Le colombe: fotostoria di Augusto De Luca

Nel fotografare le città di questo nostro stupendo Paese, per la realizzazione dei miei libri commissionati dalla TAV – Treno Alta Velocità, la mia attenzione era prevalentemente rivolta ai monumenti e alle architetture che caratterizzavano i luoghi, o che, in qualche modo, mi colpivano particolarmente. Quindi, solitamente in orari diversi, per catturare la luce perfetta, cercando sempre un’inquadratura inedita proprio per evitare gli stereotipi di immagini troppo sdolcinate e cartolinesche, passeggiando, mi inoltravo in strade e vicoli, restando sempre concentrato a cogliere quel particolare, quello scorcio o quella struttura che toccava e stimolava la mia creatività. Era ogni volta come se andassi a caccia di tesori nascosti e, quando individuavo il soggetto esatto e la prospettiva corretta, mi sentivo come un cane da caccia che punta la sua preda. Tale scoperta mi dava sempre una grande emozione; era un momento magico che mi faceva dimenticare la stanchezza per i chilometri fatti a piedi, con la borsa piena di obiettivi e macchine fotografiche. Ero continuamente alla ricerca di suggestive opere, però, talvolta, ero anche attratto dai tanti pennuti che abitano le nostre belle città e che possono diventare addirittura un segno grafico, che impreziosisce ed arricchisce l’immagine stessa. Nello specifico, ad affascinarmi sono le colombe, forse anche per la loro intensa simbologia, in virtù della quale diverse culture antiche le consacravano ad importanti dei e intere popolazioni le veneravano, fino ad arrivare alla religione Cattolica, per la quale sono emblema dello Spirito Santo. A ciò si aggiunge la loro forte valenza alchemica, come rappresentazione della Luna philosophorum, ossia il Mercurio alchemico, ed esoterica, come il principio del bene, anche in virtù del loro candore.

La prima foto che vi sottopongo è stata realizzata allo Stadio dei Marmi di Roma. Mentre ero impegnato a cercare lo scatto giusto, notai che sul braccio sinistro della statua del discobolo si erano posate due colombe. Immediatamente capii che quello poteva essere un ottimo scatto se però li avessi fotografati entrambi in volo. Allora, sotto voce, chiesi a Marisa, la mia compagna di allora che era lì con me, di prendere dalla tasca una moneta con la quale avrebbe dovuto colpire la statua al mio comando: lei, sentita la mia intenzione, mi assecondò volentieri. Appena i due volatili udirono il tintinnio del metallo sul marmo, si alzarono in volo spaventati, ed io, prontamente, scattai. Avevo impostato sulla macchina fotografica un tempo veloce, proprio per cogliere quel momento irripetibile: l’espediente aveva dato ottimi risultati. La seconda foto è di Firenze.

Mentre camminavo sulle sponde dell’Arno, mi accorsi che molte colombe si erano raggruppate sul muretto: allora inquadrai e aspettai. Feci molte istantanee, perché da quel gruppetto si alzavano in volo diversi pennuti ed io scattavo a raffica, per riuscire ad avere l’immagine giusta. Alla fine, con un po’ di fortuna e tanta pazienza, fui accontentato. La terza immagine è ambientata nella piazza del Nettuno a Bologna. Mi accorsi che molti piccioni transitavano da una parte all’altra dello spiazzo, così, anche stavolta, inquadrai la silhouette della statua e aspettai il momento opportuno, ma ci volle molto. Diversi passanti si giravano guardandomi con aria interrogativa, incuriositi perché ero fermo nello slargo, con l’occhio incollato al mirino, senza scattare e, insieme al Nettuno, sembravo essere anch’io un’altra scultura. Quell’attesa, però, fu proficua e, finalmente, una colomba, volando, si mise proprio sulla traiettoria del dito del dio del mare, che sembrava indicarlo. I giochi erano fatti e il risultato soddisfacente. Oggi, con l’aiuto del programma Photoshop avrei potuto tranquillamente “incollare” senza fatica quegli uccelli nell’immagine dove e come volevo, ma, in realtà, preferisco e preferirò sempre concludere l’atto creativo con un solo click.

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