Per moltissimo tempo, la letteratura italiana del Novecento è stata raccontata come un panorama quasi esclusivamente maschile. Tutti conoscono autori come Montale, Moravia, Pasolini, eppure sono moltissime le scrittrici italiane del ‘900 che hanno sperimentato linguaggi nuovi, affrontato temi scottanti, messo in discussione le norme sociali e culturali del loro tempo, producendo così opere innovative e significative per la storia culturale europea. Ma nonostante la qualità della loro scrittura, molte di queste voci, talvolta osteggiate, sono state relegate ai margini dell’editoria. Ad oggi, tuttavia, queste scrittrici continuano a parlarci, rivelando un’inesauribile attualità.
Riscoprire queste voci non è un mero esercizio di memoria storica, ma un atto di contemporaneità, significa riconoscere che il Novecento non è stato un secolo dominato solo da grandi filosofi o romanzi celebri, ma anche da scrittrici che hanno raccontato la complessità dell’identità femminile, la violenza silenziosa, il desiderio di libertà.
Indice dei contenuti
- 1. Cinque autrici da riscoprire e la loro eco nell’Italia di oggi
- 2. Tabella riepilogativa: autrici e contributi
- 3. Anna Maria Ortese: un’umanità visionaria
- 4. Laudomia Bonanni: lotta privata e contesto sociale
- 5. Paola Masino: critica domestica e sovversione satirica
- 6. Goliarda Sapienza: gioia, desiderio, libertà
- 7. Elsa Morante: una delle scrittrici italiane del ‘900 in parte dimenticata
- 8. Perché riscoprire le scrittrici italiane del ’900 è importante?
Cinque autrici da riscoprire e la loro eco nell’Italia di oggi:
| Autrice | Contributo |
|---|---|
| Anna Maria Ortese |
Una voce visionaria che unisce dolore e incanto. Le sue pagine ci insegnano ancora oggi a guardare al mondo con genuina sensibilità. |
| Laudomia Bonanni |
Racconta la guerra e la violenza con uno sguardo sempre lucido, è stata in grado di cogliere ciò che la storia ufficiale dimentica. |
| Paola Masino |
Irregolare e audace, svela le costrizioni invisibili imposte alle donne e smonta il mito della donna-domestica, anticipando i temi del femminismo contemporaneo. |
| Goliarda Sapienza |
Racconta di desiderio, autonomia e ribellione femminile con una potenza narrativa che resta rivoluzionaria ancora oggi. |
| Elsa Morante | Nei suoi romanzi intreccia mito, dolore e realismo sociale, dando voce a figure femminili e infantili sorprendentemente moderni. |
Anna Maria Ortese: un’umanità visionaria

Anna Maria Ortese (1914-1998) ha scritto con uno sguardo sospeso tra sogno e reportage, raccontando la realtà con una delicatezza e una sensibilità disarmante. Nel suo romanzo più celebre: Il mare non bagna Napoli (1953), Ortese esplora una Napoli devastata dal dopoguerra, ma animata da una profondità mistica. I suoi romanzi non sono delle semplici descrizioni, ma le sue parole ci svelano una realtà più complessa, fatta di fragilità, emarginati e sguardi sensibili rivolti a chi sta ai margini della società. Ad oggi, Ortese ci parla ancora e ci racconta l’empatia, la capacità di vedere l’altro non come un oggetto, ma come un portatore di ferite e fragilità. In un periodo storico in cui la vita ci rende spesso insensibili, la sua voce ci ricorda il valore dell’attenzione e della cura.
Laudomia Bonanni: lotta privata e contesto sociale

Laudomia Bonanni (1907-2002) è stata una scrittrice profondamente legata alle sue radici abruzzesi, ma la sua scrittura ha una portata universale. Nelle sue opere Bonanni ha lucidamente descritto e messo a fuoco la condizione femminile dell’epoca, con grande impegno morale.
Uno dei suoi temi centrali è la “nevrosi femminile”, ne Il bambino di pietra – Una nevrosi femminile emerge la tensione tra l’obbligo sociale della maternità e il desiderio di libertà. Bonanni ha spesso scritto dell’abbandono, della miseria, delle relazioni disfunzionali, usando sempre una scrittura sobria, senza mai abbandonarsi a sentimentalismi.
La sua marginalizzazione è stata profonda: dopo il suo ritiro volontario, molte opere furono dimenticate, fu solamente con alcune ristampe postume (come La rappresaglia) che la critica ha ricominciato a scoprirla. Ad oggi, Laudomia Bonanni continua a raccontarci delle questioni di genere, delle disuguaglianze e delle norme sociali e del peso delle aspettative.
Paola Masino: critica domestica e sovversione satirica

