Body Art, quando l’arte si esprime con il corpo

La Body Art è una corrente artistica figlia del 1968, anno di fondamentali rivolgimenti come la protesta degli studenti contro la guerra in Vietnam, piuttosto che la Primavera di Praga.  Questa nuova forma di espressione artistica si diffonde negli Stati Uniti e in Europa, usufruendo del corpo umano come tela sulla quale dipingere, creando opere dal forte impatto visivo e dalla dinamicità unica. L’intervento dell’artista si verifica direttamente sul corpo, talvolta in modo anche violento, in quanto ogni movimento o sfumatura di colore cela un significato e un’interpretazione ben precisi. Il corpo, al centro della performance, diventa espressione viva di un ideale: l’obiettivo principale è quello di riuscire ad impattare sulla mente del pubblico con l’intento di generare stupore e sconcerto per la rappresentazione proposta, cosicché questa possa rimanere impressa e depositare un messaggio più a lungo.

Talvolta alcune rappresentazioni sconfinano nella performance teatrale e gli artisti vengono denominati comportamentisti. Tra i primi ricordiamo Yves Klein, il quale espose sulla scena corpi nudi in movimento su teli dipinti. Numerose le evoluzioni che la Body Art ha messo in atto: esse hanno generato scandali che l’opinione pubblica ha faticato a digerire, ma che al contempo, hanno fatto la fortuna di questa forma d’arte. Tra queste, la svolta erotica con chiari riferimenti a pratiche sodomaso, piuttosto che la rappresentazione delle azioni più intime e banali praticate quotidianamente dal corpo, come ad esempio fare l’amore, masturbarsi o defecare: nota l’opera di Piero Manzoni intitolata “Merda d’artista“, esposta nel Museo del Novecento a Milano.

Altri esponenti che è doveroso menzionare sono artisti del calibro di Marina Abramovic, Hermann Nitsch e Gina Pane.

Marina Abramovic: icona della Body Art

Artista iconica del nostro tempo, Marina Abramovic è stata una delle figure chiave della Body Art e delle performance dal vivo, a tal proposito, si è autodefinita “Grandmother of performance art“. A partire dagli anni ’70,  ha iniziato ad inscenare le sue particolari performance, sperimentando con video installazioni e ponendo le basi dell’arte contemporanea. Al centro della propria arte, vi è l’obiettivo di indagare e dunque, interrogarsi sull’autonomia dell’essere umano ed è proprio per questo motivo che l’artista usa il corpo come medium e si spinge  oltre i limiti fisici e psichici, sfidando anche il proprio pubblico e rendendolo partecipe della performance.

Tra le sue rappresentazioni più conosciute vi è indubbiamente Rhythm 0, svoltasi a Napoli nel 1974, durante la quale offriva la possibilità al pubblico di interagire con il proprio corpo senza alcuna limitazione, essendo l’artista inerme e avendo apposto su un tavolo 72 oggetti a completa disposizione di chiunque avesse voluto prendere parte alla sua arte. “Io sono l’oggetto“: questo il principio alla base della sconcertante performance. L’approccio iniziale fu molto delicato, ma culminò in atti di estrema violenza, fino al punto di mettere nelle mani di Abramovic una pistola  carica puntata verso se stessa.

Fonte immagine di copertina: Google Images

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