Moda anni ’50: la rinascita dello stile

Moda anni '50: la rinascita dello stile

La moda anni ’50 non sembra eclissarsi in epoca contemporanea, l’era in cui lo stile diviene intreccio di innovazione, ricerca e nostalgia. Nostalgia dell’eleganza, della cura data ai particolari, accolta e soddisfatta attraverso outfit che ritornano ad imporsi con tanta determinazione, segnale di una moda destinata a rimanere attuale.

Ritornano pantaloni e gonne a vita alta, con pattern a pois o a tinta unita, e tra le ragazze imperversa l’uso di fascette/foulard tra i capelli, così come diversi accessori firmati anni ’50.

Ebbene, gli anni ’50 sono il decennio del rock & roll, dei blue jeans, delle camicie annodate e degli accessori “matchy matchy”. La moda di quegli anni conosce un’autentica rinascita, abbandonando il clima austero a favore del look “bon ton” e della femminilità ispirata alle “pin up” (le ragazze procaci, sorridenti e ammiccanti fotografate in abiti succinti, le cui immagini iniziarono a diffondersi su molte riviste settimanali degli Stati Uniti, durante il primo conflitto mondiale). La donna osa di più, desiderosa di apparire elegante e raffinata dopo i duri anni bellici.

Excursus storico

Con la fine della Seconda Guerra Mondiale si apre un decennio improntato all’ottimismo, allo sviluppo economico e ad un benessere diffuso, riflettendosi in una rivoluzione in campo culturale e stilistico.

Gli Stati Uniti, già vincitori della guerra, divengono autentica potenza leader dell’Occidente, presentando una tale influenza evidente non solo in materia politico-economica, ma anche nello stile di vita. Gli Usa – anche in seguito all’elaborazione del Piano Marshall, consistente in un programma di aiuti economici atti a supportare la ricostruzione dei Paesi alleati e martoriati in Europa – divengono un modello a cui ispirarsi per tendere a maggior e nuovo dinamismo e benessere. Nascono in questo frangente gli stereotipi veicolati dalla pubblicità, quali il modello della famiglia felice (quello attualmente in Italia identificato come “famiglia Mulino Bianco”!) e quello della casalinga perfetta ed impeccabile nonostante la situazione informale.

Anche la musica si allinea all’attitudine del decennio “felice”: basta menzionare Tu vuo’ fa’ l’americano (1956), uno degli straordinari successi del talentuoso ed intramontabile Renato Carosone, che attraverso la tradizione della musica partenopea e internazionale veicola messaggi in perfetta sintonia con i cambiamenti e i desideri del decennio.

La televisione e il cinema americano giungono con semplicità e immediatezza a dettare moda e a influenzare usi e costumi. Si pensi alle fortunate e travolgenti pellicole cinematografiche, quali Colazione da Tiffany (1961) di Blake Edwards, American graffiti (1973) di George Lucas, o ancora Grease – Brillantina (1978) di Randal Kleiser. Seppur dopo qualche decennio, quelle forti icone continuano ad influenzare stile, moda e costumi.

Tuttavia, in fatto di moda, nei primi anni ’50 è ancora l’Europa a primeggiare. Nel febbraio del ’47 nasce la silhouette “a clessidra”, costituita da ampie gonne e vitini di vespa, che rimarrà in voga per l’intero decennio e oltre. Ad inventarla lo stilista francese Christian Dior, che, in una Parigi ancora segnata dalla guerra, attraverso una sola collezione spazza via l’austerità e il tedio del conflitto. Un’autentica rivoluzione conosciuta come “New Look”. In realtà una controrivoluzione, in quanto i capi d’abbigliamento si ispirano alla moda francese della seconda metà dell’Ottocento. Si propone un modello di donna romantica, dove l’eleganza è regola e “femminilità” la parola d’ordine. Secondo Dior il look deve poi rispondere ad un coordinamento che abbracci l’intero outfit: cappello, guanti, scarpe, borsa in tinta con l’abito. Il successo di questo nuovo look – dato dall’originalità delle gonne a ruota o “a matita”, con vite affusolate e corpini creati a risaltare il seno – è immediato e trasversale. Dopo anni di guerra, umiliazioni e fatiche, le donne son desiderose di riscoprirsi vezzose ed attraenti. E sull’onda del benessere diffuso, la stessa industria tessile conosce in questi anni un grande sviluppo: tessuti sintetici e nuove tinture si impongono con grazia, consentendo l’uso di tonalità vibranti e di stoffe pregiate fino ad allora inusate.

