Cos’è il presepe: etimologia, storia, origine e curiosità

Il presepe: etimologia, storia, origine e curiosità
In sintesi: Qual è l’origine del presepe?

Il presepe è la rappresentazione plastica della Natività. La tradizione nasce nel 1223 a Greccio grazie a San Francesco d’Assisi, che allestì il primo scenario vivente della storia. Successivamente, scultori come Arnolfo di Cambio e gli artigiani del Settecento lo hanno trasformato in una vera e propria arte scenografica globale.

Il presepe è uno dei simboli più amati del Natale. Questa usanza unisce fede, arte e cultura popolare, confermandosi un rito irrinunciabile tra tutte le festività e tradizioni del nostro Paese. Ma da dove deriva esattamente questa parola? E chi ha avuto l’idea di ricostruire la Natività mescolando il sacro con la vita di tutti i giorni? Scopriamolo insieme!

Etimologia e significato della parola presepe

Il termine presepe, o presepio, deriva dal latino praesepium, che significa “mangiatoia”. La parola è composta da prae (davanti) e saepes (recinto). Nell’uso comune moderno, designa la ricostruzione visiva della nascita di Gesù, allestita nelle chiese e nelle case private di tutti i paesi cattolici.

La storia del primo presepe: San Francesco a Greccio

Per individuare le origini di questa usanza dobbiamo tornare al XIII secolo. Nell’anno 1209, San Francesco d’Assisi decise di stabilirsi a Greccio, un piccolo paese montano vicino Rieti che gli ricordava Betlemme. La zona era minacciata dai lupi e da forti grandinate. I racconti narrano che San Francesco fermò le calamità e strinse una solida amicizia con il signorotto locale, Giovanni Velita.

Nel 1223, di ritorno da un viaggio in Palestina e dopo aver incontrato Papa Onorio III a Roma, il frate decise di ricreare l’atmosfera della Natività in modo tangibile. Il 25 dicembre creò il primo presepe vivente della storia. All’interno di una grotta fece portare una mangiatoia vuota riempita di paglia, un bue e un asinello. Celebrò lì la Messa di Natale. I Vangeli ufficiali, in verità, non menzionano grotte o animali. Questi elementi derivano dai vangeli apocrifi, in particolar modo dal Protovangelo di Giacomo, che Francesco conosceva bene. Questo evento segnò la nascita ufficiale di un’immensa tradizione.

💡 Lo sapevi che…?

Durante quella prima messa a Greccio, sebbene la mangiatoia fosse vuota, molti visitatori giurarono di aver visto apparire un fanciullo vero e sorridente stretto tra le braccia di San Francesco. Le cronache dell’epoca parlano anche di guarigioni miracolose del bestiame locale grazie alla paglia di quella specifica culla.

Il gruppo scultoreo di Arnolfo di Cambio

L’idea di San Francesco si tramutò ben presto in opera d’arte duratura. Il primo presepe scultoreo ufficiale arrivò nel 1291. Fu realizzato in marmo dallo scultore Arnolfo di Cambio ed è ancora oggi custodito nella Basilica papale di Santa Maria Maggiore a Roma.

Al centro di questo blocco, alto quasi un metro, la Vergine Maria siede su una roccia col bambino. A sinistra troviamo San Giuseppe appoggiato a un bastone. A destra spiccano i Re Magi: uno è in ginocchio assorto in preghiera, mentre gli altri due restano in piedi alle sue spalle.

I presepi viventi più importanti d’Italia

La rappresentazione teatrale voluta dai francescani non si è mai fermata. Chi ama il turismo invernale può ancora ammirare i presepi viventi più importanti d’Italia. Tra i più suggestivi figurano:

  • Genga (Marche): Allestito nelle Grotte di Frasassi, è considerato il più grande del mondo per estensione naturale.
  • Alberobello (Puglia): Ambientato tra i caratteristici trulli, conta oltre duecento figuranti.
  • Vaccheria (Campania): Offre un percorso di due chilometri che riproduce fedelmente gli antichi mestieri.
  • Montefiore Conca (Emilia Romagna): Prende vita in un suggestivo borgo dominato dalla rocca malatestiana.

