In occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, sabato 22 novembre 2025, a Palazzo Merulana (Roma), si è tenuto il secondo appuntamento del progetto Visionarie “Taci. Anzi parla”, in collaborazione con la Fondazione Una Nessuna Centomila. Un incontro multilaterale che unisce le arti, dal cinema alla scrittura, e le generazioni, in una stanza. Prossime date 30 e 31 gennaio 2026.
Visionarie dal 2019: il ruolo della cultura nella lotta alla violenza di genere

Il progetto Visionarie nasce nel 2019 come luogo di confronto dove generazioni e linguaggi possono interrogarsi, con spirito critico, sulla realtà attuale, osservando, di anno in anno, il ruolo delle donne all’interno dell’industria culturale e nelle narrazioni mediatiche.
La direttrice, Giuliana Aliberti, ricalca il momento in cui il progetto si è inserito, durante una presa d’atto politica importante: l’approvazione di un emendamento da parte della Commissione Giustizia della Camera che modifica l’articolo 609 bis del codice penale in materia di violenza sessuale e di libera manifestazione del consenso. Si ufficializza, cioè, ciò che movimenti e associazioni hanno gridato a gran voce in ogni manifestazione: “solo sì è sì” e “senza consenso è stupro”. Argomentazione apparentemente scontata, ma purtroppo enormemente ignorata dalla società, perché costruita sul maschilismo introiettato che colpisce ambedue i generi. Non a caso, esistono svariati esempi di donne che, per raggiungere posizioni apicali e mantenerle, sposano l’unico modello presentato come possibile, che le premia solo se accettano e simulano il sistema di regole imposto dal potere maschile.
Calzante che, proprio in questi giorni, molti giornali, nel dare la notizia di chi gestiva il gruppo Facebook “Mia moglie”, oggetto di scandalo ed ennesimo caso di violenza virtuale di genere, abbiano strumentalizzato le azioni di una singola donna per delegittimare il femminismo. Nel frattempo, i 32.000 uomini che hanno diffuso immagini private, senza consenso, sono spariti dalla gogna pubblica. Ancora una volta si è persa l’occasione di affrontare il problema in termini sistemici di responsabilità collettive, preferendo di gran lunga la diffusione dell’interpretazione più comoda: una donna è tutte le donne, mentre decine di migliaia di uomini sono sempre casi isolati.
Seppur l’approvazione della proposta di legge sia un passo in avanti, che allinea l’Italia ad altri paesi europei, non basta. Per raccontare quel pezzo mancante, a Visionarie, si è proiettato il cortometraggio “È come sembra”, dalla regia di Anna Foglietta, e presentato il libro “Senza legge. Perché l’educazione sessuo-affettiva è una questione politica” di Celeste Costantino – vicepresidente della Fondazione Una Nessuna Centomila, presente all’evento – Giulia Minoli e Monica Pasquino. Il coinvolgimento del mondo della cultura e dell’arte, per contrastare e prevenire la violenza di genere, è fondamentale, perché, dichiara Costantino “al netto di quello che dice il ministro Nordio, che sostiene ci sia una componente genetica nella violenza maschile sulle donne, è, invece, un fenomeno che trae le proprie radici dalla cultura” e che solo contaminandone gli ambienti, è possibile ottenere dei veri cambiamenti sociali.
Lidia Ravera e Sofia Iacuitto protagoniste di “È come sembra”

Ideato dal laboratorio artistico della Fondazione Una Nessuna Centomila, e proposto da AssoConcerti – Associazione Italiana Musica dal Vivo, il cortometraggio, in soli tre minuti, è riuscito a trasmettere il senso di orrore e di vergogna che si prova quando si è vittime di una molestia. Definito “piccolo miracolo” da Celeste Costantino, è stato girato durante il concerto del 1 maggio, un luogo tipico, dovuto all’ampiezza della folla, dove la violenza può passare inosservata. Infatti, a concerto concluso, una ragazza denuncerà la stessa molestia rappresentata nel corto, trasformandolo, così, in un documentario. Donano speranza la rappresentazione dell’amicizia, interpretata da Nicol Rossi, nel sostenere la vittima, Sofia Iacuitto, e la decostruzione dell’impianto culturale, evidenziata dal ruolo di Lorenzo Zurzolo, che rimprovera l’amico aggressore.
Molti volti noti del mondo della cultura, del cinema e dell’audiovisivo hanno partecipato alla realizzazione del corto. Tra loro, invitate a Visionarie, Lidia Ravera, scrittrice, giornalista e femminista della seconda ondata (in Italia, negli anni ’70) che ha raccontato, con un testo letto al pubblico, a metà tra la poesia e la prosa, il suo impegno militante, l’evoluzione del femminismo e l’eredità delle nuove generazioni di donne. Di seguito, qualche frammento:
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Ho nostalgia della passione, quella degli anni Settanta del secolo scorso. Ho nostalgia del senso d’appartenenza, dell’egoismo felice La crescita della violenza contro le donne, ricorda gli ultimi colpi di coda dell’animale morente. Che cos’è cambiato nel femminismo? Proviamo di nuovo a incontrarci, in quattro, in sei, in otto. Noi vogliamo comunicare tra le generazioni. Noi. |
Visionarie ha intitolato l’incontro “Taci. Anzi parla”, in ricordo della storia del femminismo degli anni ’70 narrato da Lidia, dall’omonimo libro di Carla Lonzi, uscito l’anno scorso in una nuova veste, edito dalla casa editrice La Tartaruga, nata negli anni del femminismo.
