Pasolini e D’Annunzio: tra arte e scandolo

Riflettendo sulla questione, si potrebbe facilmente affermare che da un punto di vista prettamente generale, non vi sia (e forse, mai vi sarà) nella storia della letteratura italiana, un accostamento di nomi così insipido ed indigesto da riuscire a turbare allo stesso tempo e nella stessa misura una così vasta e variegata schiera di intellettuali. Questi, in merito ai due autori sopra presentati, si sono sempre disposti o in un modo o in un altro, sia verso l’uno che verso l’altro. Ma solo uno sguardo miope e poco avvezzo ai dettagli sarebbe incapace di riconoscere che, al di là di ogni differenza di carattere stilistico presente nella poetica di entrambi gli autori, ed al di là di ogni tipo di simpatia politica che i due abbiano deciso di professare nel proprio percorso biografico, vi è una sicura assonanza negli intenti della propria condotta di vita. Ciò rende queste due personalità tanto diverse nell’ambito letterario, quanto simili nel contesto del proprio vissuto umano.

Ecco, partendo da ciò, verrebbe facile chiedersi: in che modo si può far chiarezza sui profili di due così formidabili intelligenze, così ostinate ed irriverenti, audaci e dinamitarde, tanto simili quanto diverse? Un pirata ed un indovino, il Vate ed il Corsaro, l’arte e lo scandalo. È interessante osservare, in un più ampio spettro di vedute, come proprio in questi due termini si concentri lo spirito di questo discorso, di come in essi vi sia tutto il cammino già concluso, segnato nel suo sviluppo e nella sua risoluzione completa. E, per comprendere ciò al meglio, è assai più comodo ricorrere ad un importante contributo proveniente dal mondo delle arti figurative, che in questo senso sono riuscite a fornire, nella maniera più chiara possibile, un’identità (almeno dal punto di vista prettamente visivo) a questi due termini.

Ma procediamo con ordine:

“La vita come un’opera d’arte”.

Celebre è ormai questa massima di D’Annunzio tratta da “Il Piacere“, che per quanto suggestiva e poetica possa essere, porta con sé già una bella dose di problemi (che per quanto affascinanti, meriterebbero di essere affrontati e discussi con serietà e attenzione in separata sede). Quindi, per evitare danni è opportuno in questo caso, limitarsi semplicemente ad affrontare la concezione di arte presente nella poetica di D’Annunzio, cioè un’idea tutta greca del termine, intendendo quindi il momento della produzione artistica come quello in cui il soggetto (in questo caso, l’artista cioè D’Annunzio) proietta le proprie abilità tecniche sull’oggetto (cioè il mondo, e quindi l’accadere della propria vita all’interno di esso) investendolo di un significato e fornendogli un identità. Ed in questo senso, verrebbe naturale associare D’Annunzio a pittori come Caravaggio, Tiziano e Raffaello o addirittura il Mantegna (da cui tra l’altro D’Annunzio attingerà per la stesura del copione de “Le Martyre de San Sebastienne”) i cui toni cupi, tragici, drammatici e talvolta epici nella rievocazione di una tragedia, si sposano assai bene non solo con la poetica stessa del Vate, ma anche con il suo insieme di vicende umane e personali.

“Io penso che scandalizzare sia un diritto, essere scandalizzati un piacere, e chi rifiuta di essere scandalizzato è un moralista, il cosiddetto moralista”

Queste sono le ultime parole di PierPaolo Pasolini in un’intervista del 1975, poco prima della sua morte. Che l’essenza di Pasolini fosse lo scandalo era ben noto, già dai tempi di “Ragazzi di Vita“.

Le aspirazioni umane così singolari di questo individuo avevano suscitato scalpore e turbato gli animi di lettori e spettatori vari, e sia su carta che su schermo il suo odio per il potere verrà rappresentato nelle maniere più antistetiche possibili, col fine, primo ed ultimo, di trovare nello scandalo un mezzo di comunicazione efficace per smuovere le coscienze nella loro totalità. Ecco, in questo senso, il riferimento più immediato e coerente rispetto alla figura di Pasolini potrebbe essere, in una certa misura, quello dell’arte contemporanea. Non solo per ragioni di carattere semplicemente storico, ma anche perché vi è in questa particolare espressione artistica un’innovazione talmente radicale nell’aspetto della “forma” della stessa opera d’arte che consente di accostare sia i modi della poesia che quelli della vita di quest’autore ad un lavoro dell’informale: ad una tela di Pollock, Klein o Basquiat oppure ad un Fontana ed un Clemente qui in Italia. Quindi, tirando le somme di questo piccolo assortimento di riflessioni, non sarebbe improprio accettare queste due personalità come le due facce di una stessa medaglia, complementari in un certo modo l’una all’ altra, e necessarie nella loro interezza per la costituzione di un blocco di impressioni, suggestioni ed emozioni che al di là di considerazioni di natura puramente personale dovrebbe, se si vuole conoscere a fondo la dimensione letteraria contemporanea, essere assimilato in tutta la sua struttura e completezza.

Di Mattia Catalano

Fonte immagine: https://www.jackson-pollock.org/full-fathom-five.jsp

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