La competizione per il successo oggi è uno dei problemi fondamentali in Corea del Sud. Il successo, infatti è ciò a cui ogni uomo deve aspirare. Cosicché, in una società neo-liberista come quella coreana, anche il corpo diviene un oggetto funzionale che deve essere ottimizzato al fine di ottenere risultati sempre migliori. Quali sono, però, le radici di questa concezione?
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Fenomeni sociali legati all’educazione in Corea del Sud
| Ruolo / Termine | Definizione e funzione sociale |
|---|---|
| Mamma Manager | Madre che gestisce ossessivamente l’istruzione del figlio, anche trasferendosi all’estero. |
| Padre Oca | Padre che resta in Corea per lavorare e finanzia la famiglia all’estero, vedendola raramente. |
| Padre Aquila | Padre benestante che può permettersi di viaggiare spesso per visitare la famiglia. |
| Padre Pinguino | Padre che non ha le risorse economiche per raggiungere la famiglia lontana (“non può volare”). |
Dall’immobilità alla corsa: la nuova ossessione della società coreana

Quando la società coreana, modellata sulle tesi confuciane, era immobile ed incastonata in una rigida piramide sociale, chi si trovava alla base non aveva nessun diritto di salire fin su la vetta: non poteva raggiungere con alcun mezzo la cima ed era condannato a rimanere immobile. Nel corso del tempo, però, questa società statica riuscì a cambiare volto: ciò non deve sorprendere, infatti il popolo coreano è rinomato per i suoi repentini cambiamenti (basti pensare al fatto che fino all’800 non era lecito il taglio dei capelli e oggi la Corea è il primo paese nelle classifiche mondiali di chirurgia plastica). Tra il 1945 e il 1960, in particolare, si sviluppò un sistema educativo che superava quello tradizionale fino ad allora usato e si basava sulle scienze e sul sapere moderno. Il mondo dell’educazione cambiò ancora quando tra il 1980 e il 1995 si diffuse la cosiddetta febbre d’educazione. Si trattò di un largo ampliamento delle possibilità educative. Ciò permise la nascita di numerosissime scuole private che divennero, peraltro, una vera e propria forza economica. Il governo decretò, con un’apposita legge, la loro chiusura, ma ciò non scalfì i vari precettori privati che operarono in maniera illegale. Oggi, questa legge non esiste più e il governo ha investito molto denaro nel sistema scolastico e nell’educazione degli individui. Ciononostante, dal 2010 il tasso di disoccupazione ha raggiuto livelli altissimi (anche se inferiori rispetto a quelli italiani) e ciò ha comportato una vera e propria corsa al miglioramento del singolo. La scuola non basta più. È necessario aggiornarsi sempre e formarsi con sempre più esperienze. Anche la gioia di apprendere nuovi concetti è stata smorzata dall’avvento del consumismo e del capitalismo. Lo studio, oggi, non è più nobilitante ma diventa necessario e atto alla scalata sociale. Si assiste anche ad una trasformazione della famiglia e della sua mentalità: i genitori decidono di investire ingenti somme sull’apprendimento del figlio perché il suo successo personale determina anche il successo della famiglia. Da questo quadro emergono anche nuove figure: la mamma viene appellata con il nome di Mamma manager (엄마 매니지), ossia colei che fa di tutto per accrescere il curriculum vitae del proprio figlio, cercando i migliori maestri e rendendosi persino disponibile a trasferirsi in un altro Paese di lingua anglofona per consentire al figlio una migliore padronanza della lingua inglese. Il destino del padre, invece, non è molto roseo: nella maggior parte dei casi, infatti, è costretto a restare in Corea a svolgere più lavori per poter permettere una buona istruzione al figlioletto.
Le definizioni dello status sociale paterno
Esistono svariati nomignoli che indicano lo status sociale del padre:
- Padre oca: colui che resta in Corea ma riesce a raggiungere occasionalmente il figlio e la moglie;
- Padre aquila: colui che, data una maggiore opulenza economica, riesce a finanziare gli studi e ad andare spesso nei luoghi dove si trova la sua famiglia;
- Padre pinguino: colui che, purtroppo, non riesce a “volare” dalla sua famiglia.
Gli effetti della competizione per il successo in Corea

I genitori coreani cercano di offrire il meglio ai loro pargoli e si aspettano che questi ricambino e donino lustro alla famiglia. Ciò comporta una grande pressione che grava sulle spalle dei giovani ragazzi. Questi non riescono a far tesoro dei loro insegnamenti ma guardano l’istruzione come un mero strumento per ottenere successo e fama. Quando il successo non arriva, ecco che l’angoscia e la tristezza fanno capolino nella vita dei giovani coreani che sprofondano spesso in una spirale di ansia e oscurità che porta alcuni di loro, in situazioni estreme, a commettere violenza contro sé stessi. La Corea, infatti, è uno dei Paesi con il più alto tasso di suicidi al mondo. La paura di rimanere indietro e di non aggiornarsi di continuo determina uno stato di prolungata ansia e depressione. La situazione è resa ancora più complicata se si pensa agli svariati problemi della cultura coreana, uno dei quali è la disparità di genere. La donna coreana ha ancora oggi numerosi nemici da affrontare. Il femminismo coreano è ben diverso da quello occidentale: mentre in Europa ci furono tre momenti principali che riguardarono la nascita di movimenti femministi (le suffragette negli anni ’20, la contestazione del ’68 e l’arrivo del movimento #Metoo negli anni 2000), in Corea il femminismo arrivò solamente negli anni ’80. Determinò la nascita di numerose scuole di pensiero, tra cui anche quelle più radicali (Movimento Megalia) che si impegnarono a lottare contro la forza preponderante del patriarcato. La donna coreana, dunque, deve lavorare il doppio rispetto all’uomo per potersi guadagnare un posto importante all’interno della società (basti pensare al pericolo del licenziamento che le donne affrontano quando rimangono incinte).
La competizione per il successo in Corea è pericolosa e malsana, crea un ambiente deleterio per il lavoro e per lo sviluppo della personalità dell’individuo. Si spera che entro i prossimi anni e con l’avvio di nuove strategie economiche si possano creare più posti di lavoro per combattere il mostro della disoccupazione e che non ci sia più la mercificazione dello studio, ma che si possa riscoprire l’antico amore incondizionato verso l’istruzione.
Fonte immagini del testo e in copertina: Wikimedia Commons (Sikander)
Articolo aggiornato il: 13 Gennaio 2026

