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Eroica Fenice

Jean-Michel Basquiat

Jean-Michel Basquiat, quando un artista è vittima dell’ignoranza

È notizia di pochi giorni fa il ritrovamento de L’angelo maledetto, opera di Jean-Michel Basquiat, appartenente all’ex banchiere Sergio Rossi il quale, due anni prima, l’aveva affidata a due intermediari che avrebbero dovuto portarlo a New York per verificarne l’autenticità. Da quel momento non si è saputo più nulla del quadro fino a qualche giorno fa, quando è stato ritrovato nella casa di un amico del signor Rossi. Il suo valore stimato si aggira tra i 20 e i 25 milioni di euro.

Questo il riassunto della vicenda, dal momento che l’articolo non vuole esserne un ennesimo resoconto. Piuttosto ci vorremmo soffermare sulle reazioni del popolo di internet che si è trovato davanti l’immagine de L’angelo maledetto di Jean-Michel Basquiat. Reazioni che hanno come punto in comune l’eccessivo valore stabilito del quadro per quelli che sarebbero solo “scarabocchi” senza tenere conto che, a discapito dei gusti personali, ci troviamo davanti ad uno degli artisti più emblematici del secondo ‘900.

A tale proposito, consideriamo la notizia come un’occasione per parlare dell’opera di Basquiat e del fenomeno del graffitismo con la speranza (futile) di spazzare via  i luoghi comuni dettati dall’ignoranza.

Jean-Michel Basquiat, biografia

Nato nel 1960 a New York nel quartiere di Brooklyn, Basquiat era figlio di padre haitiano e madre portoricana. Fin da piccolo visita i musei della città e si interessa al mondo dell’arte.

Nel 1968 viene investito da un autista ed è costretto ad un’operazione di asportazione della milza. Durante il periodo di convalescenza legge Gray’s anatomy, un libro di anatomia scritto dal medico Henry Gray e le illustrazioni contenute influiranno sul suo stile.

Iscrittosi all’istituto City as a School nel 1976 inizia a riempire le strade con i suoi graffiti firmandosi con l’acronimo SAMO (Same old shit). Due anni dopo abbandona la scuola e decide di mantenersi da solo vendendo cartoline da lui stesso disegnate. In poco tempo la sua fama inizia ad aumentare, affiancando alla carriera di artista quella di musicista con la fondazione della band Gray assieme a Michel Holman.

Nel 1980 espone al The Times Square Show. Qui stringe amicizia con l’altro importante nome del graffitismo, Keith Haring. Nel 1981 espone la sua prima mostra a Modena e stringe importanti amicizie con il padre della pop art Andy Warhol e con l’artista napoletano Francesco Clemente. Negli stessi anni Basquiat si unisce sentimentalmente alla pop star emergente Madonna.

Ma mentre le sue opere fanno il giro del mondo, Jean-Michel Basquiat non riesce a liberarsi dal demone della tossicodipendenza che lo tormenta dagli esordi e che sigilla la sua fine. Il 12 agosto del 1988 muore a New York in seguito ad un’iniezione di speedball: aveva 27 anni

La Graffiti art (o graffittismo)

L’opera di Basquiat, come si è detto, rientra nel movimento artistico della Graffiti Art, nato attorno agli anni ’70 nei quartieri poveri e difficili degli USA, in particolare Brooklyn e il Bronx. Gli artisti, giovani la cui identità è contrassegnata da pseudonimi, usano come pennelli vernice spray e pennarelli e i grandi muri o le pareti degli edifici come tele.

Il valore artistico della Graffiti art si comprende non soltanto dal difficile contesto sociale in cui prende forma, ma anche dall’involontario ponte con il passato che costruisce. È impossibile, osservando le colorate e più o meno elaborate figure di uomini, animali, creature a tratti fantastiche e spesso grottesche, non pensare ai disegni che i nostri antenati facevano sulle pareti delle grotte (come quelle di Lascaux, in Francia) o anche agli affreschi medievali che si trovano nelle chiese (come la celebre iscrizione di San Clemente e Sissino). Se si aggiunge poi il tocco personale che gli artisti aggiungono alle proprie opere, se si pensa allo stile fumettoso dei celeberrimi omini di Keith Haring, è scontato che si debba parlare di espressione artistica. Questa forma d’arte rientra nella grande famiglia della Street Art.

Lo stile di Jean-Michel Basquiat

In questo contesto va inquadrata l’opera di Jean-Michel Basquiat, un’opera forse dal tratto elementare e grossolano ma che si pone come denuncia di una società ipocrita e che tiene ai margini le minoranze. Le sue figure uniscono il fascino verso la sopracitata opera di Henry Gray ad un’inclinazione alla tribalità: lo si vede dai tratti facciali che richiamano alla conformazione del teschio, nonché dal tributo che Basquiat fa ad icone del mondo afroamericano (uno su tutti, Cassius Clay/Muhammed Alì). Lo stesso Angelo maledetto sembra ricalcare una figura emblematica dell’iconografia cristiana e medievale, quella dell’angelo ribelle Lucifero. Dalla ribellione celeste si passa ad una ribellione terrena, quella di una persona intenzionata a liberarsi dai pregiudizi della società comune.

Tutto questo basterebbe per distinguere l’opera di Jean-Michel Basquiat e di altri graffitari da quella di tanti incivili che imbrattano i vagoni dei treni o le saracinesche dei negozi con parole sgrammaticate e disegni di indubbio gusto e a cui, ingiustamente, viene accomunata.

Quando l’ignoranza non tace

Ma al popolo internauta questo non importa. L’italiano medio, in particolare, leggendo la notizia del ritrovamento de L’angelo maledetto di Basquiat, ha preferito dare sfoggio della sua acriticità di pensiero e del suo immancabile qualunquismo. Questo si può riassumere nell’uso sacrilego della massima sul Garpez contenuta in Tre uomini e una gamba o in fiori di saggezza riassumibili con un «mio figlio disegna allo stesso modo, allora sono ricco», seguiti da immancabili faccine che ridono.

Peccato che tutta questa gente si metta irrimediabilmente in ridicolo, non conoscendo la differenza tra l’avere una propria idea e l’essere dei cretini.

Ciro Gianluigi Barbato

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