San Gregorio Armeno e la tradizione napoletana

Da Greccio al resto d’Europa il passo è stato breve. A Napoli, la riproduzione della nascita di Cristo ha toccato il suo apice estetico nel Settecento. Sotto il regno di Carlo III di Borbone, divenne una vera e propria moda di corte. Scultori immensi come Giuseppe Sanmartino (l’autore del celebre Cristo Velato) iniziarono a modellare teste in terracotta di altissimo realismo per i pastori. Il presepe napoletano si distingue perché combina il mistero della fede con la vita quotidiana profana.

L’epicentro di questa arte è San Gregorio Armeno. Le botteghe di questa celebre via realizzano statuette tutto l’anno. Oltre ai pastori sacri, i maestri creano figure ironiche di politici, calciatori e VIP contemporanei. Questa strada diventa la meta preferita di dicembre per chi ama viaggiare tra i mercatini di Natale alla ricerca di artigianato locale.

💡 Lo sapevi che…?

I personaggi storici e religiosi sono codificati a Napoli perfino all’interno della Smorfia. Si contano ben 72 simboli presepiali legati all’interpretazione dei sogni e al gioco del lotto, confermando quanto questa tradizione sia radicata nell’inconscio collettivo cittadino.

Passeggiando tra questi vicoli in festa si percepisce l’evoluzione culturale delle festività. Acquistare una statuina lavorata a mano si ricollega alla tradizione secolare dei regali di Natale. Magari potreste usare una piccola figura ironica in terracotta come dono inaspettato durante un giro di Secret Santa tra amici. Oppure sostenere il lavoro di piccole botteghe in difficoltà, unendo lo shopping etico ai classici metodi su come fare beneficenza a Natale.

Non solo Napoli: le scuole di Genova, Bologna e Sicilia

Sebbene Napoli abbia rubato la scena mondiale, l’Italia vanta altre tradizioni storiche di altissimo livello artistico.

Il presepe genovese, ad esempio, nasce grazie alle abili mani di Anton Maria Maragliano. A differenza di quello campano, le figure liguri sono quasi interamente scolpite in legno massello, compresi gli sfarzosi abiti d’epoca. Esiste poi il presepe bolognese. Sotto i portici emiliani, i pastori non vengono mai rivestiti con stoffe. Sono modellati per intero in terracotta o gesso e dipinti a mano. Scendendo a Sud, il presepe siciliano si distingue per l’uso di materiali locali unici. I maestri artigiani impiegano la pietra lavica per ricreare lo scoglio roccioso, arricchendo la scena con rami di corallo e dettagli preziosi in ceramica di Caltagirone.

I personaggi principali e il loro significato

Ogni figura dello scenario porta con sé precisi significati allegorici e folkloristici.

Personaggio / Simbolo Significato simbolico e allegorico
Sacra Famiglia Gesù è la salvezza. Il manto azzurro di Maria indica purezza. L’umiltà di Giuseppe è riflessa nei toni dimessi delle sue vesti.
Bue e Asinello Tratti dagli apocrifi, il bue incarna i popoli pagani, l’asino il popolo ebraico. Insieme uniscono l’umanità pacifica.
I Re Magi Portano oro (regalità), incenso (divinità) e mirra (mortalità umana). Simboleggiano i popoli del mondo.
Gli zampognari Suonatori tradizionali di cornamusa e ciaramella. Scandiscono la discesa dalle montagne per rendere omaggio alla grotta.

