Edith Södergran: la voce moderna della poesia nordica

Edith Södergran: la voce moderna della poesia nordica

Edith Irene Södergran, nata nel 1892 a San Pietroburgo, è una delle voci più potenti e innovative della poesia del Novecento. Appartenente alla minoranza dei finlandesi di lingua svedese, è universalmente riconosciuta come la pioniera del modernismo nella letteratura svedese. La sua vita, breve e segnata dalla tubercolosi, si concluse nel 1923 nel villaggio di Raivola, ma la sua produzione poetica ha lasciato un’impronta indelebile.

Isolamento e influenze sulla sua poetica

Pur vivendo isolata in un villaggio al confine russo-finlandese, Edith Södergran ha lasciato un segno profondo sulla poesia svedese. I suoi soggiorni nei sanatori svizzeri furono occasioni di contatto con le correnti intellettuali europee. L’influenza di Friedrich Nietzsche fu determinante, da cui trasse una visione vitalistica dell’esistenza. La sua scrittura, benché segnata dalla sofferenza, esprime un desiderio di elevazione spirituale e una tensione verso l’oltre. Södergran costruisce così la figura di una “superdonna” capace di trasformare il dolore in forza creatrice, un concetto che ha affascinato autori successivi e studiosi, come attestato dall’Enciclopedia Britannica.

Principali raccolte poetiche e temi chiave

La produzione di Södergran, concentrata in pochi anni, ha segnato tappe fondamentali per la poesia moderna scandinava. Le sue opere sono conservate e studiate dalla Società di letteratura svedese in Finlandia (SLS).

Raccolta (anno) Temi e innovazioni principali
Dikter (poesie, 1916) La raccolta d’esordio, introduce il verso libero, l’influenza di nietzsche e la figura della donna nuova e forte.
Septemberlyran (la lira di settembre, 1918) Esplora la visione profetica della poetessa, con toni cosmici e un forte senso di vocazione e superiorità spirituale.
Rosenaltaret (l’altare delle rose, 1919) Affronta il tema dell’amore e della morte, con una maggiore maturità e una fusione tra l’elemento erotico e quello mistico.
Landet som icke är (la terra che non è, 1925) Pubblicata postuma, contiene alcune delle sue poesie più celebri e rappresenta l’apice della sua ricerca di una dimensione trascendente.

La deviazione dalla norma e la poetica formalista

Un elemento centrale della sua poetica è il concetto di deviazione dalla norma, mutuato dai formalisti russi: l’arte non deve imitare la realtà, ma offrire una nuova visione. Per farlo, Södergran utilizza metafore audaci, una spiccata musicalità del verso, simbolismo e immagini stranianti, lasciando spazio all’interpretazione soggettiva del lettore. La poesia diventa così una forma di comunicazione emotiva e sensoriale.

Il dualismo interiore: tra forza e fragilità

Nelle sue poesie emerge una costante tensione tra fragilità e potenza. Se da un lato l’autrice si sente inferiore a causa della malattia, dall’altro si percepisce superiore in virtù della sua forza intellettuale. Nella poesia Jag (Io), tratta dalla sua prima raccolta Dikter, si definisce estranea al mondo, interrogandosi sulla propria condizione. L’albero, simbolo ricorrente, rappresenta la salvezza, la trascendenza e un percorso di risalita.

Emancipazione femminile e sorellanza

Il tema dell’emancipazione femminile è centrale. In testi come Crepuscoli viola, donne libere e mitologiche si muovono in un paesaggio senza uomini. Le amazzoni, le vergini nude e i centauri popolano un immaginario in cui la forza femminile è autonoma e combattiva. In Vierge moderne, la scrittrice rifiuta i confini del genere e si definisce neutra, “sole scarlatto” e “acqua audace”, esprimendo la complessità dell’individuo che non accetta di essere ridotto a una categoria.

Delusione amorosa e interiorità mistica

Poesie come La rosa e Scoperta affrontano il tema della delusione amorosa. L’io poetico lamenta l’incomprensione da parte dell’uomo, che cerca una superficialità in contrasto con la profondità spirituale femminile. In La rosa, contenuta in Rosenaltaret, si avvertono echi della mistica araba, evocando un amore quasi divino, mentre in Scoperta si sottolinea la distanza tra desiderio fisico e ricchezza emotiva.

La natura come specchio dell’interiorità e del destino

In Autunno, gli alberi diventano partecipi del vissuto umano, in un paesaggio che riflette le stagioni della vita. La natura si trasforma in strumento di conoscenza e trasfigurazione poetica. La poesia La luna, dalla raccolta postuma Landet som icke är, presenta la morte non come fine, ma come trasformazione ciclica. Il disco lunare, in linea con le credenze nordiche, diventa tessitore del destino, figura affine alle Norne, preparando il terreno per una rinascita spirituale.

La tensione cosmica come trionfo dell’esistenza

Infine, la poesia Till fots (A piedi) è un inno alla forza interiore: la poetessa afferma di attraversare i sistemi solari per ritrovare sé stessa, in un’immagine di espansione cosmica. È il trionfo dell’esistenza, una dichiarazione di invincibilità dell’anima di fronte alla malattia. In questa tensione tra vita e morte, Edith Södergran ha costruito una poetica universale, capace di parlare al cuore umano con un linguaggio visionario e potente.

Fonte immagine: Svenska litteratursällskapet i Finland

Articolo aggiornato il: 16/09/2025

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