Imperialismo americano: storia, cause e conseguenze (1898-1934)

L'imperialismo americano: l'America Latina e il Pacifico

L’imperialismo americano è il processo storico, emerso con forza tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, attraverso cui gli Stati Uniti estesero la propria influenza politica, economica e militare al di fuori dei propri confini. Questo fenomeno si concentrò principalmente verso l’America Latina e l’Oceano Pacifico, trasformando gli USA in una potenza globale. A differenza dell’imperialismo europeo basato sulla conquista coloniale diretta, quello americano si manifestò spesso tramite un’egemonia economica e un controllo politico indiretto.

Fasi e dottrine dell’imperialismo americano: una sintesi

Per comprendere l’evoluzione dell’espansionismo statunitense, è utile schematizzare le dottrine e gli eventi che lo hanno definito.

Dottrina / evento chiave Significato e conseguenze
Dottrina monroe (1823) Principio isolazionista: gli USA si oppongono a nuove colonizzazioni europee nelle Americhe, che considerano propria sfera di influenza.
Guerra ispano-americana (1898) Segna l’inizio dell’imperialismo attivo. Gli USA ottengono il controllo di Cuba, Porto Rico, Guam e delle Filippine.
Corollario roosevelt (1904) Politica del “grosso bastone”: gli USA si arrogano il diritto di intervenire militarmente in America Latina per proteggere i propri interessi economici.
Good neighbor policy (1933) Il presidente F.D. Roosevelt pone fine all’interventismo militare, segnando la conclusione formale dell’era imperialista classica.

Le radici ideologiche: dalla dottrina monroe al destino manifesto

L’espansionismo americano non nacque all’improvviso. Le sue fondamenta ideologiche risiedono nella Dottrina Monroe del 1823. Come documentato dagli Archivi Nazionali degli Stati Uniti, questa dottrina stabiliva che qualsiasi intervento europeo nel continente americano sarebbe stato visto come una minaccia, definendo le Americhe come una sfera di influenza esclusiva degli USA. A questo si aggiunse il concetto di “Destino Manifesto”, la credenza che il popolo americano avesse la missione divina di espandere i propri valori di democrazia e libertà in tutto il continente.

La guerra ispano-americana del 1898: il punto di svolta

L’evento che trasformò l’ideologia in azione fu la Guerra ispano-americana del 1898. Sfruttando le tensioni indipendentiste a Cuba contro il dominio coloniale spagnolo e usando come pretesto l’affondamento della corazzata USS Maine, gli Stati Uniti intervennero militarmente. La vittoria fu rapida e schiacciante. Con il Trattato di Parigi (1898), la Spagna cedette agli USA il controllo di Cuba (che divenne un protettorato), Porto Rico, Guam e le Filippine, segnando la fine dell’impero spagnolo e l’ascesa degli Stati Uniti come potenza imperiale.

L’egemonia in america latina: il “grosso bastone” e il canale di panama

Agli inizi del ‘900, il presidente Theodore Roosevelt formulò il suo Corollario alla Dottrina Monroe, noto come politica del “grosso bastone” (“Speak softly and carry a big stick”). Questa strategia giustificava l’intervento militare diretto negli affari interni dei paesi latinoamericani per proteggere gli interessi economici statunitensi. Un esempio emblematico fu la questione di Panama: nel 1903, gli USA appoggiarono l’indipendenza di Panama dalla Colombia per assicurarsi i diritti esclusivi sulla costruzione e il controllo del strategico Canale di Panama, che collegava l’Oceano Atlantico e Pacifico. Questo periodo, fino al 1934, vide numerosi interventi militari in paesi come Nicaragua, Honduras e Haiti, un’epoca definita “Guerre delle Banane” a causa del forte legame con gli interessi delle multinazionali statunitensi della frutta.

L’espansione nel pacifico come porta verso la cina

L’acquisizione delle Filippine, di Guam e delle Samoa americane non era fine a se stessa. L’obiettivo strategico dell’imperialismo americano nel Pacifico era aprire una via commerciale verso il vasto mercato della Cina. Le Filippine, in particolare, servirono come base navale e militare fondamentale per proiettare il potere statunitense in Asia. Questa espansione, tuttavia, portò a un sanguinoso conflitto, la Guerra filippino-americana (1899-1902), in cui i movimenti indipendentisti filippini si opposero al nuovo dominio americano.

La fine di un’era: la politica del “buon vicinato”

Il periodo dell’imperialismo interventista si concluse formalmente negli anni ’30. Nel 1933, il presidente Franklin D. Roosevelt inaugurò la Good Neighbor Policy (“Politica del buon vicinato”), come attestato da fonti storiche del Dipartimento di Stato USA. Questa nuova dottrina poneva fine al diritto di intervento militare e promuoveva la cooperazione economica e diplomatica con l’America Latina, segnando un cambiamento radicale nella politica estera americana e la chiusura di un’era definita da un forte espansionismo.

Fonte immagine: Wikipedia


Articolo aggiornato il: 13/10/2025

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