Le figure folkloristiche del paesaggio

Abbandonando la stalla e inoltrandosi per i sentieri, lo scenario si fa profano e popolato di maschere fisse:

  • I 12 venditori: Dalla bottega del macellaio fino al pescivendolo, queste dodici figure scandiscono allegoricamente il ciclo dei mesi dell’anno.
  • Benino: È il pastore dormiente. Rappresenta la mente umana inconsapevole del miracolo e colui che sta “sognando” l’intero allestimento paesaggistico.
  • L’Oste e i Compari: L’osteria è il luogo della perdizione. Fuori siedono Zi’ Vicienzo e Zi’ Pascale, compari che giocano a carte rappresentando l’eterna sfida tra Carnevale e la Morte.
  • Ciccibacco e la Zingara: Il primo poggia su una botte e ricorda i vecchi baccanali. La Zingara è portatrice di chiodi in ferro e profezie oscure legate alla Crocifissione.

💡 Lo sapevi che…?

La Stella Cometa non è un’invenzione dei vangeli canonici. Compare in maniera esplicita come entità guida solo in narrazioni successive. Serve a simboleggiare la luce assoluta di Dio capace di perforare le tenebre umane prima dell’alba.

Il presepe luminoso gigante di Manarola

Mentre a Napoli si modella la creta, in Liguria si lavora con la luce. A Manarola, borgo delle Cinque Terre, l’8 dicembre si accende il presepe più grande e luminoso del mondo. Un’opera titanica e sostenibile inventata nel 1976 dall’ex ferroviere Mario Andreoli.

Oggi questa meraviglia ricopre l’intera Collina delle Tre Croci. Vanta circa trecento figure luminose realizzate interamente con materiali di scarto recuperati. Il tutto è alimentato da un moderno impianto fotovoltaico. L’accensione serale offre un contrasto spettacolare con il buio del mare ligure invernale. La cerimonia si svolge nel giorno dell’Immacolata Concezione, con una lunga fiaccolata, e le luci restano accese fino alla fine di gennaio.

Come costruire un presepe fai da te

Preparare la grotta in casa è un forte elemento di aggregazione familiare. Se cercate idee di Natale fai da te e spunti handmade, vi basterà pochissimo materiale per iniziare.

Pianificate la scenografia costruendo un bellissimo presepe su più livelli usando scatole da scarpe sfalsate o vecchi libri. Fissateli con del nastro e ricopriteli con la classica carta roccia o carta da pacchi stropicciata per simulare la ruvidità della montagna. Per creare il finto fiume scosceso, usate fogli di carta stagnola e specchietti rotti. I più meticolosi colano resina epossidica trasparente o nascondono piccoli motorini per il ricircolo di acqua vera. Aggiungete poi il muschio vero, facendo grande attenzione a comprarlo nei vivai autorizzati, poiché la raccolta selvatica nei boschi è severamente vietata per ragioni ecologiche.

💡 Lo sapevi che…?

Il Guinnes World Record vinto dall’opera di Mario Andreoli a Manarola nel 2007 non riguarda la dimensione del paesaggio terrestre. Il primato premia l’imponenza e la vastità del circuito elettrico sostenibile appoggiato sulla facciata scoscesa della collina ligure.

Domande frequenti (FAQ)

Quando si smonta il presepe?
Molti scelgono di togliere le decorazioni il 6 gennaio, subito dopo l’arrivo dei Re Magi. La tradizione cattolica più rigorosa, tuttavia, vuole che il presepe venga smontato il 2 febbraio, giorno della Candelora, che segna la fine ufficiale del ciclo natalizio.

Dove nasce la tradizione?
Nasce in Italia, a Greccio, nel 1223. San Francesco d’Assisi allestì il primo scenario vivente all’interno di una grotta per celebrare in modo povero e diretto la Messa di Natale.

Da dove derivano il bue e l’asinello se non ci sono nei Vangeli?
I vangeli canonici non descrivono animali vicino alla mangiatoia. La figura del bue e dell’asino, così come l’ambientazione nella grotta, derivano direttamente dai vangeli apocrifi, in particolare dal Protovangelo di Giacomo.

Cosa simboleggia Benino nel folklore napoletano?
Benino è il pastore dormiente che si colloca lontano dalla mangiatoia. Simboleggia l’incoscienza dell’essere umano di fronte alla rivelazione divina, ma anche il “sognatore” che sta generando l’intera scenografia nella sua testa.

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