Motti dannunziani: i 7 più famosi e la loro storia

motti dannunziani

I motti dannunziani sono espressioni coniate dal celebre poeta e politico Gabriele D’Annunzio, una figura che ha profondamente influenzato la cultura italiana tra il XIX e il XX secolo. Il suo impatto, definito dannunzianesimo, non si limitò alla letteratura, dove spiccano le opere in prosa più belle e concetti come il panismo, ma si estese alla lingua, alla politica e al costume. Oltre a introdurre parole nuove, D’Annunzio creò frasi e slogan che sono entrati nell’immaginario collettivo, spesso legati alle sue imprese militari e politiche, influenzando generazioni di intellettuali (come evidenziato nel confronto tra Pasolini e D’Annunzio).

Quali sono i motti dannunziani più famosi?

Motto (Sentence case) Significato Contesto principale
Memento Audere Semper Ricordati di osare sempre Prima guerra mondiale (MAS)
Eia! Eia! Eia! Alalà! Grido di guerra/esultanza Prima guerra mondiale (aviazione)
Bis Pereo Muoio due volte Bombardamento di Pola (1918)
Cosa fatta capo ha Un’azione compiuta è irreversibile Impresa di Fiume (1919)
Hic manebimus optime Qui staremo benissimo Impresa di Fiume (1919)
A noi! Grido di appartenenza degli Arditi Prima guerra mondiale / Fiume
Me ne frego! Sprezzo del pericolo e delle regole Prima guerra mondiale / Fiume

Non solo motti: i neologismi di D’Annunzio

Prima di analizzare i motti, è utile ricordare l’impatto di D’Annunzio sul lessico italiano. Fu lui a introdurre o popolarizzare parole e concetti ancora oggi in uso.

Parola/Concetto Contributo dannunziano
Automobile Stabilì che il genere della parola dovesse essere femminile.
Tramezzino Italianizzò la parola inglese “sandwich”.
Velivolo Creò un termine poetico e tecnico per indicare l’aereo.
Milite Ignoto Coniò l’espressione per onorare il soldato sconosciuto simbolo di tutti i caduti.

Analisi dei motti dannunziani più famosi

Memento Audere Semper

Significato:Ricordati di osare sempre“.
Origine e contesto: è il più celebre tra i motti dannunziani. D’Annunzio lo creò giocando con l’acronimo MAS, che indicava i Motoscafi Armati Siluranti della Regia Marina, da lui usati durante la Prima guerra mondiale. L’espressione divenne il simbolo del suo approccio eroico e audace alla vita e alla guerra, incarnando lo spirito degli incursori della Xª Flottiglia MAS.

Eia! Eia! Eia! Alalà!

Significato: grido di esultanza e combattimento.
Origine e contesto: D’Annunzio lo propose come grido di battaglia per i soldati italiani durante la Grande Guerra, per sostituire l'”Hip Hip Hurrà” di origine straniera. “Eia” è un’interiezione latina, mentre “Alalà” riprende un grido di guerra della Grecia omerica. Lo inserì nella Canzone del Quarnaro per celebrare la Beffa di Buccari e fu poi ampiamente adottato dal fascismo.

Me ne frego!

Significato: sprezzo del pericolo, indifferenza verso le conseguenze.
Origine e contesto: questo motto divenne famoso durante l’impresa di Fiume, ma la sua origine risale alla Prima guerra mondiale. La frase “Signor comandante io me ne frego” fu pronunciata da un soldato prima di una missione pericolosa durante la Battaglia del Solstizio sul Piave. D’Annunzio la sentì, la fece sua e la impresse sul distintivo dei legionari fiumani. Simboleggiava la totale dedizione alla causa, fino al sacrificio della vita.

Hic manebimus optime

Significato: “Qui staremo benissimo”.
Origine e contesto: D’Annunzio utilizzò questa frase, attribuita da Tito Livio a un centurione romano, durante l’occupazione di Fiume nel 1919. Con questo motto, intendeva comunicare la ferma intenzione dei suoi legionari di non abbandonare la città annessa all’Italia, sottolineando la legittimità e la durata della loro presenza, in aperta sfida alla gestione della cosiddetta vittoria mutilata.

Perché i motti dannunziani sono così importanti?

L’importanza dei motti dannunziani risiede nella loro capacità di sintetizzare un intero universo di valori: l’azione, l’audacia, il disprezzo per la mediocrità e un nazionalismo eroico. D’Annunzio fu un maestro della comunicazione e capì il potere degli slogan. Le sue frasi, brevi, musicali e cariche di storia, erano perfette per infiammare gli animi dei soldati e dei suoi seguaci. Molti di questi motti, nati in un contesto bellico o legati all’impresa di Fiume, furono poi ripresi e strumentalizzati dal regime fascista, che ne fece un elemento centrale della propria propaganda, legandoli indissolubilmente a quel periodo storico.

Fonte immagine: Wikimedia Commons

Articolo aggiornato il: 04 Febbraio 2026

Altri articoli da non perdere
Differenza tra storia e preistoria: definizione, periodi e la scrittura
Differenza tra storia e preistoria

Qual è la differenza tra storia e preistoria? Questa è una domanda fondamentale per comprendere l'evoluzione dell'umanità. La distinzione principale Scopri di più

Differenza tra fiaba e favola: guida con esempi e morale
Qual è la differenza tra fiaba e favola? Scopriamola insieme

Tutti i bambini amano le fiabe e le favole: sono i racconti della buonanotte e l'ispirazione per molti film d'animazione. Scopri di più

Vacanze culturali nella natura: le città italiane più interessanti

Il concetto di vacanza risulta essere più fluido che mai, con le persone che si mettono in cerca delle soluzioni Scopri di più

Formaggi piemontesi: alla scoperta di una bontà tutta italiana

Alla scoperta dei più rinomati formaggi piemontesi: una bontà tutta italiana. L’Italia è il Bel Paese della cultura, delle meraviglie Scopri di più

Learner autonomy: nuovi approcci per l’apprendimento delle lingue straniere a scuola
Learner autonomy

Attraverso il concetto di autonomia, di learner autonomy, si tende a far affermare un nuovo approccio in quello che è Scopri di più

Escursioni e gite nei dintorni di Sarajevo: cosa vedere a Konjic, Travnik, Mostar, Višegrad. Jajce e Srebrenica
Gite da Sarajevo: cosa vedere a Konjic, Travnik e Mostar

Escursioni e gite nei dintorni di Sarajevo: 8 mete imperdibili Sarajevo non è solo una splendida città cosmopolita, ma anche Scopri di più

Condividi l'articolo!

A proposito di Andrea Marchegiano

Vedi tutti gli articoli di Andrea Marchegiano

Commenta