La Chiesa della Martorana, la perla di Palermo

Chiesa della Martorana

La Chiesa della Martorana è considerata un autentico gioiello dell’arte bizantina, incastonato nel centro storico di Palermo. Situata nella sottostante Piazza Bellini, era originariamente conosciuta con il nome chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, oggi nota come la Martorana, grazie alla presenza di un monastero benedettino femminile, fondato da Goffredo e Aloisia de Marturano nel 1193. L’idea di un colorato dolce a forma di frutta venne alle suore in epoca normanna, in seguito a una visita del Papa: non potendo servire frutta fresca poiché il raccolto era già passato, le suore si misero a impastare fruttini di pasta di mandorle da attaccare agli alberi per essere poi staccati e mangiati. Proprio a queste monache si deve l’invenzione della frutta martorana, il tipico dolce di pasta reale che i siciliani usano consumare il Giorno dei Morti.

Storia e caratteristiche della chiesa della Martorana

La chiesa fu edificata tra il 1143 e il 1185, fortemente voluta da Giorgio di Antiochia, ammiraglio della flotta del re Ruggero II d’Altavilla per esprimere riconoscenza verso la Vergine Maria per la protezione che gli aveva concesso durante tutti gli anni spesi in mare.
L’impianto della chiesa, perla dell’arte bizantina, era originariamente a croce greca inscritta in un quadrato, una caratteristica tipica delle chiese tardo-bizantine, mentre l’aspetto attuale è il risultato di diversi lavori e ristrutturazioni avvenute nel corso dei secoli, vanno menzionate le aggiunte in epoca barocca successivamente restaurate dall’ingegnere Giuseppe Patricolo verso la fine dell’Ottocento.

Il fulcro dell’opera è il Cristo assiso benedicente, mentre sulla sommità della cupola, con il mondo ai piedi e distribuiti sulla volta della calotta, quattro angeli prostrati in atto di adorazione. Nel tamburo della cupola della chiesa della Martorana sono raffigurati otto profeti e nelle nicchie dei pennacchi angolari i quattro evangelisti. Nel 1871 alla base della cupola fu rinvenuta un’iscrizione dipinta in bianco su fondo turchino che rappresenta uno straordinario esempio di convivenza tra culture diverse, si tratta infatti di un inno della liturgia bizantina, tradotto in lingua araba, lingua madre di Giorgio d’Antiochia.
Straordinari i pannelli policromi, risalenti al 1538, che raffigurano Giorgio d’Antiochia ai piedi della Vergine e l’incoronazione di re Ruggero II e di altrettanta importanza è il ciclo di mosaici, completato nel 1151, considerato il più antico di tutta la Sicilia che possiede un incommensurabile valore artistico. Lo splendido coro delle monache si è salvato dalle demolizioni ottocentesche condotte dal Patricolo e ospita opere di celebri pittori come il fiammingo Guglielmo Borremans, Olivio Sozzi e Giuseppe Salerno detto lo “zoppo di Ganci”. E infine, meravigliosa è la pavimentazione policroma a mosaici e tarsie marmoree.

La chiesa della Martorana è una testimonianza unica delle numerose e diverse popolazioni che hanno vissuto e governato la Sicilia nel corso dei secoli. Questa incredibile opera non è solo singolare nella sua bellezza, ma anche nella sua funzione religiosa; infatti, rappresenta un importante punto di riferimento per le migliaia di fedeli albanesi di rito greco- bizantini che vivono in Italia.
Una Chiesa, quella della Martorana, capace di far brillare gli occhi e lasciare senza fiato chiunque abbia la fortuna di vederla!

Fonte immagine di copertina: wikipedia

 

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