La poesia russa: 5 componimenti da leggere

La poesia russa: dai classici ai contemporanei

La letteratura russa e la poesia russa in particolare vantano un patrimonio di opere e autori immenso, appartenenti non solo alla classicità, ma anche all’epoca contemporanea. Scopriamo insieme, in ordine cronologico, quali sono i poeti e le loro opere più care ai russi e a tutti gli appassionati di poesia russa.

Poesia Mi sono eretto un monumento non di opera umana, Aleksandr Puškin 

Mi sono eretto un monumento non di opera umana,
Non s’infesterà il sentiero che ad esso avvicina,
Con la testa indocile s’è innalzato più alto
Della colonna alessandrina.

No, non morirò del tutto – l’anima nella diletta lira
Sfuggirà le ceneri, la putrefazione certamente –
E sarò famoso, finché nel mondo sublunare
Anche un solo poeta sarà presente.

Parleranno di me in tutta la grande Rus’,
E mi nomineranno nei loro propri linguaggi,
Il fiero nipote degli Slavi, il Finlandese, il Tunguso
E il Calmucco, figlio delle steppe selvagge.

E a lungo al mio popolo io sarò caro,
Che in un tempo crudele ho lodato la Libertà,
Che ho acceso i buoni sentimenti con la lira
E verso i caduti ho invitato alla pietà.

Ascolta, o Musa, il comando divino,
Non temendo le offese, non chiedendo corone,
L’elogio e la calunnia accogli indifferente
E con gli sciocchi non entrare in discussione.

La lirica è stata scritta poco prima della morte di Puškin. Il monumento che gli permetterà di avere una gloria eterna è la poesia, che conserva il ricordo e l’attesa del futuro, seppur sopraterreno, del poeta stesso. Ho eretto un monumento è la poesia russa classica per eccellenza.

Poesia Il granchio, il luccio e il cigno, Ivan Krylov

Un granchio, un luccio e un cigno un bel mattino

si misero a tirare un carrettino;

unirono gli sforzi tutti quanti

ma il carretto non fece un passo avanti.

Leggero il peso a tutti insieme appare.

Ma il cigno sulle nubi vuol volare;

il granchio va a ritroso e, si comprende,

il luccio per natura all’acqua attende.

Chi ha torto e chi ha ragione? Chi lo sa?

Il carro intanto resta sempre là.

Quando non van tra loro

i compagni d’accordo nel lavoro

non s’ottiene un bel niente:

è vana ogni fatica, inconcludente.

Ivan Krylov è stato un famoso commediografo e scrittore di favole. Eccone una in versi, molto cara ai bambini russi, considerata una poesia russa della tradizione.

Poesia Sulla strada esco solo, Mikhail Lermontov

Sulla strada esco solo.
Nella nebbia è chiaro il cammino sassoso.
Calma è la notte.
Il deserto volge l’orecchio a Dio
E le stelle parlano tra loro.
Meraviglioso e solenne il cielo!
Dorme la terra in un azzurro nembo.
Cosa dunque mi turba e mi fa male?
Che cosa aspetto, che cosa rimpiango?
Nulla più aspetto dalla vita
E nulla rimpiango del passato,
cerco solo libertà e pace!
Vorrei abbandonarmi, addormentarmi!
Ma non nel freddo sonno della tomba.
Addormentarmi, con il cuore
Placato e il respiro sollevato.
E poi notte e dì sentire
La dolce voce dell’amore
Cantare carezzevole al mio orecchio
E sopra di me vedere sempre verde
Una bruna quercia piegarsi e stormire.

Lermontov, figura di spicco del romanticismo e della poesia russa, ci regala una lirica in cui la natura, dall’atmosfera vividamente evocata, esalta i sentimenti e la nostalgia del poeta e di tutti gli esseri umani.

Poesie russe contemporanee

La poesia russa contemporanea conserva e riflette la grandezza degli intramontabili autori classici.

Poesia Indovina, Zingara, Boris Ryžij

Indovina, zingara, per un soldo di rame,
spiegami di che morrò.
Risponde la zingara, dice, tu morrai,
quelli così non restano al mondo.

Tuo figlio diventerà un estraneo, estranea la tua donna,
ti volteranno le spalle gli amici-nemici.
Che cosa ti ucciderà, giovane? La colpa.
Ma tu la colpa custodisci.

Di fronte a chi la colpa? Di fronte a chi è vivo.
E ride, negli occhi mi fissa.
E dal bazar echeggia un motivo
della mala, il cielo si schiarisce.

Poesia russa

Di cosa vive l’anima?, Michail Ajzenberg

Di cosa vive l’anima?

Non l’ho forse nutrita col coltello
tutto l’anno a una tavola imbandita?

A sorsi ha bevuto miseria altrui.
E lì sulle orme dei titani
inciampo io con la mia anima.

Ah, una strega!
Appena udrà il primo tocco, ci si fionderà.
Che sia periferia di Mosca o sia mattino.

E poi dice: ecco qui.

E dice ancora:
“Evita almeno la paternale,

o tu signore,
non sei padrone della tua senilità?

o tu signore,
nell’abisso segreto non sei unito?

Forse non sei unito al fondo
con ogni filo del naturale
che trema nell’insaziabile arsura.
Di questo solo vive.”

Il corpo, fanghiglia ossea.
Ma la sirena urla in testa,
raccogliendo tutto in uno

ogni sforzo, ogni capello.

l’ineluttabile si svela,
esorcizzando in fretta e furia:

– Osso temporale!
– Tempo di bianco natale!
– Buio infernale!
– Aritmia ventricolare!

Fonte immagine per l’articolo sulla poesia russa: Pixabay

A proposito di Carolina Raimo

Studentessa dell'università degli studi di Napoli "L'Orientale" del corso di laurea magistrale in Lingue e letterature europee e americane che non vuole smettere mai di imparare. La mia passione è la traduzione è la scrittura, il mio sogno è farne una professione.

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