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Geishe, maiko e taikomochi: l’arte giapponese di intrattenere

Le geishe, maiko e la Geisha, intrattenitrici donne mentre i taikomochi

Con i termini geisha e maiko ci si riferisce ad artiste e intrattenitrici tradizionali giapponesi, la cui professione è particolarmente legata ai quartieri storici di Kyoto e Tokyo. La parola geisha (芸者) deriva dall’unione di gei (芸), che significa “arte”, e sha (者), “persona”. Una geisha è, letteralmente, una “persona delle arti”. Contrariamente a un diffuso e inesatto stereotipo occidentale, una geisha non è una prostituta, ma un’esperta in discipline artistiche come la musica, la danza e l’arte della conversazione, il cui ruolo è intrattenere ospiti di alto livello in case da tè (ochaya) e ristoranti tradizionali (ryōtei).

Maiko e geisha a confronto: le differenze principali

La maiko è un’apprendista geisha, solitamente tra i 15 e i 20 anni. Il suo aspetto è studiato per essere vistoso e riconoscibile. La geisha (chiamata geiko nel dialetto di Kyoto) è invece l’artista affermata, il cui stile è più sobrio e maturo.

Caratteristica Maiko (apprendista) Geisha / Geiko (professionista)
Abbigliamento (kimono) Colori vivaci, maniche lunghe (furisode) e un obi (cintura) molto lungo che pende sulla schiena. Colori più sobri e disegni discreti, maniche più corte (tomesode) e un obi annodato in modo più semplice.
Trucco Base bianca pesante (oshiroi), trucco accentuato su occhi e labbra. Inizialmente, solo il labbro inferiore è colorato di rosso. Trucco più leggero e naturale, spesso indossato solo durante le esibizioni. Entrambe le labbra sono colorate.
Acconciatura Usa i propri capelli per creare acconciature complesse, decorate con vistosi fermagli floreali (kanzashi). Indossa una parrucca (katsura) per preservare i propri capelli, con ornamenti più discreti.
Calzature Indossa sandali di legno molto alti e laccati, chiamati okobo. Indossa sandali più bassi e semplici, chiamati zōri.

La storia delle geishe e il percorso per diventarlo

Le geishe emersero come professione intorno al XVII secolo. Inizialmente, come attestato da fonti storiche come quelle dell’Ente Nazionale del Turismo Giapponese (JNTO), i primi intrattenitori erano uomini. Con il tempo, le donne presero il sopravvento e, per distinguersi dalle cortigiane, il governo emanò leggi che vietavano alle geishe di esercitare la prostituzione, regolamentando la loro attività all’interno di specifici quartieri chiamati hanamachi (“città dei fiori”).

Per diventare geisha, una ragazza inizia il suo percorso in giovane età entrando in una okiya, la “casa delle geishe”, gestita da una figura materna (okāsan). L’okiya copre tutte le spese della sua costosissima formazione, che la ragazza ripagherà una volta diventata professionista. Dopo un periodo di apprendistato domestico, l’aspirante diventa una maiko e inizia ad accompagnare le geishe più anziane agli appuntamenti per imparare sul campo. Ad oggi, questo percorso esiste ancora, sebbene l’età minima per iniziare sia regolamentata dalle leggi sull’istruzione.

Le arti e le regole di una geisha

La formazione di una geisha è rigorosa e multidisciplinare. Le sue abilità includono: la danza tradizionale (buyō), il canto, la capacità di suonare strumenti come lo shamisen (un liuto a tre corde), l’arte di comporre i fiori (ikebana), la calligrafia (shodō) e la conduzione della cerimonia del tè (sadō). Oltre a ciò, una geisha deve essere un’eccellente conversatrice, informata su eventi attuali e capace di mettere a proprio agio ogni tipo di ospite. Il loro abbigliamento, il kimono, è un’opera d’arte e il modo di indossarlo segue codici precisi.

Le figure maschili: taikomochi e danna

I Taikomochi (o hōkan) furono i precursori delle geishe. Nati come consiglieri e intrattenitori dei signori feudali (daimyō), erano maestri di cerimonia, narratori e comici. Con l’ascesa delle geishe, il loro numero diminuì drasticamente fino a diventare una rarità. Oggi, in tutto il Giappone, ne sono rimasti pochissimi. Il danna, invece, è un patrono, un uomo facoltoso che sostiene finanziariamente una geisha, coprendo le sue ingenti spese in cambio di esclusività e prestigio. Questa figura, sebbene meno comune, esiste ancora.

Le geishe oggi: guadagni e vita privata

Il guadagno di una geisha è variabile e dipende dalla sua popolarità e anzianità, ma è generalmente elevato, anche se una parte significativa serve a ripagare il debito con l’okiya e a sostenere i costi di kimono e accessori. Le regole sulla vita privata si sono molto allentate. Se in passato una geisha doveva ritirarsi se decideva di sposarsi, oggi non è più una regola ferrea, specialmente in città come Tokyo. Molte geishe possono avere relazioni e persino figli, continuando a esercitare la loro professione, come confermato da numerose testimonianze raccolte anche in contesti accademici come quelli analizzati dal portale Nippon.com.

Libri per approfondire la figura della geisha

  • “Memorie di una geisha” di Arthur Golden: il celebre romanzo che, sebbene romanzato, ha fatto conoscere questa figura in tutto il mondo, poi adattato nell’omonimo film.
  • “Il mondo dei fiori e dei salici. Autobiografia di una geisha” di Masuda Sayo: una testimonianza reale e cruda della vita di una geisha in una stazione termale nel Giappone del dopoguerra.
  • “La mia vita da Geisha” di Liza Dalby: il racconto dell’unica donna occidentale ad essere diventata una geisha per motivi di studio, offrendo una prospettiva antropologica unica.

La geisha rimane una delle icone culturali più affascinanti del Giappone, custode di un mondo di raffinatezza, arte e disciplina.

Foto dell’articolo su geishe e maiko: Pixabay


Articolo aggiornato il: 17/09/2025

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