendo la firma del poeta, fu riconosciuta molto in fretta come “nerudiana”. L’Italia, dunque, fu per lui uno spazio poetico estremamente importante, capace di accompagnarlo nella fase dell’amore, della nostalgia e delle piccole cose.

Politica, materia e rinascita
Durante il convegno è stata affrontata anche la dimensione politica dell’autore, inevitabile nella vita e nell’opera di Neruda. La sua militanza comunista, l’esilio e il rapporto con la guerra fredda hanno inciso in maniera importante all’interno della sua produzione poetica. Tuttavia, l’incontro ha scelto volutamente di privilegiare un Neruda meno celebrato: si è infatti andata a snocciolare sia la visione di Pablo Neruda come poeta politico e monumentale che quella di un autore capace di vedere, nella natura e negli oggetti, una lezione di trasformazione e rinascita.
Informazioni utili
L’incontro si è svolto presso la sala Fanfani dell’IILA, in via Giovanni Paisiello 24, Roma. Il ciclo “Le Vie del Nobel” proseguirà nel 2026 con nuovi appuntamenti dedicati ad altri grandi autori latinoamericani, tra cui Miguel Ángel Asturias, Gabriel García Márquez ed altri. Il prossimo incontro indicato sarà dedicato a Miguel Ángel Asturias ed è previsto per il mese di ottobre. Per aggiornamenti sulle attività culturali dell’IILA è possibile consultare il loro sito ufficiale.

