Inverno: cinque meravigliose poesie

L’inverno è così, lo si odia o lo si ama. Nella sua nettezza e  “estremismo” (nelle temperature, nella luce, nella natura), genera per forza di cose una contrapposizione tra chi spera che presto finisca e chi, in fondo, vorrebbe restare in letargo ancora un po’.

L’invero, però, è anche la stagione delle nevi, che in sè detengono un elemento “magico”, quasi d’ispirazione, soprattutto per chi ne riesce ad esprimere la poeticità. Ed è anche la stagione in cui tutto finisce, “l’anno vecchio” in particolare, e tutto ricomincia, lasciando poi il testimone a tempi più “caldi”.

Ecco, dunque, cinque meravigliose poesie sull’inverno.

Anton Cechov, “L’odore dell’inverno”

Il tempo dapprincipio fu bello,
calmo. Schiamazzavano i
tordi, e nelle paludi qualcosa di vivo
faceva un brusio, come se
soffiasse in una bottiglia vuota.
Passò a volo una beccaccia e
nell’aria con allegri rimbombi.
Ma quando nel bosco si fece
buio e soffiò da oriente un vento
freddo e penetrante, tutto tacque.
Sulle pozzanghere si allungarono
degli aghetti di ghiaccio.
Il bosco divenne squallido, solitario.
Sì senti l’odore dell’inverno.

Umberto Saba, “Inverno”
 
È notte, inverno rovinoso. Un poco
sollevi le tendine, e guardi. Vibrano
i tuoi capelli selvaggi, la gioia
ti dilata improvvisa l’occhio nero;
che quello che hai veduto – era un’immagine
della fine del mondo – ti conforta
l’intimo cuore, lo fa caldo e pago.
Un uomo si avventura per un lago
di ghiaccio, sotto una lampada storta.
 
Gianni Rodari, “Sulla neve”
 
D’inverno, quando cade
la neve e imbianca il prato
e nasconde le strade
sotto il manto gelato,
ai bimbi, avventurieri
dal cuor senza paura,
non servono sentieri
per tentare l’avventura:
marciano arditi dove
la nevicata è intatta,
aprendo strade nuove
nel deserto d’ovatta.
Ma l’orme dei piedini
la neve serberà
per guidare i bambini
a casa, quando mamma chiamerà…
 
Pablo Neruda, “E ti bacio la bocca bagnata di crepuscolo”
 
No, non voglio baciarti
in una giornata di sole.
Non voglio che sia estate.
Non voglio che sia in mezzo alla folla.
Vorrei baciarti in una di queste sere d’inverno,
quando il sole scolora nel grigio e nel freddo;
quando sarà più facile
trovare, insieme,
l’alba dentro l’imbrunire.
 
Mariangela Gualtieri, “Cresce l’inverno”
 
Cresce l’inverno sbattendo le persiane.
Porta i suoi venti intrattabili e
trampolini di gelo da cui cadiamo giù
rotti strappati un poco bastonati
dalle sue bassezze e giornatacce
senza uscite. Facinoroso inverno
rigonfio di parole sussurrate.
Prolifico arsenale. Granaio delle voci.
A chi è in ascolto – tu piaci.

 

Immagine in evidenza: pixabay.com

A proposito di Maria Laura Amendola

Nata a Potenza il 28 giugno 1993, madre australiana e papà Irpino. Impegnata, per diversi anni, in organizzazioni a carattere sociale e culturale, ho prediletto come ambito il femminismo e le battaglie contro le disuguaglianze di genere. Nel 2021, è nata la mia prima opera letteraria, "Una donna fragile", Guida Editori.

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