My personality disorders: intervista al dottor Massimiliano Gaudino

My personality disorders è il titolo di un’iniziativa concepita da Massimiliano Gaudino e Nello De Blasiis per sensibilizzare le persone al corretto approccio verso le patologie mentali.

In occasione della presentazione dell’iniziativa, abbiamo intervistato i fautori e realizzatori del progetto.

My personality disorders: intervista a Massimiliano Gaudino

Come nasce l’idea di “My personality disorders”?

È un’idea che avevo nel cassetto che è maturata nel tempo. Sicuramente l’esperienza professionale e questi due anni che hanno segnato tutti mi hanno portato a pensare che fosse arrivato il momento giusto. Ho aperto il “cassetto” e avevo bisogno di uno stilista creativo che potesse sposare e ricreare stilisticamente la mia idea e così mi sono affidato a Nello De Blasiis.

Dall’idea al progetto: com’è stato realizzarlo? Quali sono state le esperienze vissute? Quali le competenze messe in campo e quali le figure di riferimento protagoniste del progetto? Quali obiettivi avete intenzione di raggiungere?

Tocchiamo una tematica importante che probabilmente riguarda tutti noi, anche se la maggior parte delle persone ha la tendenza ad associare la “malattia mentale” solo ad alcuni eventi come ad esempio i disturbi della personalità, ma così non è: basti pensare ai disturbi d’ansia o anche del sonno e tanti altri che rientrano nella categoria. Quindi l’idea è quella di creare una relazione sana tra terapeuta e paziente, tra etichetta diagnostica e vissuto, tra la spensieratezza della moda e la profondità di una diagnosi. Con Nello è stato molto semplice perché lui è un grande professionista: ascolta, riflette e crea. I nostri protagonisti sono le persone di tutti i giorni, perché la malattia non discrimina nessuno. Sicuramente l’obiettivo principale è sensibilizzare sul tema dei disturbi mentali, anche in chiave di provocazione, così come la moda insegna.

Il progetto “My personality disorders” si sviluppa intorno a due realizzazioni: la produzione di magliette su cui sono stampate nomenclature diagnostiche e la pubblicazione di un libro dal titolo Il grillo narrante: non c’è mai fine; volete parlarci nel dettaglio delle motivazioni che vi hanno indotto a seguire queste due vie pubblicitarie (magliette e libro)?

L’idea è nata da me e condivisa anche con la mia addetta stampa Federica Riccio, che è una grandissima professionista e ha colto con entusiasmo il progetto, cogliendone gli aspetti più importanti: arrivare a capire il dolore e il vissuto di persone che spesso sentono di essere viste solo per le loro etichette diagnostiche ed è un grave errore. Gli stessi che ho colto nella stanza del mio studio dove nascono i miei scritti. Il grillo narrante: non c’è mai fine, tratta tematiche di questo tipo e soprattutto relative al dolore della perdita o di subire pressioni dagli altri.

Parlare di disturbi della sfera emotiva o della sfera psichica (in termini patologici) è un atto molto delicato che non può avvenire a prescindere da una professionale conoscenza del fenomeno stesso; dottor Gaudino, da medico specializzato, quali consigli può dare ai nostri lettori?

Io dico sempre ai miei pazienti che aiuto loro a lavorare sul cambiamento ma rispettandoli. È chiaro che la diagnosi sono fondamentali per capire anche di più di una persona, ma è importante non fare confusione. Se tratto unicamente il disturbo sto applicando un protocollo e questo non fa sentire la persona accolta e accudita. Ognuno di noi ha dei diritti e dobbiamo solo impegnarci di più a riconoscerli e a pretendere rispetto, perché se questa è la vita che ci è stata donata è giusto viverla nel pieno di ogni nostra sfumatura.

Ringraziando lo psicologo psicoterapeuta Massimiliano Gaudino, rimandiamo ad un nostro prossimo articolo sul libro dello stesso: Il grillo narrante (recensione a breve).

Fonte immagine in evidenza: fb Massimo Gaudino

A proposito di Roberta Attanasio

Redattrice. Docente di lettere e latino. Educatrice professionale socio-pedagogica. Scrittrice. contatti: [email protected]

Vedi tutti gli articoli di Roberta Attanasio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *