Keith Haring: la pop art, l’attivismo e il Pride

Keith Haring: la pop art, l'attivismo e il Pride

Lo spirito di Keith Haring è metropolitano: il concetto di arte che ci ha insegnato va oltre il museale e l’élitаrio. I suoi dipinti divennero così celebri da sembrare una galleria a cielo aperto e non è difficile ad oggi camminare per strada e trovarsi davanti una t-shirt firmata Haring.

«Non penso che l’arte sia propaganda; dovrebbe invece essere qualcosa che libera l’anima, favorisce l’immaginazione ed incoraggia la gente ad andare avanti» – Keith Haring

Keith Haring riempì lo spazio tra l’arte e le strade: i marciapiedi e le metropolitane furono il suo primo studio artistico. La sua carriera inizia nell’East Village di New York, al fianco di altri esponenti della scena come Jean-Michel Basquiat e Kenny Scharf. Haring rivoluzionò l’estetica dei graffiti pop, combinando i cartoons a l’Art Brut di DuBuffet, la quale andava a ricercare la spontaneità della vita quotidiana nella produzione artistica di bambini e pazienti psichiatrici.

È molto semplice attribuire un’opera all’artista, poiché il suo stile personale è subito riconoscibile: chi di noi non ha mai visto le iconiche forme dei radiant babies (omini che irradiano) o dei barking dogs (cani che latrano)? Sono diventate ormai parti integranti di numerose collezioni di vestiario accessibili a tutti: le collaborazioni vanno da marchi più commerciali come Bershka fino a HUGO BOSS, passando per Abercrombie & Fitch.   

I colori utilizzati da Keith Haring sono maggiormente quelli primari e secondari: colori vividi, infantili, in forme semplici e stilizzate ma dinamiche, che nel frattempo però lanciavano anche messaggi importanti.

Se le figure sono semplici, intuitive, brillanti e quasi infantili, i temi delle sue opere variano fra lo sfruttamento, l’abuso di droga, la minaccia di un olocausto nucleare, l’apartheid, la sessualità.

Keith Haring era già nato da 11 anni quando nell’estate del 1969 si scatenarono i Moti di Stonewall nel Greenwich Village, e ne visse l’incidenza in diverse fasi della sua vita. Haring si distinse per l’attivismo nella sensibilizzazione verso la lotta all’AIDS, specialmente dopo la sua diagnosi nel 1987. Erano gli anni dello stigma e della discriminazione sessuale, e una delle opere più iconiche e forti in quest’ambito fu Ignorance = Fear, uno street poster colorato e diretto.

I simboli

Keith Haring

In Ignorance = Fear, le tre figure stilizzate gialle si coprono occhi, orecchie e bocca e sono segnate da una X rosa, simbolo della loro sieropositività. Keith Haring ha un talento nelle immagini evocative e dirette, e in questo semplice poster racchiude tutta l’incapacità del governo americano nel gestire la crisi dell’AIDS e l’inadeguatezza delle misure di contenimento e prevenzione, oltre che di sensibilizzazione. Non potrebbe esserci uno slogan più chiaro: Ignoranza = Paura, Silenzio = Morte.

In basso figura il triangolo rosa, il quale ha una storia di profonda identificazione e un passato brutale. Nei lager nazisti, il triangolo rosa a testa in giù era il simbolo con cui venivano marchiati i prigionieri omosessuali o ritenuti “effeminati”, e successivamente, con i movimenti di liberalizzazione omosessuale, venne rivendicato e riutilizzato. Il triangolo venne poi rovesciato dal movimento ACT UP (AIDS Coalition to Unleash Power), o letteralmente Coalizione AIDS per scatenare il potere, per simboleggiare il ribaltamento del sistema omofobo. L’organizzazione scrive a caratteri cubitali nel proprio manifesto del 1987 proprio il motto Silenzio = Morte, appena sotto il triangolo rosa all’insù. Lo stesso Keith Haring morì a causa di complicazione dovute all’AIDS, ed è una delle tante vittime sistemiche di un’indifferenza comune.   

Il logo del Pride di Keith Haring

Keith Haring disegnò questo logo per Heritage of Pride, l’organizzazione non-profit che si occupa di organizzare tutti gli eventi ufficiali del Pride di New York nel mese di giugno, in commemorazione dei moti di Stonewall del 1969. Con la solita potenza comunicativa, Haring pone i simboli del genere binario come teste dei suoi iconici omini, e li incrocia.

Keith Haring partecipò a numerosi cortei di protesta contro l’apartheid, per la lotta all’AIDS, e contribuì alle cause con numerose opere di pop art, che in quanto tali sono dirette e sfacciate. Abbiamo bisogno di opere come quelle di Haring, potenti e così allettanti visivamente, e che allo stesso tempo sappiano essere crudamente esplicite.

Ad oggi parte del ricavato dalla sua arte viene utilizzato dalla Keith Haring Foundation per supportare associazioni non-profit che si occupano di attivismo, e in particolar modo di prevenzione, sensibilizzazione e cura dell’AIDS. La fondazione venne istituita dallo stesso Haring nel 1989, un anno prima della sua morte, e si occupa ancora oggi di diffondere, sostenere ed espandere l’eredità artistica ed intellettuale di Keith Haring.

Fonte immagini: Keith Haring Foundation

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