Paola Masino (1908-1989) ha attraversato la letteratura con un profondo spirito provocatorio: scrittrice, poetessa, giornalista sempre critica verso l’ideologia dominante. Nel suo romanzo Nascita e morte della massaia, una delle sue opere più provocatorie e irriverenti, Masino costruisce una parabola grottesca in cui il ruolo di massaia diventa simbolo di alienazione. La figura femminile domestica diventa prigione e metafora di un’identità soffocata dalle norme sociali.
La sua satira e il surrealismo non sono semplici esercizi formali, ma un gesto di resistenza e ribellione contro un modello patriarcale che vorrebbe limitare le donne a pochi ruoli predefiniti. Attualmente, la sua critica continua a risuonare nelle discussioni contemporanee sul lavoro, sulla libertà, sull’uguaglianza, le sue parole conservano un forte potere sovversivo.
Goliarda Sapienza: gioia, desiderio, libertà

Goliarda Sapienza (1924-1996), attrice e scrittrice, ha condotto una vita fuori dall’ordinario, ha rifiutato i ruoli tradizionali e le convenzioni sociali durante tutta la sua vita e ha redatto un’opera monumentale: L’arte della gioia.
L’arte della gioia è stato scritto tra il 1967 e il 1976, ma è stato pubblicato solo dopo la sua morte. La protagonista del romanzo, Modesta, è una donna libera, indipendente e sessualmente determinata. È un’eroina che sfida tutte le convenzioni sociali e lotta per poter vivere la vita così come vuole. La sua voce, a lungo ignorata in Italia, è diventata un simbolo internazionale di rinascita e libertà.
Sapienza ricorda che la gioia è un’arte, non un privilegio, e che la libertà personale può essere il più radicale degli atti politici.
Elsa Morante: una delle scrittrici italiane del ‘900 in parte dimenticata

Elsa Morante (1912-1985) non può essere definita come completamente dimenticata o marginalizzata, ma il suo contributo viene spesso ridotto a poche opere canoniche, sorvolando sulla ricchezza della sua scrittura e la sua visione critica.
Nata a Roma, ha vissuto da vicino le tragedie storiche del suo tempo: le guerre, la povertà, la fragilità umana. Le sue opere-chiave riflettono queste realtà: Menzogna e sortilegio (1948), L’isola di Arturo (1957), in cui Elsa Morante esplora l’infanzia, l’innocenza e il desiderio, e La Storia (1974) in cui una macrostoria e una microstoria si mescolano, raccontando di una Roma devastata dalla guerra.
Morante ha avuto il coraggio di raccontare la guerra non solo come un evento militare, ma anche come un trauma sociale e come una rottura psicologica. In La Storia, ad esempio, la guerra diventa un dramma morale e umano, una catastrofe che distrugge le famiglie e inghiotte sogni e speranze.
Il suo linguaggio crudo è una testimonianza di ciò che significa vivere in un secolo di violenza e disillusione, fatto di resistenza interiore. Rileggerla ad oggi significa comprendere il valore della memoria e la necessità di non banalizzare la sofferenza, riconoscendo il potere della narrazione per restituire dignità a chi ha vissuto il conflitto come trauma esistenziale.
Perché riscoprire le scrittrici italiane del ’900 dimenticate è importante oggi?
Le scrittrici italiane del ‘900 appena presentate non sono solo voci dal passato, ma presenze vive che interrogano il presente. Ognuna di queste autrici ha qualcosa da raccontarci e insegnarci: la compassione, la gioia, la libertà, l’irriverenza, la resilienza.
Rileggere queste autrici significa ricordare che la narrativa non è solo quella raccontata dai manuali, ma anche quella sopravvissuta nel silenzio. Infine, riscoprirle significa riprendere in mano la nostra storia e la nostra cultura, facendole rivivere attraverso queste voci dimenticate che ci insegnano la fragilità e la bellezza.
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