Manifesto di Marinetti: la bellezza della velocità e della violenza

Manifesto di Marinetti

Il Manifesto futurista di Marinetti: il rifiuto del passato e la celebrazione del progresso e della violenza

Il Manifesto futurista di Marinetti, pubblicato in francese su “Le Figaro” nel febbraio del 1909 con il titolo Le Futurisme, dettò le coordinate di un nuovo panorama culturale: la filosofia futurista investì ogni campo del sapere, dal linguaggio alle forme di scrittura, dalla percezione del passato al rapporto con il futuro. Marinetti, nel Manifesto futurista, traccia il solco di una nuova mentalità, di un nuovo modo di concepire l’arte: la letteratura non sarà più “l’immobilità pensosa, l’estasi e il sonno”, ma lotta, slancio, impeto aggressivo e violento assalto, asservimento di forze ignote davanti all’innegabile potenza dell’uomo. 

Non v’è più bellezza, se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro.

Il rapido e dirompente sviluppo tecnico- scientifico, che riempie le città di automobili, aerei, treni e reti ferroviarie sempre più fitte, genera l’urgenza di nuovi modelli estetici, di un nuovo linguaggio, di una rottura definitiva e perentoria con il passato. La scrittura si fa dinamica, nervosa, in costante tensione. I temi sono politicamente scorretti in una maniera sfacciata persino per i primi del ‘900: al bando ogni debolezza, ogni languore; disprezzo per il passato, per il culto e la conservazione di esso; lotta al femminismo e al moralismo.

Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria.

La letteratura e l’arte, allora, saranno ispirate solo alla guerra, glorificata e invocata come sola igiene del mondo, alla violenza, al dinamico e veloce divenire, al progresso feroce e aggressivo. Alla vigilia dello scoppio del primo conflitto mondiale suona profetica l’esaltazione del militarismo, del patriottismo, del gesto distruttore dei libertari, delle belle idee per cui si muore. Di lì a poco, la generazione futurista sarà chiamata a combattere: le giovani menti che avevano cantato la guerra e la violenza come valori positivi, fondanti di una nuova cultura, si lanceranno entusiasti nell’impresa patriottica, daranno la vita per le idee futuriste e militariste, si schiereranno dalla parte degli interventisti.

Nel solco tracciato da Marinetti, ispiratore e fondatore del fenomeno culturale che detta tendenze, temi e forme, si inserirono, a partire dal 1910, intellettuali che trasferirono a qualunque branca dell’arte e del sapere le idee futuriste: nel 1910 viene pubblicato il Manifesto tecnico della pittura futurista, firmato da Umberto Boccioni, Carlo Carrà e Luigi Russolo; Francesco Balilla Pratella pubblica nel 1911 il Manifesto dei Musicisti Futuristi; il 1911 è anche l’anno del Manifesto dei drammaturghi futuristi e nel 1914 esce il Manifesto dell’architettura futurista. A fissare nuove regole della scrittura futurista sono trattati e saggi come il Manifesto tecnico della letteratura futurista e la Distruzione della sintassi del 1912, L’immaginazione senza fili e le Parole in libertà del 1913.

A distanza di due decenni dalla pubblicazione del Manifesto futurista, Marinetti pubblica, nel 1931, Il Manifesto della cucina futurista, opera singolare sia nelle forme che nei contenuti. Con un linguaggio dinamico, stravagante e a tratti funambolico, Marinetti detta nuove regole in fatto di gastronomia e alimentazione. Bandita la pastasciutta, abolito l’utilizzo della forchetta e del coltello, e le proposte culinarie si fanno ardite, sperimentali, improbabili. La cucina futurista è una cucina per uomini veri, per soldati coraggiosi, che rifugge la tradizione e mette al bando ogni sentimentalismo. 

Fonte immagine: https://it.wikipedia.org/wiki/File:Filippo_Tommaso_Marinetti_-_Zang_tumb_tumb_-_Hoge_Rijndijk_8,_Leiden.JPG

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