Arshile Gorky (1904–1948) è stato un pittore armeno naturalizzato statunitense, esponente dell’Espressionismo astratto, una corrente nata negli Stati Uniti, di cui il fautore è sicuramente Jackson Pollock con la sua action painting. Questo movimento artistico mette al centro una pittura spontanea e automatica, proveniente dall’inconscio. I dipinti di Arshile Gorky raccontano i suoi ricordi, i quali li intreccia con la sperimentazione artistica in un linguaggio visivo profondamente originale.
Le opere principali di Arshile Gorky e il loro significato
| Opera e Anno | Tema e Significato |
|---|---|
| The Artist and His Mother (1926-1936) | Memoria, nostalgia e dolore per la perdita della madre |
| The Liver is the Cock’s Comb (1944) | Energia vitale, fertilità mista a instabilità interiore |
| Agony (1947) | Sofferenza pura, conflitto e dramma personale |
Indice dei contenuti
1. I dipinti di Arshile Gorky: 1926-1936, The Artist and His Mother
Una delle sue opere più toccanti e significative è The Artist and His Mother (L’artista e sua madre), basata su una fotografia dell’artista con sua madre in Armenia, suo paese di nascita. Gorky e la sua famiglia riuscirono a sopravvivere al Genocidio armeno che ebbe luogo dal 1915 al 1923, ma sua madre non si riprese mai del tutto, morendo di fame nel 1919. L’artista e la sua sorellina emigrarono poi da soli negli Stati Uniti. Gorky lavorò su questa immagine per anni, rievocando la memoria, la nostalgia, e soprattutto il profondo dolore per la sua amata madre che aveva perso.

2. 1944: The Liver is the Cock’s Comb
Questo è il dipinto che rappresenta l’Espressionismo astratto per eccellenza: il titolo, The Liver is the Cock’s comb (Il fegato è la cresta del gallo) associa il fegato, considerato sede delle emozioni e della vita, alla cresta del gallo, simbolo di energia vitale e fertilità. Le forme che attraversano la tela non rappresentano oggetti riconoscibili, ma evocano organi, piante, cellule e frammenti corporei, come se la vita fosse vista dall’interno. Inoltre, il colore ha un ruolo centrale, poiché il rosso, il giallo e il verde intenso suggeriscono pulsione, desiderio e vitalità, ma sono contrastati da linee nere e taglienti, che introducono instabilità e conflitto. In questo modo Gorky esprime la sua condizione di esistenza, cioè un attaccamento alla vita, nonostante i vari traumi come il genocidio, l’incidente d’auto del 1948 che gli causò la rottura del collo e la paralisi del braccio destro, e la crisi personale.

3. 1947: Agony
Essa è una delle ultime opere di Gorky: l’opera si presenta come una composizione tesa e frammentata, dominata da forme e linee spezzate, nervose, che sembrano lottare per mantenere un equilibrio. Il colore, spesso cupo e contrastato, amplifica la sensazione di conflitto e instabilità. Agony riflette il dramma personale degli ultimi anni della vita di Gorky, che culmina nel suo suicidio nel 1948, ed esprime proprio una lotta interiore, resa visibile attraverso un ritmo visivo irregolare e inquieto. A differenza del dipinto precedente in cui vi erano sia l’inno alla vita che l’irrequietezza, qui la pittura rappresenta solo la sua sofferenza.

Fonte immagine in evidenza: Wikipedia, Mugtheboss

