L’immigrazione negli Stati Uniti: tra Ottocento e Novecento

Immigrazione negli Stati Uniti

L’immigrazione negli Stati Uniti tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento ha definito l’identità demografica e culturale della nazione. Per comprendere questo periodo, è fondamentale distinguere tra due fasi storiche: la “Old Immigration”, proveniente principalmente dal Nord e Ovest Europa, e la “New Immigration”, una massiccia ondata dal Sud e Est Europa che trasformò la società americana. Questo processo fu guidato da potenti fattori di spinta e attrazione e generò complesse dinamiche sociali basate sul concetto di etnicità.

“Old” vs. “New” Immigration negli Stati Uniti: un confronto

Periodo e tipologia di immigrazione Caratteristiche principali
“Old” Immigration (fino al 1880 ca.) Provenienti dal Nord e Ovest Europa (Germania, Gran Bretagna). Prevalentemente protestanti, spesso agricoltori o artigiani qualificati con un buon livello di istruzione.
“New” Immigration (1880-1924) Provenienti dal Sud e Est Europa (Italia, Russia, Polonia). Principalmente cattolici, ebrei e ortodossi. Spesso lavoratori non qualificati e con bassi livelli di istruzione.

Le cause della grande migrazione: push and pull factors

L’Ottocento è il secolo delle migrazioni, spinto da una serie di fattori. I Push Factors (fattori di spinta) includevano la pressione demografica in Europa, le crisi agricole cicliche (come la grande carestia delle patate in Irlanda), le persecuzioni religiose (es. i pogrom contro gli ebrei in Russia) e l’instabilità politica. I Pull Factors (fattori di attrazione) erano altrettanto potenti: la Rivoluzione Industriale creava una domanda di manodopera, i miglioramenti tecnologici come il piroscafo a vapore rendevano il viaggio più rapido ed economico, e soprattutto, il sogno americano presentava gli USA come la terra della libertà e delle opportunità.

I protagonisti della “New Immigration” (1880-1924)

In questo periodo, la composizione etnica degli arrivi cambiò drasticamente:

  • Italiani: Circa 4,5 milioni arrivarono durante il “grande esodo”, inizialmente dal Nord e poi in massa dal Sud. Erano spesso lavoratori non qualificati (“birds of passage”) che si stabilirono nel Nord-Est, mantenendo forti legami con l’Italia attraverso le rimesse.
  • Ebrei dell’Europa Orientale: Fuggendo dai pogrom, arrivarono con l’intenzione di stabilirsi permanentemente. Molti erano artigiani qualificati (sarti) e diedero grande importanza all’istruzione, concentrandosi in città come New York.
  • Cinesi e Giapponesi: Si stabilirono principalmente a Ovest. I cinesi, impiegati nella costruzione delle ferrovie, subirono una forte discriminazione e vennero confinati nelle “Chinatown”. I giapponesi, invece, si affermarono come agricoltori in California e nelle Hawaii.
  • Polacchi e Ungheresi: Principalmente cattolici e lavoratori non qualificati, si concentrarono nei centri industriali.

La reazione americana: nativismo e leggi sulle quote

L’enorme flusso migratorio scatenò una forte reazione nota come Nativismo, un movimento che promuoveva gli interessi dei nativi americani (bianchi anglosassoni) contro quelli degli immigrati. Questa ostilità portò a una serie di leggi restrittive, come documentato dagli archivi storici dello U.S. Citizenship and Immigration Services (USCIS). La prima fu la Chinese Exclusion Act del 1882, che bloccò l’immigrazione cinese. Successivamente, per limitare l’arrivo di europei meridionali e orientali, il Congresso approvò il sistema delle quote con l’Emergency Quota Act del 1921 e l’Immigration Act del 1924, che fissavano un tetto massimo di ingressi per ogni nazionalità.

L’esperienza degli immigrati: Ellis Island e Angel Island

Arrivare in America era solo l’inizio. I migranti venivano processati in centri di smistamento come Ellis Island a New York e Angel Island a San Francisco. Qui, come testimoniato dalla Statue of Liberty-Ellis Island Foundation, affrontavano rigorosi controlli medici e legali per accertarne le condizioni psicofisiche e l’idoneità a entrare nel Paese. Questa esperienza, carica di speranza e ansia, è stata immortalata nel poema The New Colossus di Emma Lazarus, inciso alla base della Statua della Libertà, che invita ad accogliere i “diseredati” e alimenta il mito del Paese come luogo di riscatto.

Fonte immagine in evidenza: Wikipedia

Articolo aggiornato il: 29/09/2025

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