Islam e magia: analisi di un rapporto complesso

islam e magia

Perché un colosso come Harry Potter non è nato in terra musulmana: uno sguardo al rapporto tra Islam e magia.

Così come il Cristianesimo, anche l’Islam condanna l’uso della magia in quanto opera del diavolo. Se conosciamo (o meglio siamo convinti di conoscere) la visione del cristianesimo, ben più incerta è la conoscenza dell’opinione dei musulmani, che naturalmente sono divisi tra i più tradizionalisti e coloro che tendono a “chiudere un occhio”. È per questo interessante analizzare la visione della magia nel contesto islamico, osservando anche il modo in cui è stata recepita la saga di Harry Potter nei paesi musulmani e provando ad avvicinarci ancora di più a questo mondo, che non fa altro che riservarci sorprese.

Islam e magia

In realtà, esiste una lunga trafila di oggetti e credenze (assolutamente musulmane) riguardanti la magia e il suo uso.

Lo stesso Muhammad (Maometto) compie viaggi e opere che potrebbero sembrarci “magici”: basti pensare al viaggio sul cavallo alato Burāq (trad. dall’arabo: lampo), una cavalcatura giunta dal paradiso islamico per essere cavalcata dai profeti, narrato nella Sura al-Isrāʾ (o del Viaggio Notturno). Burāq, tra l’altro, non viene mai menzionato dal Corano ma giunge a noi attraverso la tradizione, e questo non fa che rimarcare l’incertezza che si ha volendo parlare dei “divieti” o dei “permessi” dell’Islam.

Viaggio tra magia e Islam | Analisi di un rapporto complesso
Burāq in una miniatura moghul del XVII secolo. Fonte: Wikipedia.

Sarebbe per questo limitante liquidare la questione dicendo che l’Islam condanna le storie del maghetto Harry Potter: infatti, se negli Emirati Arabi Uniti, nel 2002, il libro fu bannato dalle biblioteche scolastiche, la sua stampa non fu mai vietata e chiunque, fuori dalla scuola, può leggere una copia araba delle avventure del mago più famoso dei nostri tempi. Fondamentale è analizzare i punti di vista di più musulmani, dato che è sempre bene tenere a mente che non tutti pensano allo stesso modo e vivono la religione in egual maniera. È d’esempio un articolo, scritto alcuni anni fa, in un blog musulmano che sfrutta Harry Potter come esempio per migliorare la religiosità individuale, paragonando alcuni elementi simbolo della saga a situazioni in cui si ritrovano spesso i musulmani; prima tra tutti, la metafora tra la paura di pronunciare il nome di Voldemort e la paura, per certi musulmani, di pronunciare parole considerate tabù. Si fa anche riferimento alla sfera religiosa più intima, di quei musulmani che si sentono inadatti o non degni di appartenere a questa religione, proprio come se fossero dei Mezzosangue.

Viaggio tra magia e Islam | Analisi di un rapporto complesso

Come si può dedurre, nella tradizione islamica non mancano elementi che nella nostra visione sono a tutti gli effetti “magici”; primo tra tutti il jinn, quello che comunemente identifichiamo come il genio della lampada. Se nel famoso cartone Disney, Aladdin, il genio è una creatura benevola che aiuta il ladro nella sua avventura, nella tradizione islamica (ma anche in quella preislamica, quindi pagana) il jinn è una creatura originata dal fuoco e per lo più maligna, ma che in certi casi può mostrarsi in forma benevola (fonte immagine: Encyclopedia Britannica).

È bene notare che questa figura, come tante altre dell’Islam, è ripresa da una tradizione preislamica precedente, in cui la vita era scandita da spostamenti continui e si viveva in tribù.

Infatti, seppur non ci siano delle indicazioni precise sulla religiosità delle tribù arabe preislamiche, il jinn viene considerato dagli studiosi come un elemento distintivo della cultura dei popoli preislamici che differenziavano i jinn in varie categorie, tra cui spiccano: le ghūl, ovvero i nostri orchi e gli ʿafārīt, i cosiddetti trickster, che traevano in inganno i viaggiatori. Nella religione islamica, il jinn viene neutralizzato e diventa una presenza nient’altro che fastidiosa; viene introdotta addirittura una categoria di “jinn buoni”, composta da quelle creature convertitesi all’Islam. Ultimo spunto interessante riguarda la credenza che alla razza dei jinn appartenga Iblīs, il diavolo.

In sintesi, ancora una volta, questa religione non impedisce spunti di riflessione sul modo di vivere la spiritualità di circa 1.8 miliardi di credenti che è sempre incredibilmente soggettivo.

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A proposito di Sabrina Langella

Attualmente studio Lingue e Culture Comparate (Arabo e Spagnolo) presso l’Orientale di Napoli. Ho una passione per arte, danza, teatro e per tutto ciò che sia intreccio tra culture e popoli. Il mio obiettivo è far sì che il mondo guardi con occhi diversi quello “strano popolo arabo”, che di strano in realtà non ha niente, perché in quanto napoletana so cosa significa essere etichettati continuamente; la scrittura e l’arte mi sembrano i mezzi migliori per questo. Amo la mia terra, la metto sempre in tutto ciò che faccio e mi sento in colpa se non ne parlo.

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