Cosa sono le anisongs? Storia e 5 consigli

Cosa sono le anisongs? Storia e 5 consigli

Le anime songs (o semplicemente abbreviato in anisong, アニソン) sono canzoni studiate e prodotte appositamente per essere rilasciate sul gigantesco mercato che in Giappone gira attorno agli anime. Tale fenomeno si è esteso in modo così ampio da costituire ora un sottogenere a sé nella musica pop giapponese.

Le origini delle anisongs

È negli anni ’70 che il genere delle anisongs fu considerato per la prima volta una categoria musicale a tutti gli effetti, ma già molto prima l’animazione giapponese aveva sperimentato l’utilizzo di canzoni all’interno dei propri prodotti. Un esempio è Kuroi Nyago, il primo film giapponese di animazione ad includere della musica, datato 1929: i personaggi danzavano a tempo di una canzone preregistrata, che potrebbe essere definita ad oggi come una prima anisong. Dopo la Seconda guerra mondiale, l’industria dell’intrattenimento incontrò un periodo particolarmente florido grazie anche a cartoni celeberrimi come Tetsuwan Atom (conosciuto globalmente come Astro Boy) di Tezuka Osamu. Il tema di Atom divenne famoso in patria e fu persino utilizzato come jingle per le partenze alla stazione di Takadanobaba a Shinjuku.

Il boom degli anni ‘70

Dal 1970 si aprì un vero e proprio decennio di boom economico in Giappone, che coinvolse ogni aspetto dell’economia del Paese e si riversò anche sulla crescente produzione di temi musicali per la grande quantità di anime che andavano in onda in quel periodo. Fu proprio in questi anni che nacque la figura dei cantanti di anisongs, con personaggi del calibro di Mizuki Ichirō, scomparso recentemente, che si occupò di cantare la sigla originale di Mazinga Z. Ma non solo cantanti a tutti gli effetti furono coinvolti in questa esplosione. Moltissimi doppiatori, che in Giappone tutt’oggi godono di una popolarità incredibile, furono lanciati sul mercato nel ruolo di interpreti musicali. Esempi lampanti furono Furuya Tōru e Furukawa Toshio, appartenenti al cast originale della prima stagione di Mobile Suit Gundam; essi formarono il duo Slapstick e a partire da questa nuova tendenza, all’interno della macro-categoria delle anisongs se ne sviluppò un’altra, quella delle character songs, brani incentrati attorno ai personaggi di una specifica opera.

Gli anni ’80: la consacrazione delle anisongs

In questo periodo anche autori non legati al mondo degli anime cominciarono a cimentarsi con singoli dedicati a specifici anime, che avrebbero poi acquisito una popolarità enorme fra i fan dei cartoni originali e non solo. Ad esempio, l’anime Occhi di gatto ricevette un grande riscontro di pubblico grazie alla presenza della cantante Anri, la quale, appunto, non era il alcun modo connessa a tale genere di intrattenimento, ma che diede la voce ai temi principali del programma. Allo stesso modo la band TM Network usò la propria Get Wild come sigla dell’anime City Hunter.

Epoca contemporanea

Negli anni a seguito dell’esplosione della bolla economica cresciuta nel decennio precedente, le etichette discografiche crearono delle sezioni apposite che si occupassero esclusivamente della distribuzione di anisongs, fra cui la Starchild della famosa King Records. Nel 1995 uscì quella che forse, ad oggi, è ancora la sigla iniziale più conosciuta a livello mondiale e la canzone più cantata nei karaoke giapponesi: Zankoku na Tenshi no Tēze (A Cruel Angel’s Thesis), cantata da Takahashi Yōko (associata alla Starchild) per l’anime Neon Genesis Evangelion.
Anche le sonorità dei brani mutò e si passò da il cosiddetto kayōkyoku (una definizione che includeva generi diversissimi, dal pop, al jazz, al classico enka giapponese) al J-Pop, termine che si usa tuttora per riferirsi al pop giapponese.
A partire dal 2000, il fenomeno già citato della formazione di band o gruppi di idol da parte di doppiatori si è evoluto in maniera esponenziale, tanto che molti di essi sono ormai considerati delle vere e proprie super star della musica. Basti citare Mizuki Nana, che con la sua Eternal Blaze ha raggiunto il secondo posto nella classifica settimanale della Oricon nel 2005, o Hirano Aya che godette di un exploit di popolarità grazie a Hare Hare Yukai, presente nell’anime La malinconia di Haruhi Suzumiya. L’amore della popolazione per le anisongs ha favorito la diffusione di innumerevoli progetti musicali che vedono come protagonisti i doppiatori (o seiyuu in giapponese) sia in carne ed ossa, che “dietro le quinte”, come voci di personaggi 2D (vedesi Uta no Prince-sama, Love Live, The Idolmaster e Hypnosis Mic). Bisogna sottolineare, infine, che le anisongs popolano qualsiasi tipologia di sound, non soltanto il pop, proprio per attirare il maggior numero di pubblico possibile da ogni dove.

Consigli: 5 anisongs da ascoltare

Oltre a informazioni di carattere storico e culturale, in questo articolo vi proponiamo anche cinque canzoni per darvi l’opportunità di entrare all’interno del vastissimo mondo delle anisongs e, chissà, magari farvi appassionare a questo particolare genere musicale!

5.  Shooting Arrows dei The Cat’s Whiskers (Paradox Live)

4. Summit of Divisions dei Division All Stars (Hypnosis Mic)

3. Brave Shine di Aimer (opening di Fate/Stay Night: Unlimited Blade Works)

2. Kuchizuke dei Buck-Tick (opening di Shiki)

1. Fighter dei Bump of Chicken (ending di San-gatsu no Lion)

 

 

Immagine di copertina: Wikipedia

A proposito di Sara Napolitano

Ciao! Sono Sara, studentessa iscritta al terzo anno del corso di laurea Lingue e Culture Comparate presso l'università "L'Orientale" di Napoli. Studio inglese e giapponese (strizzando un po' di più l'occhio all'estremo Est del mondo). Le mie passioni ruotano attorno ad anime, manga, libri, musica, sport, ma anche natura e animali! Da sempre un'irriducibile curiosa.

Vedi tutti gli articoli di Sara Napolitano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *