Testa di Atena a Montesarchio: il ritorno al Museo del Sannio

Nuovo reperto archeologico al Museo di Montesarchio

Il 16 giugno la sala conferenze del Museo Archeologico Nazionale del Sannio Caudino (MANSC), situato nel castello di Montesarchio, ha ospitato la cerimonia di consegna di un reperto archeologico recentemente rinvenuto: la testa muliebre marmorea di Atena. La conferenza, introdotta e moderata dal direttore del Museo Vincenzo Zuccaro, è stata arricchita dall’intervento di vari professionisti: la Dott.ssa Marta Ragozzino Direttore Regionale Musei Campania, l’Avv. Carmelo Sandomenico Sindaco di Montesarchio, il Dott. Salvatore Riccio Sindaco di Sant’Agata de’ Goti, la Dott.ssa Morena Cecere Vicesindaco di Montesarchio e Assessore alla Cultura e al Turismo, l’Arch. Gennaro Leva Soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Caserta e Benevento, il Dott. Gianfranco Scarfò Procuratore Aggiunto della Repubblica di Benevento, la Dott.ssa Maria Amalia Capitanio Sostituto Procuratore della Repubblica di Benevento e il Cap. Massimiliano Croce del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale del Nucleo di Napoli.

Scheda tecnica del reperto recuperato

Dettaglio Descrizione
Soggetto Testa muliebre marmorea di Atena
Datazione Età imperiale (II secolo d.C.), copia da originale greco del IV sec. a.C.
Luogo di ritrovamento Sant’Agata de’ Goti (Benevento)
Collocazione attuale Museo Archeologico Nazionale del Sannio Caudino (Montesarchio)

Il ritrovamento a Sant’Agata de’ Goti

Il reperto archeologico in questione è stato rinvenuto per caso dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale del Nucleo di Napoli che, a seguito di una meticolosa attività di indagine sulla vendita online di materiali librari detenuti illegalmente, si è recato presso l’abitazione privata del cittadino indagato residente a Sant’Agata de’ Goti, in provincia di Benevento. Durante la perquisizione i carabinieri si sono imbattuti, con grande stupore, in quel che, fin da subito, è sembrato essere un reperto archeologico di notevole rilevanza. Le analisi tecniche hanno confermato l’autenticità del reperto mettendo fine alla sua illegale detenzione e consentendone la restituzione al Museo Archeologico Nazionale del Sannio Caudino.

Analisi e caratteristiche della testa di Atena

Il reperto archeologico, come confermato dalle analisi stilistiche, è una copia di età imperiale del II secolo d.C. di un originale greco risalente al IV secolo a.C. Seppur conservato in uno stato frammentario, è stato possibile riconoscere la dea Atena, rappresentata secondo un’iconografia sviluppatasi in Grecia nel corso del IV secolo a.C. Infatti, come in molte raffigurazioni dell’epoca, la dea ha indosso un elmo corinzio di cui permangono tracce sulla sommità della testa e del volto. Purtroppo, come sempre accade dopo il recupero dei beni archeologici detenuti illegalmente, non è possibile stabilire con certezza il contesto di appartenenza, tuttavia, l’ipotesi più plausibile è che la statua appartenesse ad una delle ville romane situate nell’area dell’antica Caudium, la principale città dei Sanniti Caudini (l’attuale Montesarchio), nota già per il ritrovamento di necropoli databili tra la metà dell’VIII e il III secolo a.C.

Il tour del Museo e il Cratere di Assteas

La conferenza si è conclusa con un tour guidato alla scoperta dell’inestimabile patrimonio conservato nel Museo, in cui i reperti, come di consuetudine, sono esposti in ordine cronologico, a partire dall’età preistorica. I reperti archeologici esposti sono stati rinvenuti nei centri di Caudium (Montesarchio), Saticula (Sant’Agata de’ Goti) e Telesia (San Salvatore Telesino). Tra i reperti caudini si conservano una notevole quantità di vasi figurati di produzione attica e italiota tra cui, il più celebre, è sicuramente il cratere del ceramografo Assteas realizzato a Paestum nel IV secolo a.C. Questi crateri figurati sono l’oggetto delle videoproiezioni della mostra immersiva “Rosso immaginario. Il racconto dei vasi di Caudium” riprodotte nelle celle dell’ex-carcere borbonico. Infine, il tour si è concluso con la visita della Torre divenuta, all’epoca del regno di Ferdinando di Borbone, sede della prigione di Stato e che oggi ospita la mostra “GeoArt” del fotografo Michele Stanzione.

Fonte immagine in evidenza: Wikipedia

Articolo aggiornato il: 15 Gennaio 2026

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