Oreadi, le ninfe dei monti

Oreadi, le ninfe dei monti

Oreadi, nella mitologia classica, indica il nome con cui si identificano le ninfe dei monti. Fanciulle bellissime, amanti della caccia, della natura e della solitudine, erano spesso raffigurate al seguito di Artemide, dea della caccia e della foresta.

Gli storici e i mitologi concordano con il fatto che, in antichità, non esistesse una classificazione precisa ed esauriente di tutte le “classi” di ninfe e che, quindi, anche oggi stilare una catalogazione canonica ed ordinata è pressoché impossibile. Per praticità, le ninfe vengono distinte in tre macrocategorie: le ninfe terrestri, le ninfe acquatiche e le ninfe celesti. Le Oreadi, ovviamente, appartengono alla prima di queste. Raffigurate sempre sotto forma di fanciulle eternamente giovani, si differenziano tra loro per il luogo in cui vivono: le Idee dal monte Ida, le Peliadi dal monte Pelio, le Ditee dal monte Ditte. Possono fare parte del corte di un dio o una dea, non è infatti raro che Dioniso e Pan siano raffigurati circondati da ninfe o che Artemide sia in loro compagnia durante le scorribande di caccia che ama compiere tra le montagne.

Oreadi: scopriamo Eco, la ninfa che si innamorò di Narciso

Tra le Oreadi quella più celebre e più presente negli scritti mitologici è sicuramente Eco, la ninfa del monte Elicona. Secondo il racconto del poeta romano Ovidio, Giove, notando la propensione ai pettegolezzi della ninfa, le propose di intrattenere sua moglie Giunone per distrarre quest’ultima dai propri tradimenti. Quando la dea si rese conto dell’inganno, però, punì la ninfa togliendole l’uso della parola e condannandola a poter pronunciare, per il resto della sua esistenza, solamente le ultime parole che le venivano rivolte. Innamoratasi perdutamente di Narciso, giovane cacciatore famoso per la sua bellezza, la ninfa non riuscì a comunicare con lui e a dichiarargli il proprio amore. Il ragazzo, infastidito dall’atteggiamento della ninfa che continuava a ripetere le ultime parole da lui pronunciate, la abbandonò convinto di essere stato volutamente preso in giro. Travolta dalla disperazione, Eco si abbandonò ad un pianto eterno, un pianto che la prosciugò totalmente, fino al punto in cui di lei non rimase altro che una voce, riecheggiante tra le montagne per l’eternità. Secondo Ovidio, è proprio dalla tragica fine della ninfa che ha invece inizio il mito, forse più conosciuto, di Narciso e della sua, ancora una volta tragica, morte. La dea Nemesi, infatti, decise di vendicare Eco portando Narciso davanti a delle sorgenti d’acqua dove il giovane, incantato dal suo aspetto riflesso, rimarrà senza mangiare e bere fino al sopraggiungere della morte. Gli dei, impietositi dalla fine del giovane, diedero vita ad un fiore (il Narcissus) che portasse il suo nome.

Per quanto si sappia poco di queste mitologiche fanciulle, l’eco delle leggende che le coinvolgono ha influenzato, nel corso dei secoli, l’arte in ogni sua forma. Non è raro trovare rappresentazioni di ninfe nella pittura o di ritrovarle protagoniste di composizioni musicali e nella letteratura moderna e contemporanea. Basti pensare anche semplicemente all’etimologia di molte parole e termini che utilizziamo ancor oggi quotidianamente per renderci conto che questi miti sono molto più vicini a noi di quanto potremmo pensare.

 

 

Immagine in evidenza: https://it.wikipedia.org/wiki/Eco_e_Narciso

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