Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Priyanka Paul: il potere delle donne

Priyanka Paul: il potere delle donne

Priyanka Paul è una ragazza diciassettenne indiana di Mumbai, studentessa di mass media al St. Xavier College di Mumbai e aspirante artista e poetessa.

Appassionata di temi quali il femminismo, il razzismo e i diritti LGBT, Priyanka Paul ha iniziato da giovanissima a disegnare, prendendo sul serio la possibilità di illustrare con tavole e vignette digitali solo quando era alla scuola superiore, approfondendo discipline quali la sociologia e le scienze politiche.  

Ha così creato un account Instagram sul quale pubblica i suoi lavori: fra i più recenti, la serie che ha come topic il femminismo, Goddess Serie, dedicata alle dee di tutte le religioni del mondo e basata sul poema “Pantheon” di Harnidh Kaur. La poesia, che racconta di dee di culture diverse liberandole dai cliché imposti dagli uomini, ha ispirato tale raccolta di disegni ma, se le dee sono percepite tradizionalmente come esempi femminili da seguire, coronate e con altri ornamenti regali, nella serie della giovane artista diventano il principale modello di liberazione femminista.

La Goddess Serie di Priyanka Paul: una spregiudicata denuncia alla società patriarcale indiana

Ogni disegno è accompagnato da un’arguta didascalia esplicativa. La dea giapponese del sole, Amaterasu, ad esempio, è rappresentata con un kimono fantasia sushi, e sul seno nudo c’è scritto “free the nipple” (“liberate il capezzolo”), con una chiara allusione sonora anche al termine “nipponico” (con cui di solito si indicano gli asiatici). La dea egiziana Iside è una fashion blogger con iphone e cover rossa come la decorazione del suo copricapo, tradizionalmente interpretato (anche da Plutarco) come il disco lunare. La conterranea dea Kalì, invece, ama i piercing e i tatuaggi che mostra anche tirando fuori la lingua e le t-shirt (sulla sua, di colore arancione, c’è la rappresentazione tradizionale nella religione indiana).

Altre dee si fanno selfie, hanno meta testa rasata (come quelle dell’antica Grecia), ma soprattutto sono supporters della liberazione femminista, come Eva, la prima donna della religione cristiana che, inoltre, “ama le torte di mele e il giardinaggio”.

In una società, fortemente patriarcale come quella indiana in cui, come afferma Priyanka Paul “the female sexuality has always been a hushed up topic across cultures“, i lavori dell’artista, provocatori e fortemente crudi, cercano di richiamare l’attenzione su certe definizioni, pregiudizi e insulti.

In una recente intervista Priyanka Paul ha denunciato la mancanza di educazione sessuale per le donne nelle scuole: in India le donne, che non sono oggetti sessuali alla stessa stregua degli uomini, devono essere tenute in casa, come ha affermato l’avvocato di un violentatore in un recente processo per stupro, che ha difeso il suo cliente dicendo che una ragazza è come un fiore da conservare in casa e, se lo si porta in strada, provoca stupri e violenze.

Forse per questo motivo l’artista ha scelto come proprio nickname artwhoring, “puttaneggiare con arte”: infatti il termine “whore” viene usato per appellare tutte le donne che si vestono secondo i propri gusti o frequentano uomini in modo trasparente.

E allora se quasi tutte le donne si comportano in questo modo, per gli uomini (indiani e non), le donne sono tutte “whores”. Compresa la Paul che, attraverso la sua arte, si comporta da tale, addirittura diffondendo messaggi che perfino in alcuni contesti occidentali sarebbero malvisti.

Certa del fatto che l’arte sia un mezzo perfetto per parlare di questioni come il femminismo, diventato suo principale oggetto di studio (Priyanka Paul parte, infatti, da un’idea base che sviluppa sulla base del tema connesso), l’artista ritiene che essa possa essere usata anche come mezzo di sensibilizzazione e attivismo: essa riesce a raggiungere un pubblico più vasto e è facilmente compresa anche da chi, come le donne indiane, non hanno abbastanza voce in società.

L’arte di Priyanka Paul e delle altre artiste ribelli dell’India moderna: uno strumento di reazione alle oppressioni della società maschilista indiana

Molti temi in India, infatti, sono ancora tabù come la violenza domestica, che non è denunciata nemmeno dalla stampa con il pretesto di difendere i valori culturali e familiari, come le malattie mentali, viste come “acting out” o “squilibrio ormonale”, come la depilazione (in una vignetta la didascalia recita “Why is it not socially acceptable for women to not shave?).

Tuttavia la Paul non si pone come obiettivo la comprensione, quanto la considerazione e la riflessione, perché, secondo Priyanka Paul, è solo da queste prime tappe che si comincia a percorrere la strada della reazione, che deve coinvolgere anche altri giovani artiste femministe come lei contro le oppressioni delle società che mirano a far tacere “le voci e le matite” dei ribelli.

Print Friendly, PDF & Email