Nel diritto internazionale non esiste ancora un diritto all’acqua pienamente autonomo e universalmente vincolante, nonostante esso sia sempre più spesso ricollegato ad altri diritti umani fondamentali
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Evoluzione del diritto all’acqua a livello internazionale
Storicamente, la disciplina sull’acqua ha riguardato le relazioni tra Stati, in particolare per quanto riguarda la gestione delle risorse idriche transfrontaliere (come fiumi e falde acquifere condivise).
Nel corso del tempo, però, diversi organismi internazionali hanno iniziato ad inquadrare il diritto all’acqua all’interno della normativa dei diritti umani. Ad esempio, nel 2002, il Comitato ONU sui diritti economici, sociali e culturali ha adottato il General Comment n. 15, che ha affermato esplicitamente l’esistenza di un diritto umano all’acqua, considerandolo essenziale per la realizzazione di altri diritti fondamentali.
Oppure, la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo non menziona esplicitamente il diritto all’acqua, ma lo richiama implicitamente in due articoli: l’art. 3, che tutela il diritto alla vita e l’art. 25, che garantisce un livello di vita adeguato.
Infatti, fino a qualche anno fa, il diritto all’acqua non era esplicitamente riconosciuto nei trattati internazionali, ma veniva ricavato indirettamente da altri diritti fondamentali, ricollegandolo, ad esempio, al diritto alla salute, al diritto a un livello di vita adeguato, al diritto al cibo e al diritto alla vita.
Alcuni trattati, però, contenevano riferimenti più specifici, ad esempio la Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne (1979), la Convenzione sui diritti del bambino (1989) e la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità (2006).
Ma è nel 2010 che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite fa un grande passo avanti in materia, adottando la Risoluzione 64/292, riconoscendo il diritto all’acqua potabile e ai servizi igienici. Nonostante i progressi, il problema resta molto rilevante: secondo alcune stime delle Nazioni Unite, entro il 2030 circa il 47% della popolazione mondiale vivrà in zone con forte stress idrico.

Le caratteristiche principali del diritto all’acqua
Il sopracitato General Comment n. 15 rappresenta uno dei documenti più importanti nello sviluppo del diritto all’acqua. All’interno si definisce l’acqua come una risorsa naturale limitata, un bene pubblico e, soprattutto, un vero e proprio diritto umano. Ogni persona ha diritto ad avere acqua sufficiente, sicura e accessibile, sia per uso personale, che domestico. Quindi, l’acqua dovrebbe essere:
- Disponibile: ogni persona deve avere una quantità sufficiente e continua di acqua;
- Qualitativamente adeguata: l’acqua deve essere sicura, priva di contaminazioni e accettabile dal punto di vista sanitario;
- Accessibile: nel senso di accessibilità fisica (vicinanza), accessibilità economica (prezzo sostenibile) ed erogata in modo non discriminatorio.
Gli usi essenziali comprendono l’idratazione, l’alimentazione, l’igiene personale e i servizi sanitari.

Gli obblighi degli Stati per garantire l’accesso all’acqua
Il General Comment, di natura non vincolante, individua anche diversi obblighi per gli Stati, che si dividono in tre categorie principali:
- Obbligo di rispettare: lo Stato non deve interferire circa il godimento del diritto all’acqua degli individui sottoposti alla sua giurisdizione;
- Obbligo di proteggere: lo Stato deve impedire che terzi (imprese o altri soggetti) limitino l’accesso all’acqua o la inquinino, poiché se lo Stato non previene violazioni da parte di soggetti privati, può essere considerato responsabile per mancanza di due diligence;
- Obbligo di realizzare: lo Stato deve adottare politiche, infrastrutture e strategie nazionali per garantire il rispetto del diritto all’acqua.
Oltre alle garanzie sostanziali, il diritto all’acqua include anche diritti procedurali, come il diritto all’informazione sulle politiche idriche, il diritto alla partecipazione nelle decisioni che riguardano l’acqua, il diritto a ricorrere alla giustizia in caso di violazione e l’imparzialità dell’azione amministrativa.
Queste garanzie sono fondamentali per rendere il diritto all’acqua effettivamente applicabile.
| Obblighi Statali | Azioni richieste |
|---|---|
| Rispettare | Non interferire e non ostacolare l’accesso all’acqua dei cittadini. |
| Proteggere | Impedire a privati e imprese di inquinare o limitare le risorse idriche. |
| Realizzare | Costruire infrastrutture e adottare politiche per l’accesso equo all’acqua. |

Conclusioni sulle sfide globali per il diritto all’acqua
Il diritto all’acqua è un diritto fondamentale, senza il quale non si potrebbe godere di altri diritti umani importantissimi; tuttavia, il suo rispetto concreto è molto problematico e le cause sono diverse: è un bene scarso, che richiede una certa qualità di infrastrutture, elementi che, a causa delle disuguaglianze economiche e sociali, mancano in alcuni Paesi, soprattutto quelli in via di sviluppo.
Inoltre, molti ordinamenti nazionali non riconoscono ancora esplicitamente questo diritto nelle proprie costituzioni.
In conclusione, la piena realizzazione del diritto all’acqua dipenderà dalla capacità degli Stati e della comunità internazionale di gestire in modo equo le risorse idriche, coinvolgendo la popolazione nelle decisioni in materia, senza nessun tipo di discriminazione.
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