Moda anni ’50: stile Pin up e Rockabilly

Due sono gli stili a cui far capo per la moda anni ’50: quello “bon ton” delle signore di un tempo e quello delle mitiche “pin up”.

Come dimenticare gli stili eleganti e preziosi delle raffinate Grace Kelly e Audrey Hepburn, con il mitico look “little black dress” e le ballerine come calzature! La moda bon ton è un classico intramontabile, lo stile indiscusso delle cosiddette “brave ragazze”, che difendono outfit sobri e sempre molto femminili. Abbiamo le classiche gonne a ruota, che mettono sempre in risalto il punto vita con cinture, completando la mise con camicia bianca o a pois. Verso il 1955 si impone il piccolo tailleur, proposto dalla stilista francese Coco Chanel, fatto di stoffa tessuta a mano, con bottoni gioiello e fodera di seta come quella della camicetta. Autentico must dell’eleganza!

E poi c’è lui, lo stile decisamente più appariscente delle pin up insieme al Rockabilly, autentico evergreen, dove il rock & roll non è solo un genere musicale, ma stile di vita! Per gli uomini diviene irrinunciabile la giacca di pelle, must have insieme ai blue jeans, diffusi soprattutto dagli adolescenti. Per le donne il punto di forza sono le curve, e per risaltarle occorrono shorts con camicie legate in vita o vestiti che mettano in evidenza il punto vita, magari con la famosa “scollatura all’americana” con allacciatura dietro al collo. Ancora pantaloni a vita alta attillati, magari in pelle, proprio come quelli proposti da un’audace Olivia Newton-John nella scena finale di Grease.

Il look iper-coordinato diviene la regola del decennio, merito del nuovo diffuso benessere e di un approccio più edonistico all’abbigliamento. Pertanto si moltiplicano gli abiti nel guardaroba e le occasioni per sfruttarli, sempre impeccabilmente pendant con il resto dell’outfit.

E la biancheria intima? Fondamentali il bustino e gli stringivita, atti ad ottenere l’agognata silhouette a clessidra. I reggiseni presentano la tipica forma “a punta” (ottenuta mediante piccole imbottiture e cuciture strategiche), per donare al seno un profilo audace. Ancora diffuse le sottogonne, versioni contemporanee dell’ottocentesca crinolina, atte a sostenere le ampie gonne a ruota.

Ma lo stile pin up si esprime anche sulle spiagge: i costumi da bagno femminili propongono modelli interi, con scollatura molto alta e bikini con culotte inferiori a vita alta, oggi ampiamente riproposti.

Negli anni ’50 si diffonde anche la moda dedicata ai teenager. I ragazzi infatti, grazie alle migliori condizioni economiche post-belliche, non sono più visti come adulti in miniatura, impegnai quasi esclusivamente nel lavoro. La rivoluzione dei modelli di vita si ripercuote sugli stili, dedicati espressamente a loro. In America spopolano le “Sweater Girls”, che indossano maglioncini attillati e jeans, che divengono sempre più popolari.

Accessori e make up

Come anticipato, gli accessori completano rigorosamente gli outfit del decennio.

Nel look femminile i capelli sono un vanto: lo stile più sobrio bon ton si ottiene raccogliendo i capelli in una semplice coda di cavallo, che metta in evidenza una frangetta liscia e di media lunghezza. Immancabile poi l’acconciatura con riga di lato, dove i capelli cadono sciolti sulle spalle in vistosi boccoli. In effetti gli anni ’50 sono il decennio in cui imperversa l’uso di bigodini, utilizzati spesso per donare volume. Indiscusso accessorio per capelli è senz’altro la già citata bandana o fascia, utilizzata in versioni differenti: stretta con nodo centrale alla “Rosie the Riveter” – icona culturale americana, rappresentante le donne lavoratrici nelle fabbriche durante il periodo bellico – o a fascia con nodo nascosto.

Le scarpe sono semplici ballerine o Mary Jane con cinturino alla caviglia e tacco basso, per lo stile più sobrio e semplice. Ma in questi anni viene anche inventato il tacco a spillo, che fa delle calzature un biglietto da visita per l’austera e preziosa femminilità.

