L’ateo e l’agnostico a confronto

L'ateo e l'agnostico a confronto

I termini ateo e agnostico sono stati spesso utilizzati erroneamente come sinonimi per indicare una categoria di persone che non crede e non dimostra affinità per alcun tipo di religione. In realtà la definizione dei due termini è ben più complessa e diversificata.

Il termine ateo deriva dal greco “atheos”, che significa “senza Dio”. Questo sta a significare che le persone che si identificano come agnostiche reputano impossibile l’esistenza di Dio, perciò lo negano a priori. La razionalità è alla base dell’ateismo, perciò tutto ciò che non può essere spiegato tramite ragionamenti scientifici, non ha motivo e non può esistere.

L’ateo è in disaccordo con il fatto che un’entità superiore all’uomo, in questo caso Dio, possa influenzarne il destino e dirigerne il futuro in una direzione o in un’altra. Per gli atei, il libero arbitrio è di essenziale importanza, e ciò non può coesistere con Dio. Ciò che l’ateo fa, è affermare la superiorità della mente umana su qualsiasi tipo di religione, ideologia e scuola di pensiero. Si dichiara con fermezza non credente, reputando che dopo la morte non esiste l’aldilà o l’altra vita.

In termini filosofici ammettere che Dio non esiste, significherebbe ammettere che tutte le cose esistenti (l’uomo in primis) sono causa del proprio esistere, il che è un paradosso anche per la scienza. Inoltre, c’è chi si identifica come ateo, a livello esistenziale, e a dimostrazione della propria posizione, si pone interrogativi del tipo: se Dio esiste, perché la gente soffre? Perché i bambini muoiono? Perché c’è la guerra?

L’agnostico, invece, ha una più ampia veduta. Per altro, non rifiuta la religione in quanto tale, pur raramente identificandosi in una o nell’altra. Ciò che l’agnostico fa è documentarsi, alla ricerca di conferme (dove plausibile) riguardo l’esistenza o la non esistenza di un’entità superiore all’uomo. Dal greco “a-gnothein”, che significa “non conoscere”, l’agnostico è colui che con le sue sole forze non sa spiegarsi l’esistenza di Dio, e perciò non nega e non ammette. L’ateo, invece, rifiuta a priori la possibilità che possa esistere. Senza Dio, il dolore, le ingiustizie, la morte sono perenni e irreversibili, mentre con Dio l’uomo ha la possibilità di esser grato delle cose belle, del bene in quanto tale. Credere da speranza, mentre il non credere annulla tali speranze. L’agnosticismo ritiene che neppure la scienza è in grado di dare una risposta accurata a tale quesito. Dio, perciò, può esistere come può non esistere.

È difficile definire che posizione assume l’agnostico, forse proprio perché una posizione definitiva non ce l’ha. Non si sbilancia, non nega, né afferma l’esistenza di qualcosa, ma si astiene, ritenendosi incapace di giungere a una conclusione soddisfacente. Alla domanda “credi in Dio?”, l’agnostico risponderà “non lo so”, mentre l’ateo risponderà con un semplice “no”. L’agnosticismo è una forma più leggera di ateismo. L’agnostico, in un certo senso, assume i tratti dell’ignavo dantesco.

Ma ci sono anche altre categorie di agnostico, tra cui il pigro, colui al quale manca la volontà di documentarsi sull’esistenza o sulla non esistenza di Dio, o l’agnostico comodo, termine coniato da Papa Francesco, che sta ad indicare colui il quale è superficiale e vive la vita con eccessiva leggerezza.

La Bibbia ci dice che bisogna accettare l’esistenza di Dio, senza interrogarci sul come o sul perché, ma credere e avere fede. Dio è spirito, un’entità che non può essere né vista né percepita. Ovviamente, non tutti sono disposti ad avere fede. L’ateo, in primis, seguito, forse, più timidamente, anche dall’agnostico.  

Fonte immagine: pexels.com

A proposito di Martina Calia

Classe 1997, laureata in Mediazione Linguistica e Culturale e attualmente specializzanda in Lingue e Letterature europee e americane presso L'Orientale di Napoli. Lettrice accanita di romance in ogni sua forma, che a tempo perso, si cimenta nella scrittura creativa sia in italiano, ma soprattutto in inglese.

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