Emancipazione ed indipendenza, due semplici parole, ma che nascondono anni di lotte e sacrifici. La storia delle Sinsombreros (o Las Sinsombrero) sfortunatamente viene trattata pochissimo nei libri di storia, ma costituisce una parte fondamentale nella lotta dei diritti umani. Si tratta di un movimento nato e diffuso negli anni ’20 e ’30 del XX secolo in Spagna; tantissime donne, artiste, intellettuali, scrittrici e pittrici della Generazione del ’27, si riunirono facendosi forza l’un l’altra. Un giorno, stanche delle ingiustizie sociali, queste ultime decisero di ribellarsi, di non indossare il cappello, un accessorio obbligatorio per le donne dell’epoca. Un gesto semplice, ma potente, che divenne simbolo di rivoluzione, emancipazione e libertà intellettuale.
Indice dei contenuti
Scheda del Movimento: Las Sinsombrero
| Dettaglio | Informazione |
|---|---|
| Periodo | Anni ’20 – ’30 (Generazione del ’27) |
| Luogo simbolo | Puerta del Sol, Madrid |
| Azione chiave | Togliersi il cappello in pubblico come atto di ribellione |
| Figure principali | Maruja Mallo, Margarita Manso, María Teresa León |
| Significato | Liberare le idee, rifiuto delle norme patriarcali |
La condizione femminile nella Spagna degli anni ’30
Le Sinsombreros iniziarono a lottare con tanto coraggio e determinazione per i propri diritti, per essere ascoltate e per avere un ruolo nella società. Soprattutto in Spagna, le donne furono private di diritti fondamentali. Non potevano partecipare alle elezioni; il diritto di voto era esclusivamente rivolto agli uomini. In campo lavorativo, la situazione non era migliore: trovare un lavoro non era una missione semplice, e tantissime donne venivano escluse da certe professioni. La figura del marito era sempre più soffocante; la maggior parte delle decisioni, infatti, spettava alla figura maschile. Anche la semplice libertà di pensiero veniva ostacolata. Esprimere se stesse non era concesso; dedicarsi ai propri sogni era impossibile, e vivere la vita senza il peso di una figura maschile era diventato qualcosa di molto lontano, quasi irraggiungibile. La vita negli anni ’30 per le donne era una lotta alla sopravvivenza. Molto spesso si era costrette a sposare uomini che non si amavano, soltanto perché i matrimoni venivano combinati dalle famiglie. Il diritto di amare e scegliere in autonomia la propria persona con cui condividere il resto della vita fu privato a milioni di donne.
Il gesto rivoluzionario: togliersi il cappello
Quante violenze sono state consumate nelle mura di casa, senza poter emettere un sibilo, perché tanto nessuno le avrebbe ascoltate? Sarebbero state ignorate dalla società e dalle autorità. Queste sono solo alcune delle ingiustizie subite; col tempo, il senso di impotenza divenne sempre più forte. Per questo motivo nacque il movimento delle donne senza sombrero, per superare le disuguaglianze e per donare un mondo migliore a tutte coloro che si sono sentite schiacciate dal peso della società. L’episodio scatenante avvenne quando Maruja Mallo, Margarita Manso, Salvador Dalí e Federico García Lorca attraversarono la Puerta del Sol a testa scoperta, un atto che scatenò insulti e lanci di pietre, ma che segnò l’inizio della liberazione. Tantissime scrittrici, attraverso l’uso della macchina da scrivere, cercavano di esprimere e diffondere le proprie idee a un pubblico sempre più ampio. Tra le tante artiste che hanno partecipato a questa iniziativa ci fu María Teresa León. Divenne sempre più frequente partecipare ad eventi culturali, conferenze e dibattiti per dare voce ai propri desideri e per discutere di elementi fondamentali nella lotta ai diritti. Il sostegno reciproco fu fondamentale; tutte le donne organizzavano incontri per aiutarsi l’un l’altra ad aumentare il livello di istruzione, che in molte di loro era totalmente assente. Essere formate ed istruite all’epoca era un requisito importante per avere una buona posizione nella società.
Le protagoniste e la repressione
Non appena iniziarono le attività rivoluzionarie, ci furono i primi scontri con le forze sociali e politiche che si opponevano ad ogni tipo di movimento femminista. La società spagnola al tempo era molto patriarcale; era comune pensare che le donne dovessero limitarsi soltanto al ruolo di moglie e madre. La Chiesa cattolica decise di non sostenere le iniziative delle Sinsombreros; queste ultime, infatti, furono perseguitate e represse per molto tempo, specialmente durante la successiva dittatura franchista che cercò di cancellarne la memoria. Le opposizioni aumentarono sempre di più, ma ciò non spinse le donne spagnole a fermarsi; anzi, fu un motivo in più per impegnarsi e raggiungere l’indipendenza e l’emancipazione. E fu così che le Sinsombreros divennero un vero e proprio movimento culturale. E furono d’ispirazione per tutte le donne del mondo, che, stanche di rimanere in silenzio, hanno iniziato a ribellarsi e a dar voce ai propri pensieri. Ma soprattutto hanno finalmente iniziato a credere nei propri sogni e desideri.
Fonte immagine: Pixabay
Articolo aggiornato il: 11 Gennaio 2026