Le borse son piccole e graziose, con manico da portare a mano o al polso. La bigiotteria si sbizzarrisce con colori prima intentati, tinte sempre e rigorosamente coordinate con abito e altri accessori. Vengono proposi guanti, sia di giorno che di sera, e gli ombrelli diventano parte dell’outfit, così come le stole in pelliccia atte a scaldare gli abiti da sera e da cocktail. Che dire degli occhiali! Fino a quel momento considerati puri dispositivi medici, cominciano a spopolare e divenire autentici accessori glamour, specie i modelli “cat eye”, ampiamente riproposti in epoca contemporanea.

Il make up anni ’50 non può che essere sofisticato. Indiscusso l’uso dell’eyeliner, per sottolineare l’attaccatura delle ciglia, applicato disegnando una virgola nella zona esterna dell’occhio. Il rossetto primeggia rigorosamente in tonalità di rosso scarlatto e gli ombretti prediligono tonalità champagne e perla; il tutto risaltato dal mascara. Per le sopracciglia si predilige la forma ad “ala di gabbiano”, delineata da un tratto di matita. Le unghie, lunghe e leggermente arrotondate, richiedono l’applicazione dello smalto, di colore preferibilmente rosso, abbinato rigorosamente al rossetto. Un vezzo, infine, è il neo, reso celebre dall’attrice Marilyn Monroe, reso con un semplice punto di matita da trucco.

Ricreare e riproporre oggi la moda anni ’50 è tutt’altro che complicato. Uno stile sofisticato e semplice, garanzia di intramontabile eleganza, dal look sempre rivoluzionario.

Chi è Emilia Cirillo

Mi chiamo Emilia Cirillo. Ventisettenne napoletana, ma attualmente domiciliata a Mantova per esigenze lavorative. Dal marzo 2015 sono infatti impegnata (con contratti a tempo determinato) come Assistente Amministrativa, in base alle convocazioni effettuate dalle scuole della provincia. Il mio percorso di studi ha un’impronta decisamente umanistica. Diplomata nell’a.s. 2008/2009 presso il Liceo Socio-Psico-Pedagogico “Pitagora” di Torre Annunziata (NA). Ho conseguito poi la Laurea Triennale in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” nel luglio 2014. In età adolescenziale, nel corso della formazione liceale, ha cominciato a farsi strada in me un crescente interesse per la scrittura, che in quel periodo ha trovato espressione in una brevissima collaborazione al quotidiano “Il Sottosopra” e nella partecipazione alla stesura di articoli per il Giornalino d’Istituto. Ma la prima concreta possibilità di dar voce alle mie idee, opinioni ed emozioni mi è stata offerta due anni fa (novembre 2015) da un periodico dell’Oltrepo mantovano “Album”. Questa collaborazione continua tutt’oggi con articoli pubblicati mensilmente nella sezione “Rubriche”. Gli argomenti da me trattati sono vari e dettati da una calda propensione per la cultura e l’arte soprattutto – espressa nelle sue più soavi e magiche forme della Musica, Danza e Cinema -, e da un’intima introspezione nel trattare determinate tematiche. La seconda (non per importanza) passione è la Danza, studiata e praticata assiduamente per quindici anni, negli stili di danza classica, moderna e contemporanea. Da qui deriva l’amore per la Musica, che, ovunque mi trovi ad ascoltarla (per caso o non), non lascia tregua al cuore e al corpo. Adoro, dunque, l’Opera e il Balletto: quando possibile, colgo l’occasione di seguire qualche famoso Repertorio presso il Teatro San Carlo di Napoli. Ho un’indole fortemente romantica e creativa. Mi ritengo testarda, ma determinata, soprattutto se si tratta di lottare per realizzare i miei sogni e, in generale, ciò in cui credo. Tra i miei vivi interessi si inserisce la possibilità di viaggiare, per conoscere culture e tradizioni sempre nuove e godere dell’estasiante spettacolo dei paesaggi osservati. Dopo la Laurea ho anche frequentato a Napoli un corso finanziato da FormaTemp come “Addetto all’organizzazione di Eventi”. In definitiva, tutto ciò che appartiene all’universo dell’arte e della cultura e alla sfera della creatività e del romanticismo, aggiunge un tassello al mio percorso di crescita e dona gioia e soddisfazione pura alla mia anima. Contentissima di essere stata accolta per collaborare alla Redazione “Eroica Fenice”, spero di poter e saper esserne all’altezza. Spero ancora che un giorno questa passione per la scrittura possa trovare concretezza in ambito propriamente professionale. Intanto Grazie per la possibilità offertami.

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