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Vuoi insegnare l’italiano? Le nuove prospettive

La via dell’insegnamento è sempre più congestionata: decreti su decreti, ministri dell’Istruzione e dell’Università che si susseguono rapidamente, ognuno con le sue idee politiche e culturali. L’ultimo decreto mette in tavola l’assunzione dei precari, i nuovi saperi, il curriculum dello studente, l’estensione dei poteri dei presidi e una probabile riforma per l’accesso alle graduatorie, una specializzazione al posto del TFA. Perfetto, sì: nel frattempo gli aspiranti insegnanti attendono che le forze politiche smettano di “tirarsi i coppetielli”. La risposta al desiderio di trasmissione dei saperi, ad oggi, sembra una: l’insegnamento dell’italiano all’estero. 

In Italia la formazione per l’insegnamento dell’italiano L2/LS (italiano a stranieri in Italia/italiano a stranieri all’estero) avviene nelle aule dell’Università per Stranieri di Siena, Perugia, Venezia, tramite lauree triennali, magistrali, master, dottorati e certificazioni riconosciute all’estero come il DITALS, il DILS e il CEDILS, mentre Napoli offre terreno fertile con un Master di II livello all’Università “L’Orientale”.

Facciamo un passo in avanti: l’esperienza sul campo. Lo studente si siede dall’altra parte, di fronte a sé ha una classe da gestire, la cui poliedricità stravolge spesso le nozioni della conoscenza libresca. Chi ha vissuto questo cambiamento può darci testimonianze interessanti. Le persone intervistate si sono offerte volontarie all’interno di un gruppo Facebook, “Insegnare all’estero”, dove numerosi aspiranti insegnanti o professionisti già qualificati si scambiano informazioni sulle opportunità di lavoro fuori dal confine italiano. Un sincero ringraziamento per la loro disponibilità.

Eleonora Sarlo, classe ’88, originaria di Asti, ci racconta con passione il suo percorso ancora in fieri.

Che studi hai compiuto per raggiungere la competenza che hai oggi? Stai già insegnando agli stranieri?

Io mi sono laureata 3 anni fa presso l’Università degli Studi di Torino, in Scienze della Mediazione Linguistica, in francese e portoghese. Siccome ho sempre avuto la passione per l’insegnamento delle lingue ho cercato una strada alternativaDopo la laurea inizierò il master in didattica dell’italiano LS e nel frattempo ho cominciato un progetto di volontariato nella mia città, Asti. Io mi occupo di studenti alfabetizzati di livello A1, per la maggior parte africani rifugiati politici.

Ascoltiamo la voce di un’altra insegnante: Simona Scigliuolo, classe ’87, nata a Bari, neolaureata in Filologia Moderna con esperienze pregresse in campo editoriale, della comunicazione e un progetto Leonardo.

Simona, raccontaci della tua esperienza di Assistente linguistico nelle scuole francesi, resa possibile nell’ottobre del 2013 dal bando annuale del MIUR.

É stata un’esperienza bellissima per la quantità di cose che puoi imparare in un paese straniero e per l’esperienza di lavoro finalmente reale cioè uno stipendio regolare, dei diritti in quanto lavoratore e molta umanità da parte della gente del luogo. Contenta di questa avventura, ho deciso di restare in Francia per una supplenza part-time. Attualmente ho un contratto, in teoria rinnovabile per il prossimo anno. Stare fuori non è da tutti. Bisogna avere molto coraggio.

Simona lamenta inoltre quello che è un malessere generalizzato di questo folto gruppo di assistenti linguistici in Francia: lavoro tendenzialmente banale e strutturato in lezioni ripetitive, incentrate su stereotipi del nostro paese.

La nostra generazione è disposta a tutto per trovare un lavoro e tu ne sei l’esempio, non trovi?

Sì, siamo una generazione in movimento che non può fermarsi. Siamo anche una generazione senza frontiere: il mio ragazzo è spagnolo, ingegnere e ora vive in Inghilterra. Questo, però, non ci impedisce di coltivare il nostro legame, di parlare quattro lingue quando siamo insieme e trovo questo super stimolante.

L’ultima testimonianza ci è pervenuta da Piera de Gironimo, 29 anni, originaria di Formia, laureata in Letteratura, Lingua, Studi italiani ed Europei, con un master in Spagna in Studi teorici e comparati della letteratura e della cultura, abbinato al Master para Profesorado. Piera ha lavorato sia in Spagna che in Norvegia, mentre in Italia ha avuto a che fare con immigrati e rifugiati. Ciò che Piera ha rilevato, rispetto ad altre testimonianze, è l’innegabile incontro-scontro fra la nostra cultura e quella degli altri popoli.

Piera, quali sono i maggiori disagi che hai riscontrato all’estero? 

Problemi di integrazione, metodi di accesso a eventuali graduatorie troppo complicati, bandi di concorso per giovani inesistenti. In Norvegia non sono riuscita ad integrarmi e sono andata via per questo. Riguardo la Spagna, il sistema di graduatorie per i supplenti è complesso e non è facile stargli dietro.

Cambiano le persone, le esperienze, i paesi di destinazione: il paradigma non cambia. Preso coscienza dello stato delle cose in Italia, gli studenti di lingue, in primis, decidono di partire. Ci si ambienta, si conoscono luoghi ed usanze, si affronta la burocrazia estera, ci si avvicina ai primi lavori. Ma stabilirsi definitivamente in un paese straniero è una sfida dura per tutti: subentrano fattori di tipo affettivo, economico, sociale, familiare e, prima o poi, si fa ritorno in patria. La differenza sostanziale, a quel punto, è una sola: disfare la valigia o progettare una nuova sfida e ripartire.

-Vuoi insegnare l’italiano? Le nuove prospettive-

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