“Noi siamo sulle spalle delle giganti”, afferma la giovane attrice Iacuitto, ringraziando la generazione di Lidia Ravera e, rispondendo al suo monologo, prosegue: “non li avete incattiviti […]. L’educazione e il coinvolgimento del maschile è il passo in più che la mia generazione può fare”. Mondi ed età diverse ma la stessa determinazione. “Se io non voglio tu non puoi” si gridava in piazza il 25 novembre scorso: anno dopo anno, gli slogan rimangono gli stessi e nonostante la frustrazione collettiva, la mobilitazione non si ferma, perché lottare contro la violenza di genere vuol dire lottare per il diritto di dire, di rifiutare, di scegliere. Significa passare dall’essere considerate oggetti del desiderio altrui a soggetti del proprio desiderio.
Il cortometraggio è disponibile sul canale Youtube della Fondazione (clicca qui per vederlo).
“Senza legge”. Prevenire è meglio che curare
Dalla ricerca della Fondazione Libellula, compiuta su più di 1500 giovani fra i 14 e i 19 anni, è emerso che:
– 4 adolescenti su 10 non pensano che lo stalking e la persecuzione siano una forma di violenza;
– 1 su 4 trova normale diventare violento se scopre un tradimento;
– 1 su 4 pensa che quando la ragazza dice no intenda si;
– 4 su 10 credono che pretendere la password dei social o controllare il telefono sia giusto;
– per il 14% dei ragazzi e per il 2% delle ragazze è normale costringere qualcuno ad avere rapporti sessuali.
La discussione sull’educazione, spesso, emerge solo di fronte a casi di suicidio per bullismo o a ridosso di un femminicidio. Dopodiché, viene relegata ai margini e, in primo piano, resta solo la violenza. Nel presentare il libro “Senza legge. L’educazione sessuo-affettiva è una questione politica”, edito Tlon, Celeste Costantino afferma: “È l’educazione che ha portato il maschile a credere di dover fare la prima mossa, essere quello che prende in mano la situazione, e il femminile a non dare l’idea di starci subito”, di rispondere con un “no” più pudico che consapevole, perché il sesso è ancora un tabù. L’intento del libro è raccontare l’esperienza di associazioni e centri antiviolenza che hanno collaborato con le scuole, nelle fasce di età dell’adolescenza e della pre-adolescenza, e offrire un excursus sulla fatica della politica ad assumere ciò che, in altri paesi, esiste da decenni: in Svezia, Norvegia, Finlandia è, circa, dagli anni ’50 che l’educazione affettiva è nei programmi scolastici, da allora in continuo aggiornamento; in Spagna, Francia, Germania, Inghilterra, tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70.
In riferimento all’affermazione sia del ministro della giustizia Nordio, sia della ministra per le pari opportunità Roccella – secondo la quale non c’è correlazione tra educazione sessuo-affettiva e la diminuzione della violenza sulle donne – l’ex deputata Costantino sottolinea “a noi piace parlare attraverso i dati e non attraverso i secondo me” spiegando come dove l’educazione sessuo-affettiva è stata introdotta, i risultati sono evidenti:
– diminuzione verticale del gender gap (divario di genere in vari ambiti: economia, politica, istruzione). Secondo il report di Global Gender Gap 2025, l’Italia è alla posizione 85 su 148 paesi.
– abbattute le gravidanze precoci e posticipato il primo rapporto sessuale tra i ragazzi e le ragazze;
– diminuzione delle malattie sessualmente trasmissibili.
Educare significa offrire una sessualità sana. “Soltanto con un’azione culturale, di impatto sull’immaginario, potremmo avere degli effetti a lungo termine, non soltanto con le punizioni” dichiara Francesca Torre, autrice e co-fondatrice del Collettivo Moleste, che opera nell’arte del fumetto. Tramite questa forma letteraria, molto vicina ai più giovani, ciò che si riscontra, nelle scuole, è l’esigenza, il desiderio dei ragazzi e delle ragazze di parlare di queste tematiche, di raccontarsi, esporsi, racconta Torre, e “i social non possono essere l’unico luogo di confronto. L’auto-informazione non è la soluzione”.
Prossimi appuntamenti con Visionarie
Visionarie torna il 30 e 31 gennaio 2026, sempre a Palazzo Merulana con “Ancora più Eretiche!”: un’indagine sulle voci fuori dal coro, sulle autrici che hanno osato rompere le regole, riscrivere i canoni e inventare nuove narrazioni.
Fonte immagine in evidenza: archivio personale

