Che fine ha fatto il castro luculliano di Napoli?

Che fine ha fatto il castro luculliano di Napoli?

Il castro luculliano è uno dei tasselli più affascinanti della “Napoli antica”, un complesso di edifici la cui memoria oggi rischia l’oblio. Non si trattava di un semplice castello, ma di una vera e propria cittadella fortificata, luogo di snodo per eventi storici di grande rilievo. Il luculliano è infatti legato alla residenza di Virgilio, ma soprattutto al destino dell’ultimo imperatore romano d’Occidente, Romolo Augustolo, confinato qui nel 476 d.C. dopo la deposizione da parte del re germanico Odoacre.

L’origine: dalla villa d’otium di Lucullo alla fortezza imperiale

La storia del sito inizia nel I secolo a.C. con il generale romano Lucio Licinio Lucullo. Ritiratosi dalla vita politica, scelse Napoli per il suo otium, costruendo una magnifica villa sul promontorio del Monte Echia e sull’antistante isolotto di Megaride (dove oggi sorge il Castel dell’Ovo). La proprietà era celebre per i suoi giardini lussureggianti, le peschiere e gli edifici sfarzosi. Fu solo nel V secolo d.C. che la funzione del sito cambiò radicalmente: l’imperatore Valentiniano III trasformò la villa in una fortezza, il *castrum lucullanum*, per difendere la città dalle incursioni via mare.

Il castro luculliano come luogo d’esilio di Romolo Augustolo

La fama storica del castro è indissolubilmente legata all’ultimo imperatore di Roma. Come riportato da fonti storiche autorevoli, tra cui l’enciclopedia Treccani, dopo la deposizione del 476 d.C., Romolo Augustolo fu esiliato proprio nel castro luculliano. Qui visse con la sua corte, ricevendo un vitalizio da Odoacre. Dopo la caduta dell’impero, il castro divenne un importante centro per i monaci basiliani e ospitò le spoglie di San Severino, patrono della vicina Austria.

La distruzione strategica per la minaccia dei saraceni

La fine del castro luculliano avvenne nel 902, durante il Ducato di Napoli. In quel periodo, la minaccia delle incursioni dei Saraceni era costante. Poiché il castro si trovava fuori dalle mura cittadine, rappresentava un potenziale e pericoloso avamposto per le truppe nemiche che minacciavano la penisola. Per prevenire un’occupazione, il duca Gregorio IV, su consiglio del vescovo Stefano III, ordinò di radere al suolo l’intera cittadella, evacuandone gli abitanti. Fu una scelta difensiva drastica ma necessaria per la sicurezza di Napoli.

L’eredità del castro: le reliquie di San Severino e Castel dell’Ovo

Prima della distruzione, le preziose reliquie di San Severino furono messe in salvo e trasportate all’interno delle mura. Qui, furono unite a quelle di San Sossio, compagno di martirio di San Gennaro, dando vita a una delle chiese più importanti della città. Come testimonia il sito del complesso monumentale dei Santi Severino e Sossio, la chiesa ha custodito per quasi un millennio le reliquie dei due santi. Oggi, l’eredità topografica del castro è visibile nel Borgo Santa Lucia e, soprattutto, nel Castel dell’Ovo, che sorge proprio sull’isolotto di Megaride, nucleo originario della villa di Lucullo.

Le fasi storiche del castro luculliano

La storia millenaria del sito può essere riassunta in quattro fasi principali, che ne hanno trasformato la funzione e l’importanza.

Periodo storico Funzione e principali eventi
I secolo a.C. – V secolo d.C. Villa d’otium: costruzione della sfarzosa villa di Lucio Licinio Lucullo.
V secolo d.C. Fortezza (castrum): fortificazione sotto Valentiniano III e luogo d’esilio di Romolo Augustolo (476 d.C.).
VI – IX secolo d.C. Centro monastico: diventa un cenobio per monaci basiliani e custodisce le reliquie di San Severino.
902 d.C. Distruzione: raso al suolo per ordine del Duca di Napoli per impedire che diventasse una base per i Saraceni.

Articolo aggiornato il: 03/10/2025

 

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A proposito di Salvatore Toscano

Salvatore Toscano nasce ad Aversa nel 2001. Diplomatosi al Liceo Scientifico e delle Scienze Umane “S. Cantone” intraprende gli studi presso la facoltà di scienze politiche, coltivando sempre la sua passione per la scrittura. All’amore per quest’ultima affianca quello per l’arte e la storia.

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