Le Captivity Narratives, racconti di rapimenti

Le Captivity Narratives, racconti di rapimenti

La letteratura ci ha tramandato scritti e documenti che testimoniano esperienze reali di individui attraverso i secoli. Attraverso biografie, lettere e diari, possiamo conoscere non solo contesti storici, ma anche gli usi e costumi di popoli lontani. Un esempio sono le lettere che Vincent van Gogh inviava al fratello Theo, che svelano la psiche e la sensibilità del pittore. Esiste, però, un genere letterario ancora più antico, che narra in modo specifico le esperienze di cattività e prigionia: le Captivity Narratives.

1. Cosa sono le captivity narratives: definizione e struttura

Le Captivity Narratives (“narrative di prigionia”) sono un genere letterario che racconta in prima persona le esperienze di individui catturati e tenuti prigionieri da un gruppo percepito come “altro” o “barbaro”. I rapitori potevano essere pirati, popolazioni indigene o soldati nemici. Questi racconti combinano elementi dell’autobiografia, del diario e del racconto di viaggio, descrivendo la società dei rapitori e l’angoscia della prigionia. Le prime narrazioni di questo tipo presentano una struttura ricorrente:

  • Cattura: un attacco improvviso da parte di un gruppo estraneo.
  • Viaggio forzato: l’allontanamento dalla propria comunità e cultura.
  • Prigionia: un periodo di detenzione durante il quale il prigioniero osserva e descrive la cultura dei rapitori.
  • Ritorno: una fuga, un riscatto o una liberazione, con un ritorno alla società d’origine che non sempre è possibile o desiderato.

2. Le origini medievali e il caso di Johann Schiltberger

Le Captivity Narratives affondano le radici nell’Europa medievale. Un esempio significativo è quello del nobile tedesco Johann Schiltberger. Ferito e catturato dagli ottomani durante la battaglia di Nicopoli (1396), trascorse un lungo periodo di prigionia. Nel suo racconto descrisse i luoghi visitati nell’Impero Ottomano, i suoi incarichi alla corte del sultano Bayezid I e le sue esplorazioni in Egitto e Asia Minore.

3. L’apogeo nel periodo coloniale americano

Il periodo di massima diffusione del genere coincide con l’epoca coloniale degli Stati Uniti, in particolare durante le guerre contro i nativi americani (fine XVII – metà XVIII secolo). Scritte da coloni profondamente religiosi, queste narrazioni interpretavano la prigionia come una prova divina per testare la fede contro i nativi, considerati “pagani”. Oltre alla dimensione religiosa, questi testi avevano una potente funzione propagandistica: servivano a giustificare l’espansione territoriale, a demonizzare i nativi e a rafforzare l’identità dei coloni. Per le donne puritane, inoltre, rappresentavano una delle poche forme di scrittura autobiografica socialmente accettate e pubblicabili.

Autore e opera Anno e importanza storica
Mary Rowlandson, The sovereignty and goodness of god 1682 – Considerata l’opera fondatrice del genere in america, un bestseller che ha stabilito il modello per tutte le successive.
Hannah Duston (racconto di Cotton Mather) 1697 – Divenne un simbolo controverso di resistenza e vendetta, usato come potente strumento di propaganda.
John Williams, The unredeemed captive 1707 – Famosa per il racconto della figlia dell’autore, che scelse di rimanere con i suoi rapitori mohawk.

4. Esempi fondamentali: Rowlandson, Duston e Williams

La narrativa di Mary Rowlandson, The Sovereignty and Goodness of God (1682), è considerata il testo fondativo del genere in America. Catturata durante la Guerra di Re Filippo, il suo racconto divenne un immediato bestseller e stabilì la struttura archetipica della narrazione: la sofferenza come prova di fede e la salvezza come segno della benevolenza divina. Il suo testo è una fonte storica e letteraria fondamentale, disponibile anche tramite archivi digitali come il Project Gutenberg.

La storia di Hannah Duston, raccontata dal predicatore Cotton Mather, è forse la più violenta. Catturata nel 1697, vide la sua figlia neonata uccisa. Per vendetta, durante la notte uccise e scalpò i suoi rapitori. La sua vicenda divenne un potente simbolo di ribellione e fu usata per giustificare la violenza contro i nativi, come documentato dalla Massachusetts Historical Society.

5. L’eredità delle captivity narratives

Le Captivity Narratives rappresentano un genere di grande importanza storica. Offrono uno spaccato unico sulla mentalità dei coloni e sulla costruzione dell’identità americana. Pur nella loro parzialità, sono fonti storiche preziose e hanno influenzato profondamente la letteratura successiva, contribuendo alla nascita di generi come il romanzo western e il romanzo storico. Ancora oggi, sono studiate per la loro valenza letteraria e per le complesse questioni che sollevano.

Fonte immagine in evidenza: Wikipedia

Articolo aggiornato il: 15/09/2025

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